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Corde sospese, pareti per arrampicata, ponti oscillanti rendono il parco giochi ancora più avventuroso. (FOTO: Annick Romanski)


La mamma blogger che
recensisce i parchi gioco

Luogo di sperimentazione e di divertimento per i bambini, Petra Pigazzini ne elenca pregi e difetti, con l’intento di renderli sempre più accoglienti. — PATRICK MANCINI

È allarme parchi giochi in Svizzera. Tanto che di recente Pro Juventute ha lanciato la campagna nazionale «Spazi liberi – Più posto ai bambini». Mancherebbero spazi verdi e infrastrutture adeguate, anche nella Svizzera italiana. Ma la situazione è davvero così drammatica? Petra Pigazzini, mamma di Gudo che dal 2012 cura un blog specializzato nella recensione dei parchi giochi ticinesi, ci apre le porte di un mondo che non è più fatto solo di scivoli, sabbia e altalene. «Negli ultimi 15 anni – sostiene – la situazione è nettamente migliorata. Oggi il parco giochi è sempre più a misura di famiglia».

Ha visitato e commentato, con il suo parchigiochiticino.blogspot.ch, oltre 300 spazi pubblici. Quella di Petra è una specie di missione. «Ho due figli. E siccome vivo in un palazzo ho iniziato a cercare luoghi adatti per farli muovere all’aria aperta, pubblicando foto e pensieri su internet. Lì mi sono accorta che c’era parecchio interesse da parte di altri genitori. E quindi il sito è cresciuto sempre di più».
   
Il passato che non ritorna
Silvano Vedova è uno dei principali costruttori di parchi giochi nella Svizzera italiana. Il suo è un parere di spessore. «Oggi, il parco giochi oggi ha lo scopo di ricreare quelle condizioni naturali che ormai non ci sono più. Un tempo i ragazzi erano spesso nel verde. Ora, invece, bisogna stimolarli e farli alzare dal divano. Anche per questo i nuovi spazi per il divertimento puntano su percorsi, corde sospese, giochi di agilità e di equilibrio. Situazioni che mettano alla prova l’ingegno e le emozioni». Sulle pagine web redatte dalla mamma di Gudo sono evidenziati i pregi di ogni singola infrastruttura. Ma anche i difetti. «Mi capita di contattare i costruttori per segnalare eventuali disagi – conferma Petra –. Ad esempio quando trovo una parete da arrampicata in cui risulta difficoltoso fare presa sugli appigli, troppo piccoli e lisci. Il mio vuole essere un blog propositivo».

Non è un parcheggio
Tra i parchi giochi di qualità segnalati da Petra spiccano quelli di Cioss Prato, di Ascona, di Tesserete…. «Nelle mie recensioni parto dall’idea che il parco giochi non è un posto dove parcheggiare il bambino. Alcune attrazioni potrebbero sembrare pericolose. E ci sono mamme o papà che si lamentano. Ma se un genitore sorveglia suo figlio come dovrebbe, di problemi non ce ne sono». Lo spazio verde diventa anche un luogo d’incontro tra più generazioni. «Ora, esso – sostiene Vedova –  deve essere pensato come un luogo tanto per i bambini di un anno, quanto per gli anziani di 90 anni. Rappresenta un’oasi in cui rifugiarsi quando si vuole scappare da stress e cemento. Il materiale che va più di moda? Senza dubbio il legno».

Il problema finanziario
Anche se poi, a decretare la fattibilità di qualsiasi progetto è sempre il fattore economico. «Purtroppo – fa notare Petra – ci sono comuni che versano in cattive acque finanziarie. Si può protestare finché si vuole. Però se mancano i soldi non si possono concretizzare le opere. È vero, in questi casi, le autorità comunali possono beneficiare di sussidi statali, ma un parco giochi poi va comunque mantenuto. E questo costa».


Recensioni dal blog


Cugnasco: parco non recintato, ma privo di strade trafficate nelle vicinanze. Bagni pubblici a 50 metri. Posteggi e area picnic. Poche zone d’ombra. Accesso a persone disabili. Giochi: campo da calcio con porte, due torri con un ponte oscillante, uno scivolo, due pareti d’arrampicata, una tirolese, alcune altalene, un cesto, un bilzo balzo, due cavallini a dondolo di legno. Parco ideale per chi non ha molto tempo, ma ha voglia di sgranchirsi le gambe.

Cevio: parco molto ampio e non recintato, con campo da calcio annesso. Soleggiato, ma con tavoli da picnic all’ombra e grill. Posteggi e bagni presenti, possibilità di noleggiare una casetta per feste ed eventi. Facile accesso per i disabili. Giochi: una struttura per arrampicarsi con un ponte in corda e uno scivolo, diverse altalene, un’amaca, uno scivolo, una tirolese, una «sabbiera».

Melide: Parco non recintato e con posteggi a pagamento, bagni pubblici, tavoli da picnic e panchine. Possibilità di giocare a calcio, accessibile a persone disabili. Acqua potabile e tavolo da ping pong. Giochi: un grande vascello con diverse possibilità di gioco, corde per arrampicarsi, scivolo per grandi e scivolo per piccoli, ponti, parete per arrampicata, quattro altalene, un cesto, un’altalena per piccoli, due bilzo balzo, due giochi a molla, un gioco d’acqua (fontanella), una barchetta per i più piccoli.

Intervista a Ilario Lodi, responsabile di Pro Juventute per la Svizzera italiana.

Pro juventute denuncia la mancanza di spazi per bambini in Svizzera. È un problema reale?
Sì. Le città sono progettate per gli adulti. I parchi giochi sono considerati extra di lusso, non rappresentano mai una priorità. Eppure negli spazi pubblici si sviluppano dinamiche educative importanti, dove il bambino cresce, conosce il mondo.

Quali sono le lacune della Svizzera italiana a tal proposito?
Non si investe abbastanza. E se si investe, si mettono limiti senza senso ai ragazzini, magari per evitare l’usura delle attrezzature. Penso, ad esempio, al divieto di usare le scarpette da calcio nel campo di un parco giochi.

Come deve essere attrezzato un parco dei divertimenti moderno?
Deve riprodurre aspetti che il luogo che lo accoglie non offre. Non ha senso in un comune di montagna creare uno spazio che riproduca il bosco, questo però ha molto senso in città. Poi deve essere accessibile, non avere troppe scale o angoli scomodi. Nel processo di costruzione del parco vanno coinvolte le persone del posto, magari le società sportive, i pompieri. La questione è soprattutto affettiva: un parco non deve essere montato come se fosse un kit preconfezionato, la gente del posto vi si deve identificare.    

Spesso i bei progetti si bloccano per questioni finanziarie. Cosa ne pensa?
Bisogna decidersi. O i bambini sono importanti o non lo sono. E se lo sono, occorre assumersi delle responsabilità, anche economiche. L’educazione è un fattore collettivo.

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