L’uovo, un simbolo senza età

Mai come a Pasqua gusci, tuorli e albumi diventano protagonisti sulla nostra tavola. Perché niente riesce a spiegare meglio dell’uovo la ciclicità della vita.

All’ufficio federale di statistica non importa se è nato primo l’uovo o la gallina; conta quello che c’è, e questo è impressionante: in Svizzera, nel 2013 si sono registrati 10’003’437 polli e ovaiole, più di tutti i cani, gatti, maiali e mucche messi assieme. Hanno deposto 812’200’000 uova e fornito 79’800 tonnellate di carne.

In quell’anno, lo svizzero ha mangiato in media 178 uova a testa, di cui 99 di provenienza svizzera. «Un alimento – spiega Susanne Stalder del servizio specializzato in dietetica di Coop – la cui proteina vanta un valore biologico molto elevato, una percentuale che spiega con quale efficacia la proteina alimentare è assorbita dalla proteina corporea. Le uova, inoltre, forniscono vitamina E e vitamina B12, come pure acido folico, mentre il tuorlo è ricco di ferro». «Per i vegetariani rappresentano, accanto a latte e latticini, un’importante fonte di proteine e vitamina B12» prosegue Stalder. Ma allora si potrebbe mangiare un uovo al giorno? «Il pregiudizio sull’aumento del colesterolo nel sangue grazie al consumo di uova è da sfatare – risponde l’esperta. Questo perché è il corpo stesso, quando è sano, a regolare il tasso di colesterolo nel sangue, indipendentemente dalle uova che si mangiano. La Società svizzera di nutrizione non fissa comunque un tetto massimo per il consumo di uova».
Insomma, uovo al tegamino, alla coque, sodo, in camicia, al tartufo e uova strapazzate, oppure, nelle torte, nei gelati, nella maionese, nella pasta o nei dessert: pochi alimenti sono versatili come le uova.

Uova da picnic, tutto l’anno
«Gli svizzeri hanno inoltre una loro particolarità: amano in modo molto più marcato dei vicini le uova da picnic, sode e colorate» interviene Hannes Messer, direttore dell’EiCo, tra le aziende leader nella lavorazione e fornitura di uova in Svizzera. Si chiamano da picnic, ma vanno bene tutto l’anno purché abbiano il giusto colore: pastello per Pasqua; rosso e bianco per il 1° agosto; tinte più accese in estate e combinazioni speciali in onore della squadra di calcio vincitrice del campionato. «L’uovo in questo modo diventa portatore di emozioni, senza scordare che quello sodo si conserva più a lungo, fino a 35 giorni. In ogni caso, per sbucciare con facilità un uovo sodo non deve neanche essere troppo fresco». Uovo bianco o rosso, c’è una differenza di qualità? «No, è unicamente una questione di preferenza: gli svizzeri francesi, e in parte anche i ticinesi, prediligono quelle rosse, gli svizzeri tedeschi quelle bianche».



Un colore non a caso
In ogni caso, sotto Pasqua, sono le bianche a dare maggiori soddisfazioni a chi si cimenta nei vari modi di colorazione. Ma le galline bianche depongono uova… bianche? «Il colore del guscio - risponde Mirko Solari, segretario della Federazione avicunicola ticinese – è deducibile dal colore dell’orecchio dietro l’occhio della gallina. Il colore del piumaggio, quindi, non indica necessariamente il colore delle uova». La Federazione che raggruppa circa 350 associati si concentra soprattutto sulla selezione degli animali secondo lo standard della razza, organizzando ogni gennaio un’esposizione cantonale con una giuria.
Se ora allarghiamo il discorso su tutte le uova che possiamo trovare in natura, vediamo che non c’è uovo uguale all’altro. «Si pensa che il colore originale dell’uovo sia il bianco - spiega l’ornitologa Chiara Scandolara, redattrice della rivista di Ficedula, l’associazione per lo studio e la conservazione degli uccelli della Svizzera italiana. Uova bianche si possono trovare soprattutto nelle cavità, come quelle dei picchi e dei pappagalli. Mentre gli uccelli che nidificano al suolo hanno dovuto trovare una tattica per mimetizzare le loro uova per proteggersi dai saccheggiatori: i gusci di colorazione bruna presentano delle sfumature, sono punteggiati e macchiati. Ma gli ornitologi si chiedono ancora oggi perché, ad esempio il merlo, ha delle uova blu chiaro».

