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Claudia Crivelli
ha scritto il 06.08.2018


La felicità condivisa e i kraken

Una cosa che mi capita a volte è quella di scorgere per strada un volto, e di associarlo a qualcuno che conosco.

Come in un sogno, questa prima associazione libera non segue affatto le regole della logica: ad esempio, vedo un ragazzo di vent'anni e penso ad un mio compagno di liceo. So, razionalmente, che non è possibile si tratti della medesima persona, perchè il tempo lavora come un grande artigiano sui volti come sulle memorie. Eppure, per un attimo l'illusione è lì, come in quei sogni che paiono più reali del reale. E così li ritrovo tutti: i miei compagni di scuola, parenti, persone conosciute quando ero una ragazzina ed il mondo sembrava un cerchio chiuso, rassicurante e benevolo. Poi il cerchio si è allargato e nuove persone sono entrate, nuove correnti, correnti fredde marine e grandi tempeste che hanno messo in subbuglio quel piccolo mondo antico nel quale tutti ci conoscevamo e avevamo un ruolo preciso, una costellazione stabile. Il maestro di scuola e la lattaia, la ragazza scapestrata e quella brava a scuola, il secchione e l'amica della mamma con le unghie lunghe e rosse, lucide come una promessa. Ora, ci sono comete luminose, persone belle e amiche che mi fanno brillare gli occhi al solo pensarle. In mezzo, tanto buio, tanta solitudine. Mi capita di camminare per strade dove non conosco nessuno e nessuno mi conosce. A volte è divertente, ma altre la solitudine mi spaura...Più la solitudine altrui che la mia, a dire il vero. Vedo troppe persone sole, senza speranza, senza fai nella notte, senza appigli. Siamo troppo individualisti, come società, ognuno perso dentro i propri meandri di carriera lavorativa, di case unifamiliari che presto si svuotano lasciando dentro solitudini  indicibili. Ci troviamo in luoghi di consumo obbligato: i grandi centri commerciali, oppure i concerti a pagamento, i ristoranti, i corsi, le palestre, i circuiti legati al denaro. Gratuitamente, possiamo incontrarci nei boschi, nei luoghi sacri, laddove non c'è un impulso immediato al conformismo. Dobbiamo cercarli, questi luoghi, e dobbiamo cercare momenti di affiliazione e di fratellanza: ne va della nostra salute mentale, della nostra umanità, della nostra gioia nel sentirci vivi. "Non esiste felicità che non sia condivisa", come cita il protagonista di Into the wild, Chris McCandless,  citando Tolstoj. Abbiamo bisogno di solitudine, di oceani di solitudine, e poi di porti di mare di condivisione per raccontare le meraviglie che abbiamo trovato, le avventure che abbiamo vissuto, le paure che ci hanno arpionato come piovre, come kraken giganti. Le paure, come i kraken, a volte è bene lasciarle negli abissi, sapere che ci sono, e sperare che restino là sotto e che non ci trascinino giù.


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