Un momento del dibattito tra gli studenti. Nella foto piccola: Filippo Merlani e Alessia Berta, di Pregassona, hanno vinto l’edizione 2016.

La gioventù dibatte

Progetto educativo dedicato ai cittadini di domani. Obiettivo: evitare che la democrazia rimanga un concetto astratto.

Torna alla Biblioteca cantonale di Bellinzona, l’ormai noto concorso di dibattito: lunedì 16 gennaio per le scuole medie e il 23 gennaio per le scuole post obbligatorie. Provenienti da quattordici sedi e preparati da trenta docenti, i giovani si affronteranno, a suon di parole, in un serrato botta e risposta. Oltre alle abilità oratorie, come sempre sarà necessaria un’ottima capacità di ricerca delle argomentazioni più solide e di analisi dei temi proposti dai responsabili de «La gioventù dibatte». Un progetto nazionale di educazione alla cittadinanza, questo, che sta sempre più diffondendosi negli istituti scolastici ticinesi. Ammonteranno a quaranta, sull’arco delle due giornate, i dibattiti aperti al pubblico che qualificheranno sei coppie, ritenute migliori dalle giurie, per la finale nazionale in programma a Berna il 24 e 25 marzo.

Oratoria e argomenti solidi
Ma quale significato assume un’esperienza del genere, agli occhi dei diretti interessati? La coppia vincitrice nel 2016 era costituita da due allievi della scuola media di Pregassona: Filippo Merlani e Alessia Berta. «Penso che il concorso promosso da “La gioventù dibatte” sia la manifestazione dell’esigenza d’impartire un’educazione più efficace ai giovani», racconta Filippo, «sia per quanto concerne l’educazione civica e alla cittadinanza, sia riguardo alla formazione di una coscienza socio-politica». «Ritengo si tratti di un progetto davvero interessante, che mi ha arricchita e mi ha fornito nuovi spunti di apprendimento», gli fa eco Alessia. «L’attività di preparazione è molto impegnativa: richiede tanto lavoro e parecchio tempo, ma regala grandi soddisfazioni».
Per il 2017 toccherà invece, tra gli altri, a Camilla Blotti, allieva che frequenta l’ultimo anno di scuola media ad Acquarossa. «Se ho deciso di partecipare è per affrontare meglio il mondo di domani, quando sarò maggiorenne», spiega. «Avrò infatti anch’io dei diritti e cercherò di difendere nel migliore dei modi le mie opinioni. Spero solo di riuscire a controllare le mie emozioni, durante il dibattito, giacché parlare in pubblico non è per nulla facile». «La gioventù dibatte» ha quindi conquistato anche lei: «Lo trovo un progetto concretamente utile», conferma Camilla. «Dibattere in classe permette d’imparare a esprimersi al meglio, formulando pensieri articolati con parole che, parlando, di norma  non si usano».


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