Invece dello slittino, si usa il monopattino per scendere dalla montagna. 

 «Qui ci si diverte anche con poca neve»

Vacanze per famiglie: la neve si lascia desiderare, ma la montagna offre molti stimoli: una passeggiata con i lama, l’ora delle fiabe e altro. Una visita a Braunwald (GL). 

Se i bambini sono felici, anche gli adulti lo sono. Questo è l’aspetto decisivo per una piacevole vacanza in famiglia. Braunwald (Canton Glarona) è uno dei 26 resort per famiglie selezionati dalla Federazione svizzera del turismo , dove tutto ruota attorno ai desideri dei piccoli. Charlene (5) e Lucy (3) Kuster di Goldingen (San Gallo) sono qui in vacanza e si divertono anche senza tanta neve. A Charlene piace mettersi in posa per le foto. E sullo sfondo spicca magnifico l’Ortsstock (2.717 m) con la sua cima innevata, proprio come nei dépliant turistici. Charlene e Lucy si godono la vacanza fino in fondo. Ma per Braunwald questo è un inverno difficile. Troppo caldo e asciutto. Intorno a Capodanno è caduto un minimo di neve sufficiente a far divertire sugli sci almeno i bambini. La scuola di sci ha dovuto trasferire lo spazio per i piccoli «Kinderland» da Hüttenberg (1.300 m) a Grotzenbüel (1.559 m). Qui è in funzione lo skilift. La maestra di sci zurighese Franziska Fritschi non ricorda di aver vissuto un inverno altrettanto «pazzo». Sono sette stagioni che lavora a Braunwald. Quest’anno è davvero preoccupata per la carenza di neve. Charlene e Lucy non notano nulla di tutto ciò. Per loro è come l’anno scorso. Anche stavolta c’è Snowli, «un extraterrestre piovuto dal cielo e atterrato a capofitto nella neve», racconta la maestra di sci. Ed ecco che subito si rompe il ghiaccio. Piene di entusiasmo, Lucy e Charlene si lanciano nel divertimento dello sport invernale.  

Basta lo scenario alpino
La magia di Braunwald non dipende dalla presenza della neve, grazie alla natura, alla pace, al panorama, all’aria buona. Basta già il magnifico scenario alpino a mettere di buonumore. Anche Milo (13), il cane di famiglia, è felice di andare in vacanza. È al settimo cielo, spiega Patricia Kuster: «Milo si rattrista ogni volta che saliamo sulla funicolare di Braunwald per rientrare a casa». La famiglia Kuster ha messo le radici qui a Braunwald. Già da bambina Patricia vi trascorreva le vacanze con i quattro fratelli. La truppa di bambini si guadagnava il soggiorno al sole aiutando i nonni a fare il fieno. Di recente Patricia e il marito Roman hanno acquistato una casa di villeggiatura in paese. Papà Roman lavora giù in pianura nel settore delle costruzioni e abbina le vacanze con il lavoro, prestando la sua opera nel servizio piste. Per le loro figliolette il momento di massima felicità non dipende dalla neve: vanno tutti i giorni da sole a comprare il pane in panetteria. 
Il paese stesso è una specie di famiglia. Sparso in tre frazioni sul pendio, con 300 abitanti e 1.702 posti letto per gli ospiti. A «Bruwald», come lo chiama la gente del posto, tutti dipendono l’uno dall’altro. E dalla funicolare. Perché non c’è una strada: la località è chiusa al traffico. Dalla stazione a monte della funicolare, la cabinovia Niederschlacht-Hüttenberg conduce al comprensorio sciistico. Nelle cabine gialle si incontrano glaronesi e turisti inglesi e olandesi. Più raramente un lama, ma ne parleremo dopo. Oggi ci imbattiamo nel pizzaiolo Pierino Coppola. Con il suo temperamento meridionale, si adatta bene a questo luogo pieno di energia. D’inverno gestisce una piccola pizzeria sulla pista di Grotzenbüel. Chi è più interessato alle specialità tradizionali glaronesi, trova lì accanto, nel «Chämistube», i cornetti al formaggio Ziger con purea di prugne.

Il sentiero del Nanetto Bartli
Dopo la scuola di sci, i Kuster bevono sulla terrazza al sole uno «skiwasser», la bevanda rinfrescante degli sciatori. Vogliono rifocillarsi, perché il programma della giornata non è finito. Charlene è ancora piena di energia e balla al ritmo della musica della «Plütterhütte», la baita dove si ritrovano gli sciatori. Roman e Patricia parlano in pieno relax. Ieri la famiglia è andata in gita sul Gumen (1.901 m). Ai piedi dell’Eggstöcke la strada ferrata è già aperta. Da qui prende il via anche il sentiero del Nanetto, che in realtà è un’escursione estiva. Quest’anno, tuttavia, il Nanetto Bartli non va in letargo. Charlene e Lucy hanno esplorato il castello e scoperto persino dei ghiaccioli nella Gola delle pietre preziose. Ovviamente, non è normale in inverno, ma in fondo a chi interessano le vacanze normali? Grazie al Nanetto Bartli, la famiglia ha trascorso una magnifica giornata. «Le bambine sarebbero rimaste nel castello per sempre», racconta Patricia. Oggi si improvvisa ancora. In via eccezionale, i Kuster possono testare la pista per monopattini, invece di andare in slitta. Ci sono solo pochi punti ghiacciati scivolosi da evitare. «Più veloce, papà!», così Lucy incita Roman. I due battono di un soffio mamma e Charlene. Il sole fa capolino nella Zigerschlitz. Il picnic sulla panchina non potrebbe essere più bello. Anche Milo riceve una fetta di salame da Charlene. In fondo è vacanza. E la montagna di casa, l’Ortstock, non ha nulla da obiettare.