Ellitico o rotondo
Perché l’uovo non è rotondo? «In effetti ci sono, anche se meno diffusi, alcuni esempi di uova rotonde, come quelle del Martin pescatore. È una forma tipica degli uccelli che depongono nelle cavità dove le uova non possono rotolare. All’opposto, una forma molto ellittica: è caratteristica degli uccelli che costruiscono i nidi in posizioni impervie, nelle rocce. La gallina, invece, rappresenta la via di mezzo». E come mai non esistono uccelli vivipari? «Ci sono tante ipotesi - prosegue l’ornitologa. Una di queste concerne la difficoltà nel volare incinta! Gli uccelli hanno già i loro stratagemmi per essere leggeri: ossa cave e piume. Quelli migratori, poi, hanno anche il cervello più piccolo dei cugini stazionari. Male ci si immagina volare con il peso dell’uovo, perché quest’ultimo può rappresentare, come ad esempio nel Regolo, il più piccolo uccello europeo, anche il 15% del peso corporeo di cinque grammi. Un altro motivo è probabilmente da cercare nella temperatura del corpo più alta della nostra. Nei circa 40 °C l’uovo avrebbe troppo caldo per svilupparsi».

E cosa risponde all’antica domanda…? «Se consideriamo l’evoluzione degli uccelli nel suo insieme si può dare una risposta chiara: l’uovo esisteva prima della gallina» conclude Chiara Scandolara.


La forma perfetta

 
Sui significati dell’uovo che possono essere usati nel design, iniziando dal portauovo.

Quale pensiero associa all’uovo?
Quello del simbolo di vita, un pensiero comune a tutti, immagino. È una forma interessante anche a livello di contenuto e evocativa, che ha ispirato tutte le culture, già da prima degli Egizi, in cui rappresentava l’origine del cosmo, in poi. Insomma, un simbolo senza età.

Perché si parla di forma perfetta?
È come una sfera, senza principio ne fine, ma ha comunque una direzione lungo la quale si sviluppa la sua simmetria. È una forma compiuta.

Quali significati dell’uovo possono essere usati nel design e nell’arredamento?
Sono espressioni evocative e positive, che richiamano al senso di protezione perché il guscio racchiude qualcosa di prezioso. E qui mi viene in mente, ad esempio, la sedia Egg di Jacobsen. La superficie liscia e continua è piacevole al tatto nel contempo è una forma rassicurante visivamente. C’è quindi anche un aspetto di comfort e leggerezza.

Con la 1a classe della scuola specializzata superiore d’arte applicata, che lei coordina, avete affrontato il progetto «portauovo». Come siete proceduti?
La ricerca dello studente verteva su due aspetti: quello simbolico e storico dell’uovo, come pure quello pratico e funzionale dell’oggetto stesso. In un certo senso, l’uovo come pure la colazione sono la nascita di qualcosa di nuovo: danno vita all’animale e al giorno. Il progetto è terminato con la stampa in 3D dell’oggetto così da poter valutare anche aspetti legati alla piacevolezza d’uso dell’oggetto.

Giuliano Monza, responsabile della Scuola specializzata superiore d'arte applicata di Lugano (SSS_AA al CSIA di Lugano), con gli allievi del secondo anno di Technical industrial design SSS_AA (ciclo scolastico 2014/2015), da sinistra: Priscilla Veri, Martina Verda, Anthony Zueli, Cristian Meregalli, Nicolas Bonvin, Paolo De Filippis, Salvatore Manfreda

Scarica il pdf con i progetti di desig della CSIA

Riconoscete queste uova? 


Quale appartiene a…
1 gallina
2 quaglia
3 tartaruga terrestre
4 merlo
5 regolo (l’uccello più piccolo che possiamo vedere in giardino)
6 zanzara
7 pinguino
8 corriere piccolo (sui banchi di sabbia in valle Maggia e valle di Blenio)



Testo: Natalia Ferroni
Foto: Heiner H.Schmitt
Pubblicazione:
lunedì 30.03.2015, ore 00:00