Il «Minuetto» in arrivo alla stazione di Marradi (Fi). (Foto: Pino Covino)

La Faentina: un treno
che non si dimentica

Allontanarsi dai centri principali, percorrendo una breve ma suggestiva linea ferroviaria tra Toscana e Romagna. Alla riscoperta dei piccoli piaceri che rendono grande un viaggio. — RAFFAELA BRIGNONI

Alla stazione Centrale di Milano, che con i suoi negozi patinati e i suoi «gate» si dà un’allure da aeroporto, per consultare gli orari devi cercare gruppetti di gente accalcata in attesa di informazioni davanti a miseri monitor. Gli schermi giganti, quelli, sono regno della pubblicità, che, non paga di occupare lo spazio visivo, s’insinua nel cervello dei viaggiatori con jingle ripetuti a ritmi incalzanti. Come da orario, saliamo sul nostro Frecciarossa e, proiettati attraverso la pianura padana, in poco più di un’ora e mezza raggiungiamo Firenze. Ed è qui che sfuggiamo al vortice dell’alta velocità che percorre l’Italia da Nord a Sud, per viaggiare alla scoperta di una linea ferroviaria che rischiò – come tante altre – di diventare un «ramo morto» e che collega in 2 ore la distanza di 101 km tra la capitale toscana e Faenza, in Romagna.

«La Faentina è la storia di un riscatto. Perché è tornata in servizio solo negli anni ’90 (la linea era stata interrotta per circa mezzo secolo, ndr). Progettata a fine ’800 per creare un collegamento attraverso l’Appennino, è stata un’impresa coraggiosa. Guardare a queste opere che sono state realizzate in pochi anni perché qualcuno aveva un orizzonte di visione, oggi, in un periodo storico che ha timore a immaginare il futuro, è per me un esercizio culturale importante» spiega Massimo Bottini, presidente di Co.Mo.Do, la Confederazione per la Mobilità Dolce (foto a destra), impegnata nella rivalorizzazione di linee minori o abbandonate.

Paesaggi incontaminati
Il nostro piccolo Minuetto parte dal binario 17, in fondo alla Stazione di Santa Maria Novella. È quasi pieno: coppiette di ritorno a casa dopo lo shopping del sabato a Firenze, chi raggiunge la famiglia in campagna per il weekend, chi viaggia solo, incollato al display dello smart-phone e sonnecchia con il cullare del treno. Idillici scorci di Toscana da cartolina con ulivi e cipressi cedono lentamente il passo a foreste di castagni, le gallerie si moltiplicano. Il treno si riempie, non ci sono posti a sedere per tutti, c’è un’atmosfera di vacanza. «È una bella linea turistica. Si fanno incontri con tanta brava gente che ti concede un sorriso. Non cambierei il mio mestiere per nulla al mondo» ci racconta a Marradi il capotreno Marco Maretti (foto a sinistra), che la linea la percorre spesso. Così come spesso l’ha percorsa Sergio Triberti, capostazione in pensione. «La ferrovia è una passione» racconta commosso, lui, che ancora oggi non si lascia sfuggire l’occasione di partecipare all’organizzazione di viaggi turistici con treni a vapore. Ma questa ferrovia non è usata solo a fini turistici, è anche un prezioso collegamento per numerosi pendolari di tutta la regione. «I marradesi hanno il pendolarismo nel dna» ci spiega Tommaso Triberti, sindaco e figlio di Sergio, che da studente ha trascorso ore su questo treno. Ma nel dna dei marradesi c’è anche molto altro. Pur appartenendo alla provincia di Firenze, Marradi si trova già sul versante romagnolo dell’Appennino e lo si capisce dalla parlata e dalla cucina. Dalla signorile Marradi, borgo natale del poeta Dino Campana, con i suoi sontuosi palazzi, testimonianza di un ricco passato, il giorno seguente proseguiamo verso la Romagna. Il paesaggio si fa pianeggiante, puntellato da frutteti fino alla città di Faenza, dove si respira già quasi aria di mare. Nel centro, all’ombra di gioielli architettonici rinascimentali, bambini, giovani e anziani: tutti in bicicletta. Sembra che nascano sulla sella: pedalano con nonchalance, in tutta calma. D’altronde nessuno ha fretta in questa piacevole domenica sera. Il lunedì, percorriamo la via del ritorno verso Firenze, facendo sosta nel grazioso paese di Brisighella, il tempo di pranzare e sgranchirci le gambe fino alla Rocca, godendoci il paesaggio per poi riprendere il treno verso Borgo San Lorenzo, in cui sostiamo per la nostra ultima notte.