I lama sulla pista
È la gente a rendere magico il mondo delle montagne. Nessuno si lamenta. E anche se la neve manca, la gente di Braunwald non è mai a corto di idee. A dare il buon esempio c’è anche Patric Vogel, direttore del Märchenhotel Bellevue. L’albergo ha molto da offrire: i bambini salgono in ascensore attraverso un acquario e riscendono da uno scivolo. Tra gli highlight di questo hotel per famiglie c’è la possibilità per i bambini di andare a prendere da sé il proprio uovo per la colazione, direttamente dalle galline nel pollaio di proprietà dell’albergo. Il direttore si fa in quattro per assicurare una piacevole vacanza alle famiglie. Ogni giorno alle 18 c’è l’ora della fiaba. Patric Vogel e la moglie Lydia si alternano nel racconto, per far divertire anche i genitori. Patric Vogel ha ripreso da suo padre Martin la tradizione di narratore di fiabe. Il direttore dell’hotel condivide con i piccoli ospiti lo spirito giocoso. Niente neve a inizio gennaio? La cosa non lo spaventa. Patric ama giocare. Un paio d’anni fa, all’apertura della stagione aveva scommesso con gli ospiti: o neve o champagne. E il divertimento ha vinto su tutto. 
Quando dopo Natale l’ultima pista ha dovuto chiudere (ora è di nuovo in funzione), Vogel ha riportato senza indugio dal loro ricovero invernale i suoi collaboratori a 4 zampe: una famiglia di 4 lama. Gli animali sono in pausa invernale, ma gradiscono comunque un po’ di movimento. Il trekking non è un programma tipicamente invernale. Ma Patric Vogel fa di necessità virtù. Un pizzico di humor aiuta sempre: la passeggiata dei lama si trasforma in trekking sulle piste da sci. «Ma i lama non sputano?», gli chiede Patricia. «No, è una questione di educazione». Per Lucy e Charlene la passeggiata con i lama è la ciliegina sulla torta. In groppa a Montana, Charlene si piazza in testa a questa simpatica carovana. La piccola Lucy si innamora subito di Fritz. E alla fine della passeggiata, tutti salgono a bordo della funicolare. È un’idea estemporanea. C’è posto quasi per tutti, gli animali ci sono abituati. Al termine della gita le 2 bambine posano davanti all’hotel con Sam, il bellissimo alpaca che si esibisce in vivaci capriole, mentre Charlene pian piano comincia a essere stanca. Ma è naturale, è stata una giornata densa di emozioni. Nessuno ha sentito la mancanza della neve. Ogni giornata, però, termina a un certo punto. È la piccola di casa a mettere fine al divertimento. A lei l’ultima parola: «Non ce la faccio più!».


 

La neve scarseggia e le località sciistiche svizzere sono di fronte a una sfida inedita. Uno studio del prof. Christophe Clivaz invita a ripensare l’offerta turistica alpina. L’esempio del Monte Tamaro.

I fatti parlano chiaro: tra il 1864 e il 2012 la temperatura media è aumentata in Svizzera di 1,75 gradi e di 0,85 gradi a livello mondiale. È quanto si legge negli studi  scientifici più recenti riguardanti l’evoluzione climatica del pianeta. Di conseguenza, dagli anni Sessanta il limite di zero gradi in inverno è salito di circa 300 metri di altitudine. 
Queste informazioni sono contenute nel libro intitolato Tourisme d’hiver – Le défi climatique (tr. Turismo invernale – La sfida del clima) del vallesano Christophe Clivaz, professore presso l’Istituto di geografia e sostenibilità dell’Università di Losanna.
In una recente intervista al quotidiano 24 Heures, il prof. Clivaz ha auspicato l’adeguamento del­l’offerta della Svizzera nel turismo alpino. Secondo lui andrebbero maggiormente valorizzati gli aspetti culturali e gastronomici del territorio, anche se è ben consapevole della difficoltà di trovare una degna sostituzione allo sci che, da solo, è in grado di attirare schiere di turisti.
Una vera nicchia di mercato sarebbe quella di offrire possibilità di ristoro assoluto, in luoghi selvaggi e primordiali, senza internet, dove gli ospiti potrebbero riprendersi dallo stress quotidiano. Di una cosa il professore vallesano è convinto: per assicurarsi la sopravvivenza a lungo termine, le stazioni turistiche svizzere devono darsi una nuova identità. Perché il loro futuro non è più lo sci. A titolo di esempio Christophe Clivaz cita il Monte Tamaro, in Ticino, che ha detto addio agli sport invernali per scommettere su un miniparco di attrazioni con pista per slittini estiva e una chiesa firmata Mario Botta, un polo di attrazione per i visitatori. Anche la stazione sciistica di Nendaz (VS), da una decina di anni, ha provato a diversificare la propria offerta. Anche se il 75% dei suoi turisti preferisce le piste, tanti si indirizzano sempre di più verso la gastronomia, le escursioni, pattini e wellness. Insomma, è giunta l’ora di una riflessione aperta e costruttiva sul turismo invernale in Svizzera.

Testo: Claudio Zemp
Foto: Yannick Andrea
Grafico: Jakob Kadrmas

Pubblicazione:
lunedì 11.01.2016, ore 00:00