Gli allenamenti si intensificheranno in vista dei campionati estivi. (Foto: Cereghetti-Landrini)

La donna che incanta con l'ascia

Sheila Cereghetti, appassionata di cultura vichinga e campionessa svizzera di lancio dell’ascia, si sta allenando per difendere il titolo. — RAFFAELA BRIGNONI

Qualche oscillazione in avanti e indietro, un respiro profondo e tanta concentrazione. Tre, due, uno e via! Centrato in pieno al primo tentativo. Sheila Cereghetti con la sua ascia ci sa fare, non c’è che dire. Non per niente al primo campionato svizzero di lancio dell’ascia tenutosi nell’ottobre scorso è stata coronata campionessa, battendo anche gli uomini. «Ci vuole forza nelle braccia, ma anche precisione» spiega con modestia la trentatreenne sotto lo sguardo fiero del suo ragazzo Carlo e del papà Ervino –. «Ma tutti mi chiamano Erwin o Ozzy» sorride l’allegro sessantenne dal look rockettaro.



Siamo a Faido, il punto base di questa disciplina in Svizzera.
È qui che infatti nel 2013 è stata fondata l’Axe Throwing Club Ticino, la prima associazione a livello nazionale della disciplina, che invece è molto popolare nei paesi scandinavi e in Germania. «Nel frattempo siamo diventati 25 soci attivi, nel club c’è addirittura un ragazzo di Chiasso che viene ai nostri allenamenti» ci racconta Sheila. «Io ho iniziato a praticare questo sport dopo aver visto Carlo e i suoi amici allenarsi. Ero stufa di stare sempre solo a guardarli. L’inizio non è stato facile, mi sono allenata con un’ascia semplice, più piccola e leggera,  prima di passare all’ascia doppia» spiega. Sheila racconta con entusiasmo della bella atmosfera che regna nel gruppo e delle soddisfazioni che le stanno procurando questi allenamenti.

I difficili anni scolastici
Si incupisce un po’, invece, quando parla del suo passato. «Ho un percorso un po’ anomalo – premette –. A scuola sono stata vittima di bullismo sin dalle elementari. In classe tutti i compagni erano contro di me. Non avevo amici e tutti mi rivolgevano parole crude, che in dialetto poi suonano ancora più offensive. Insomma, non mi piaceva andare a scuola e i miei genitori all’inizio non ne capivano il motivo. In prima media sono stata trasferita a Locarno in internato. L’inizio è stato duro perché era tutto nuovo per me, ma mi sono abituata velocemente e, per la prima volta, ho infine avuto degli amici. Sono stati davvero dei begli anni. Al termine delle medie mi ero anche iscritta al liceo, avevo delle buone note. Ma non c’era più nessuna delle persone che avevo conosciuto alle medie, non mi trovavo più a mio agio e ho mollato la scuola e sono tornata in Leventina, senza tuttavia aver risolto i miei problemi. Non riuscivo a fare niente, avevo il terrore ad uscire di casa, non mettevo quasi più piede fuori. Adesso, grazie al club e allo sport va meglio, ma le conseguenze degli anni precedenti non mi hanno ancora lasciata completamente. Soffro di fobia sociale, di crisi di panico, e di crisi d’ansia che mi hanno portata alla depressione. Ho per esempio paura di viaggiare da sola, di stare male sui mezzi di trasporto pubblici» spiega Sheila. «Credo che sia importante parlare di bullismo e ritengo che i bambini debbano informare subito i genitori se qualcosa non va a scuola e non vergognarsi o chiudersi in se stessi. E i genitori non dovrebbero lesinare su manifestazioni d’affetto o dire un “ti voglio bene”: sono cose importanti. Io ho sempre potuto contare sull’affetto di mia mamma e di mio papà e questo è stato molto importante per me» commenta. E qui si apre la parentesi allegra dei ricordi in famiglia, dalle vacanze nel Giura quando Sheila era adolescente («una bella vacanza in un paesino fuori dal mondo»), alle partite di hockey seguite con il papà a Lugano. «Tifiamo per il Lugano e nel 1999 siamo andati a vedere la finale in cui ha vinto. Eravamo corsi in pista alla fine della partita, io dietro ai miei giocatori preferiti, mentre mio papà è inciampato ed è scivolato sul ghiaccio! Che risate!» ricorda Sheila.

Cultura vichinga in Ticino
Più recentemente, bei ricordi sono legati anche al viaggio in Norvegia con Carlo. «Abbiamo fatto campeggio sulle rive di un fiordo. Mi sono piaciuti molto quei paesaggi. L’acqua, il mare. Forse perché qui, a volte, ho l’impressione d’essere incastrata tra le montagne. Siamo stati a un festival di musica ambientato in un sito storico vichingo ed è stato stupendo. C’era un bell’ambiente e alla fine mi sono pure ritrovata a fare la maestra di lancio dell’ascia! Io, una svizzera in Norvegia! – sorride –. Credo che ci torneremo anche quest’estate» racconta sognante. Ma per ora uno scorcio di cultura vichinga lo portano lei e gli altri soci del club in Ticino. Sheila spera in belle giornate per potersi allenare in vista del campionato svizzero di Faido, il prossimo 8 luglio, e del 1° campionato mondiale che si terrà in giugno ad Hungen, in Germania, dove s’impegnerà anima e corpo per difendere il titolo di campionessa.

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