Questo quadro è esposto al Kunstmuseum di Basilea.

L’isola dei morti

L’opera del mese è «Die Toteninsel I» dell’artista basilese Arnold Böcklin (1827-1901): un suggestico e angosciante regno dell’Ade, con una bara su una barca e un probabile Caronte. Un’opera molto amata anche da Hitler, Freud e Lenin. — BENEDETTA GIORGI POMPILIO

Il rito della commemorazione dei defunti, cui la Chiesa cattolica dedica la festa del 2 novembre, ha radici antichissime. Sopravvissuto a varie epoche e a diversi culti, ha sempre avuto lo scopo di voler consolare le anime dei morti, partiti per l’ultimo viaggio. Una delle rappresentazioni classiche più famose di questo viaggio vede Caronte traghettare le anime verso il regno di Ade. Anche se Arnold Böcklin non dichiarò mai che la figura avvolta nel mantello bianco che spicca nel suo capolavoro più noto, L’isola dei morti, fosse Caronte, è stato suggerito spesso il collegamento con questo mito.
Nel paesaggio, dal forte impatto emotivo, sono evidenti i riferimenti alla morte: dall’isolotto roccioso – in cui si riconoscono portali sepolcrali – che richiama il regno oltremondano al fitto bosco di cipressi che rievoca il cimitero, dalla bara trasportata sulla piccola barca a remi al mantello bianco che pare un sudario. L’atmosfera lugubre e angosciante trova le proprie ragioni anche nella biografia del pittore, che perse prematuramente 6 dei suoi 12 figli.
L’opera ebbe un tale immediato successo che l’artista ne dipinse cinque versioni, molto simili fra loro, eseguite fra il 1880 e il 1886 e oggi esposte a Basilea, New York, Berlino e Lipsia. Solo la quarta versione, acquistata dal collezionista d’arte Thyssen Bornemisza, andò distrutta durante la seconda guerra mondiale. In un’altra celebre fotografia si riconosce Adolf Hitler mentre firma il patto di non aggressione russo-tedesco del 1939 con alle spalle la tela da lui comprata nel ’33. Sigmund Freud aveva una copia del quadro nel suo studio e Lenin ne aveva una appesa sopra il letto.

Arnold Böcklin (Basilea 1827 – Fiesole 1901) fu una figura di riferimento per il superamento del realismo a favore della diffusione del simbolismo, nuovo modo di penetrare la realtà e il mistero della vita. Il mito fu spesso una fonte da cui trasse spunto per la propria pittura, arricchita da allusioni allegoriche e simboliche.