Prendersi il giusto tempo
Tutta la regione è apprezzata da ciclisti, ma i piaceri della tavola non sono un motivo minore per visitare queste terre. C’è anche chi fa 100 km per cenare in un dato ristorante (cf. box, Il Camino). E anche il mercato del martedì mattina di Borgo San Lorenzo è un’occasione conviviale in cui vedi gente scambiarsi due chiacchiere, come diversi nonnini che spingono fieramente passeggini, facendo le spese e soffermandosi con i venditori. Un’atmosfera familiare che rappresenta il meglio dell’italianità: la voglia di stare insieme e di condividere un buon pasto, prendendosi il giusto tempo. E sono forse proprio i piaceri che riscopriamo in questo viaggio all’insegna della mobilità dolce. «A bordo del treno hai la possibilità di osservare, di relazionarti. In famiglia, è il modo migliore per condividere il viaggio» osserva Bottini. Anche se ognuno sembra preso dal proprio cellulare, auricolari alle orecchie, è ancora possibile scambiare qualche parola con i passeggeri. Come con Elisabetta Boni, giornalista che conosciamo nell’ultima tappa del nostro viaggio verso Firenze: «Grazie al treno eviti gli ingorghi della città. E poi è una linea bellissima: ovunque tu volga lo sguardo vedi un paesaggio incantevole. Certo ci sono un po’ di disservizi e di ritardi, di cui si lamenta il comitato dei pendolari…». In tutto il nostro viaggio, facciamo notare, non un solo treno ha avuto ritardo. «Sa, siamo fiorentini, lamentarci è un nostro vizio» ironizza sorridente Elisabetta Boni prima di congedarsi. Anche per noi è giunto il momento di partire. Siamo stati in viaggio quattro giorni ma sembrano molti di più. Insomma: un viaggio riuscito!

Consigli per un soggiorno di piacere


Pernottare a Marradi:
Palazzo Torriani. Eleganza e accoglienza d’altri tempi, garantite dalla gentile signora Anna Maria.




Mangiare a Marradi:
Il Camino. Ottima trattoria in un ambiente rustico.




Mangiare a Faenza:
Marianaza. Specialità: carne alla griglia e una grande varietà di primi.




Sergio Triberti in compagnia del figlio Tommaso, sindaco di Marradi, e di Marco Maretti.



Anna Maria Donati Torriani cura ogni dettaglio di Palazzo Torriani, nel cuore di Marradi (Fi).



Interni di Palazzo Torriani a Marradi (Fi)



Interni di Palazzo Torriani a Marradi (Fi)



Facciata della Cattedrale in Piazza della Libertà, nel centro storico di Faenza (Ra).



Massimo Bottini, presidente di Co.Mo.Do, la Confederazione per la Mobilità Dolce di fronte alla cartina europea della stazione di Faenza, realizzata con la famosa ceramica



Passanti e ciclisti nelle vie del centro storico di Faenza (Ra).



Torre dell’Orologio, in Piazza del Popolo, Faenza (Ra).



Torre dell’Orologio a Brisighella (Ra).



Via degli Asini, Brisighella (Ra).



Mercato di Borgo San Lorenzo (Fi)



Battistero a lato del Duomo, nel cuore di Firenze.



Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria, Firenze.




Turisti, sullo sfondo il Ponte Vecchio, Firenze.


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Pubblicazione:
mercoledì 11.05.2016, ore 00:00


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