Sul terreno fertile del Piano di Magadino crescono, protette dalla pioggia e dal vento, le erbette bio di Ueli Mäder.

L’uomo che vede verde

La storia — Sul Piano di Magadino sta per essere allestita una serra per erbe aromatiche. Attraverso questo progetto diminuiranno le emissioni di CO2. Siamo andati sul Piano di Magadino a trovare Ueli Mäder, vero «re» delle erbe aromatiche.

Ueli Mäder evoca i campi d’un verde intenso e brillante su cui santoreggia, aneto, dragoncello, cerfoglio, levistico, maggiorana e altre erbe aromatiche biologiche fresche sono pronte per essere colte. Sembra di sentire i profumi intensi delle erbe, e invece di fronte a noi vi è solo una distesa di polveroso terriccio marrone chiaro, mentre gli operai costruiscono la nuova serra. Ci troviamo sul Piano di Magadino, con il suo fertilissimo terreno alluvionale e il sole del Sud: un vero paradiso per gli orticoltori. Ciò che sta nascendo qui è il coronamento della vita professionale di Mäder. Oltre alla sede centrale a Boppelsen (ZH), Mäder ha costruito stabilimenti in Israele, Sudafrica e Tenerife. Ora il nuovo impianto ticinese consentirà di ridurre le importazioni di erbe aromatiche bio, all’origine di importanti emissioni di CO2.

È difficile immaginare che questa enorme costruzione – 300 metri di lunghezza per circa 115-130 metri di larghezza – possa diventare un progetto modello ed ecologico. Si rimane sconcertati: perché mai una serra per erbe aromatiche che il giorno del loro raccolto supereranno di poco una spanna, dev’essere alta più di cinque metri? «Un maggiore volume d’aria garantisce una temperatura costante e quindi una crescita uniforme delle piante», spiega Mäder.

Per la nuova serra, Ueli Mäder ha investito più di sette milioni di franchi.

Per la nuova serra, Ueli Mäder ha investito più di sette milioni di franchi.
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La nuova serra permetterà di coltivare per due mesi in più»

Anche tutti gli altri dettagli tecnici vanno in questa direzione, dalle chilometriche condotte d’acqua sotterranee all’irrigazione a goccia direttamente alle radici, alle due grandi «vele» posizionate sotto il tetto: la striscia di stoffa sistemata più in alto provvede a fare ombra quando il sole incalza. Un metro e mezzo più là vi è una seconda tenda orizzontale che viene chiusa ogni sera. «Grazie a questo cuscinetto d’aria isolante, la perdita di calore durante la notte è ridotta», afferma Mäder. Il fiore all’occhiello della nuova costruzione passa quasi inosservato: un fossato che corre per tutta la lunghezza della serra funge da vasca di contenimento dell’acqua piovana e, contemporaneamente, da superficie di compensazione ecologica su cui possono essere piantate varietà locali di alberi e cespugli. Anche in questo caso le dimensioni sono impressionanti: il fossato può contenere 3.000 metri cubi d’acqua, ed è perciò in grado di far fronte alle precipitazioni intense che caratterizzano il clima ticinese. L’acqua raccolta viene in parte depurata attraverso un impianto di filtraggio e impiegata per l’irrigazione delle erbe. L’azienda, inoltre, copre autonomamente anche il proprio fabbisogno di energia elettrica: il capannone di produzione collegato alla serra ha un impianto fotovoltaico sul tetto in grado di produrre più elettricità di quella necessaria. Il controllo e la gestione di tutta l’impiantistica della serra sono automatizzati attraverso dei sensori. Inoltre una stazione meteorologica interna fornisce i dati di base. Grazie a internet, è possibile verificare i processi in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo.

Per la nuova serra Ueli Mäder ha investito circa 7,2 milioni di franchi. Le pareti esterne della serra sono in policarbonato trasparente, mentre il tetto è stato ricoperto con 380 tonnellate di vetro di sicurezza. Perché un tale dispendio? «Qui, in futuro, potremo coltivare per due mesi in più», conclude Mäder.

Testo:
Martin Winkel
Fotografia:
Sandro Mahler
Pubblicazione:
lunedì 14.04.2014, ore 15:23