La medicina tra Camerun
e... Svizzera a San Gallo!

Nel mondo della sanità, dalla capitale della Regione orientale alla grande Africa. Storie di chi ha deciso di partire (non senza coraggio) per dedicarsi al benessere altrui.

Razionale e precisa, com’è tipico dei farmacisti. «I motivi per i quali mi sono trasferita a San Gallo?» dice Sarah Bruseghini, 28 anni di Agno. «Sono essenzialmente due: da un lato il mio ragazzo Andrea trascorrerà qui quattro anni per specializzarsi in neurochirurgia; dall’altra avevo voglia di affrontare una nuova esperienza professionale. Se dovessimo dare delle percentuali: 60 e 40 per cento».

La giovane ticinese ha fatto una scelta non scontata, abbandonando la zona di comfort in cui si trovava nel canton Ticino: tornata a casa dopo anni di studio a Basilea, aveva trovato un ottimo lavoro a Bissone ed era tornata a vivere in famiglia. «Sono stati proprio questi fattori a farmi più riflettere. Oggigiorno non è facile abbandonare un lavoro che ti soddisfa e ti appaga, così come non è semplice lasciare la strada vecchia per quella nuova… Ma dopo mesi di riflessioni sono giunta a una decisione: ho fatto le valigie e a inizio maggio mi sono trasferita».

A darle coraggio, anche un appartamento arredato di tutto punto che condivide con il compagno, a cui è legata da oltre quattro anni. «La convivenza è un aspetto della mia vita qui che mi dà molta forza; vero, ci sono nuove responsabilità personali che si sommano a quelle professionali, sia nel rapporto di coppia sia nella gestione della casa, ma allo stesso tempo mi invitano a crescere». Positività ed entusiasmo: due ingredienti che, forse inaspettatamente, l’hanno subito portata ad ambientarsi nella nuova realtà sangallese. «Partivo dai soliti pregiudizi: tempo sempre piovoso, carattere della gente chiuso e riservato… Invece finora ho visto delle gran belle giornate di sole e vado molto d’accordo coi clienti. Sono anche molto soddisfatta del posto di lavoro che ho trovato: a un mese e mezzo dall’assunzione ho già avuto la possibilità di seguire a Basilea un corso di specializzazione dedicato alle vaccinazioni; un’occasione che probabilmente non avrei avuto in Ticino, vista la distanza dalla città sul Reno».

C’è qualche paura per il futuro? «Parlerei piuttosto di sfide: la farmacia in cui lavoro mira infatti a sviluppare un nuovo piano di marketing». Razionalità e precisione: la ricetta (non medica) è quella giusta.

Quarant’anni in Africa dedicati ai più sfortunati

Quarant’anni trascorsi a lavorare come medico in Africa: una vita, quella di Giuseppe Maggi, dedicata ai più sfortunati e coronata dalla costruzione di sei ospedali in tutto il Camerun. Originario di Caneggio, nacque nel 1910 a Brunnadern, nel canton San Gallo, dove il padre ingegnere era coinvolto in alcuni lavori di scavo. Si laureò in medicina a Losanna all’età di 26 anni ed esercitò nella Svizzera romanda, prima di far ritorno in Ticino. Un iter normale, prevedibile, che subì uno scossone nel 1948, quando il dottore 38enne lesse un annuncio per la ricerca di un medico da inviare in Africa. Affascinato dal continente nero e dalle vette del Kilimangiaro, il ticinese partì per Kagondo, nell’attuale Tanzania. Ciò che non sapeva è che in quelle terre avrebbe trascorso oltre 40 anni. Già nel 1952 Maggi costruì un primo ospedale a St. André, nel Sud-ovest del Camerun. Dopo due anni di lavori lo affidò alla diocesi di Douala e si spostò a Omwan, verso Est. Qui avviò un secondo nosocomio seguito dalle strutture di Tokombéré, Petté e Zinah in un lungo viaggio verso Nord, culminato con la costruzione dell’ospedale di Mada, dal 1975 in poi. Fu proprio in questa città settentrionale del Camerun, affacciata sul lago Tchad, che Giuseppe Maggi morì il 25 luglio 1988.

«Fin dal 1975

il Camerun

è una seconda casa»

Cooperazione: Come ha conosciuto il dottor Maggi?
Gian Alberto Balliana: Era il 1975, stava cercando un tuttofare che lo affiancasse in Camerun. Io avevo 30 anni e voglia di una nuova esperienza: così mi sono trasferito con la famiglia.

Che uomo era?
Aveva un’energia inesauribile: si svegliava presto, lavorava tutto il giorno e la sera si dava ancora da fare nell’orto, prima di svolgere i picchetti notturni. La sua forza d’animo ti coinvolgeva, e infatti oggi proseguo il suo lavoro in Africa.

Di che cosa si occupa di preciso?
Una volta l’anno scendo a Mada per constatare il lavoro fatto all’ospedale, che oggi è gestito da una cinquantina di professionisti locali. Conta 150 letti e, insieme alla scuola, copre una superficie di 70mila metri quadrati.

Che cosa rappresenta per lei l’ospedale di Mada?
Il nostro Cantone può essere fiero di ciò che è stato fatto in Camerun con l’aiuto dei ticinesi, dottor Maggi in primis. Per questo contiamo sempre molto sull’aiuto della gente, che può donare soldi o offrirci supporto tramite la Fondazione Maggi.



La fondazione del Dottor Maggi


Attiva nel Nord del Camerun, la fondazione Maggi gestisce l’ospedale di Mada e la rete di centri sanitari sparpagliati su tutto il territorio, in accordo con le autorità del paese africano.

www.fondazionemaggi.ch

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