L'ospedale del giocattolo

Un orsacchiotto, una bambola, un pezzo di stoffa, una coperta: sono oggetti ai quali i bambini piccoli si affezionano per superare la paura e colmare i vuoti.

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Nei primi anni di vita, ogni bambino vive una relazione speciale  con un pezzo di stoffa, un orsacchiotto, un animale di peluche o bambolotto. La celebre «coperta di Linus» offre conforto e compagnia, mentre muovono i primi passi nel mondo…

Lo psicoanalista inglese Donald Winnicot, il primo a dedicarsi a questo fenomeno, lo ha definito «un oggetto transizionale a cavallo tra la realtà soggettiva del bambino e la sua perfezione oggettiva del mondo esterno», che aiuta il neonato a separarsi dalla mamma, affrontando il vuoto e la paura. Bianca, Christian, Noah e… la sua copertina formano un nucleo famigliare al completo! Da quando Noah aveva 1 anno (oggi ne ha 3), essa è una presenza immancabile. «Si chiama MioMio, un nome che ben rappresenta quanto vi sia affezionato e persino geloso – spiega Bianca, la madre –. È capitato che, mentre ero stesa accanto a lui nel suo lettino, me ne porgesse un lembo, l’atto mi è sembrato un grande gesto d’amore».

La madre ricorda che anche lei da piccola aveva un lenzuolino, per addormentarsi, mentre il padre Christian aveva un lupacchiotto…. «Mi serve per fare la nanna e proteggermi dal sole», racconta Noah.  Inizialmente, la teneva con sé per addormentarsi, o mentre beveva il latte, poi è diventato un accessorio indispensabile. MioMio ci ha seguito in aereo, in passeggino, sulla nave e in auto – dice Bianca–. Ora, Noah la cerca soprattutto nei momenti in cui ha bisogno di coccole e sicurezza.

Nina e Nino

A Carona, nell’accogliente salotto di casa Ravandoni-Moretti iniziano le presentazioni…. Mamma Gabriela, papà Alessandro, Agata (9 anni) e Zeno (7 anni), con i loro due conigli che si chiamano rispettivamente Nina e Nino. I bimbi, assieme ai loro peluche, mi mostrano la casa. «Per noi sono degli amici inseparabili – dice Agata –, Nina è morbida e cicciotta, mentre Nino è magro e lungo».
Quando chiedo a Zeno di cosa si nutrono, mi risponde in modo candido: «di amore». Più tardi, guardando le foto di famiglia, dove Nino non manca mai al fianco di Zeno, scopro che inizialmente era grande e grosso pure lui ma…. «Dato che mi piace grattarlo e accarezzarlo, poco a poco si è bucato e la mamma ha continuato a ripararlo con delle pezze».

Pezze colorate e buchi ariosi

A furia di buchi e rammendi, un’estate è nato il «Nino estivo», un coniglio leggero leggero, fatto di pezze colorate e buchi ariosi. «Attraverso il suo Nino, Zeno guarda, sperimenta e scopre il mondo – racconta il papà –. Gli oggetti transizionali funzionano come una seconda pelle e permettono di sviluppare un’acuta intelligenza emozionale. I bambini li sentono in modo viscerale, facendoli propri attraverso il tatto e l’olfatto.
«Quando Agata o Zeno hanno paura di qualcosa gli offrono protezione, se sono sopraffatti da un’emozione li aiutano ad esprimerla», afferma Alessandro. Per ogni bambino il rapporto con il proprio «Nino» è diverso. «Se per Agata la relazione è più morbida, poiché da piccola aveva anche il ciuccio a confortarla, per Zeno, che non lo ha usato, è molto più intensa» spiega Gabriela. «Quando era più piccolo mangiava, giocava e dormiva con lui, era una protesi del suo corpo» continua Alessandro. «Come genitori abbiamo cercato di capire quale fosse il giusto limite e adesso che è un po’ più grandicello va a scuola senza e, quando mangia, il Nino sta sulla poltrona». Come Bianca e Christian, i genitori Ravandoni-Moretti vivono positivamente l’esperienza, ricordando che anche loro possedevano la propria coperta di Linus»…. «Io avevo il mio straccetto che, proprio come Zeno, odoravo, succhiavo e accarezzavo trovandovi conforto», dice Gabriela, che ancora oggi lo conserva nel cassetto del cuore.
L’orso di Alessandro, invece, è custodito preziosamente nella casa dei suoi genitori! «Riflettendo su questo tema – racconta Alessandro – sono arrivato alla conclusione che, ognuno di noi, nelle varie fasi della sua vita, ha i propri «oggetti transizionali». Si può trattare della passione totale per la lettura, per uno sport, per la meditazione, insomma di qualsiasi cosa sentiamo fare parte di noi e ci
fa sentire bene, emotivamente completi, a casa».

Quando il pupazzo di pezza, il peluche si rompe, può essere riparato. Dal 1995 l’ospedale del giocattolo ripara i vostri pupazzi, oppure raccoglie e ripristina i giocattoli vecchi e altri oggetti utili  per regalarli ai meno fortunati.


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Testo: Keri Gonzato

Foto: Annick Romanski

Pubblicazione:
lunedì 30.11.2015, ore 00:00