Nello stato di guida automatica, il volante scompare nella vettura Etos di Rinspeed.

La mia auto,
il mio salotto

Le automobili di domani dovranno assomigliare alla nostra casa o al nostro ufficio. È l’attuale tendenza nell’allestimento degli interni. Abbiamo incontrato il designer franco-basilese Stéphane Schwarz. — Didier Walzer

La grande sfida e anche la visione per designer e ingegneri è quella di consentire al conducente e ai passeggeri di percepire l’abitacolo come un ambiente familiare e di sentirsi a proprio agio, come a casa o in ufficio» dice Stéphane Schwarz, responsabile design presso la carrozzeria milanese Zagato, specializzata nell’ideazione e realizzazione di carrozzerie su misura per privati e case automobilistiche. Le aspettative dei clienti sono elevate, poiché non capiscono o non accettano di non poter svolgere le stesse attività di casa anche nella propria auto. Vogliono poter organizzare una riunione di lavoro, lasciar giocare insieme i bambini; «insomma, che il mondo confortevole della nostra casa si sposti nell’automobile, per migliorare l’efficienza professionale e per rilassarsi».


Sedili flessibili e personalizzati nel progetto di Jahnson Controls.

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Gli schermi tattili sostituiranno i cockpit»

Stéphane Schwarz, designer

Il designer Stéphane Schwarz (a sinistra) sceglie i tessuti per gli interni.

I costruttori stanno reagendo.
L’ultima Mercedes Classe E è dotata di più display. «In generale, il cruscotto è destinato a scomparire, sostitui­to progressivamente da un unico grande schermo» afferma il designer franco-svizzero. «Si tratterà di uno schermo tattile. Sarà molto intrigante, quasi vivo e organico: tecnologia e natura in simbiosi». Quello che conterà è avere accesso alle informazioni e alla riproduzione su schermo. Mentre il marito guida o gestisce le proprie mail, la moglie guarda un film (o viceversa) e i bambini un cartone animato. Una superficie trasparente che visualizzerà una serie di indicazioni e che reagirà al tatto: tutto ciò non è fantascienza, visto che componenti di questo tipo potranno già essere integrati nei veicoli a partire dal 2018-2019.L’espressione «qualità percepita» (dagli occupanti) si riferisce agli interni delle automobili ed è nota da quando i tedeschi ne hanno definito gli standard alla fine degli anni ’90. «I costruttori lamentano ormai il fatto di non essere in grado di fornire un prodotto di qualità percepita, poiché il consumatore è sempre più esigente riguardo alle proposte del design e all’engineering, essendo circondato a casa da dispositivi d’alta gamma: televisore, cellulare, forno a microonde. Il tutto a prezzi sempre più concorrenziali».


L’illuminazione nella BMW X5 crea atmosfere molto gradevoli.

I materiali in Thermolactyl che reagiscono al tocco attivando una funzione, la tecnologia di taglio al laser che permette di realizzare componenti di infinita precisione, le lampadine a Led di dimensioni ridotte, ma che garantiscono la massima illuminazione: senza dubbio è in atto una smaterializzazione, «si riduce all’essenziale, aumentando il campo delle possibilità: affascinante» dice Schwarz. In tal senso si sta facendo strada l’Oled - diodo organico a emissione di luce. Questa tecnologia leggera con cui si possono creare elementi flessibili o pieghevoli, sostituirà gli schermi classici e rivoluzionerà l’illuminazione di bordo. «L’Oled sostituirà alcuni materiali attuali e diffonderà la luce su vari supporti e intere superfici. Si darà così l’impressione di avere uno spazio allargato a disposizione, dotato di un comfort visivo superiore con una maggiore sensazione di relax. Questo consentirà di personalizzare l’abitacolo, come a casa propria. Sì, arriveremo a realizzare tutto ciò». Last but not least, la leggerezza dell’Oled – che può anche essere utilizzato per i fari posteriori – aiuta il risparmio energetico.

Un salotto a quattro o a tre ruote
In termini di cambiamento, l’auto elettrica si sta sempre più affermando e sta anche determinando una modifica dell’architettura della vettura, dato che il motore è più piccolo rispetto al suo omologo a combustione. L’abitacolo guadagnerà quindi spazio e sarà configurato in modo diverso. «In futuro sarà piuttosto un salotto a quattro o tre ruote» prevede il milanese d’adozione.Oggi, secondo Stéphane Schwarz, si è prigionieri nella posizione di guida o in quella del passeggero e non ci si può muovere molto, per cui le «attività» risultano limitate, a parte la possibilità di fare una telefonata tramite il kit vivavoce, ad esempio. «Gli occupanti subiscono il veicolo anziché evolvere in un ambiente che si adatta a loro». Con tutte queste novità, una delle sfide è di fare acquisire subito familiarità con le nuove tecnologie e le relative funzioni sia ai bambini che agli anziani di tutto il mondo. La massima semplicità è perciò d’obbligo fin dall’inizio, ovvero fin dalla fase di progettazione.

La guida autonoma
Nel contempo, la guida autonoma avanza a grandi… colpi d’acceleratore. Una volta che diverrà realtà, rimarrà comunque la voglia di mettersi al volante, secondo Stéphane Schwarz. «L’essere umano non vorrà abbandonare questo piacere, soprattutto in alcuni momenti della giornata, anche se preferirà magari divertirsi piuttosto insieme agli altri. E il futuro gli offrirà questa opportunità. Uno scenario ipotizzabile potrebbe anche essere che la legge imponga la guida automatizzata nei centri urbani nelle ore di punta, per rendere il traffico più scorrevole e aumentare la sicurezza. Le auto, in tal caso, diverranno una sorta di mezzi di trasporto para-pubblici».
Ogni idea che emerge deve infatti essere integrata in un contesto di massima sicurezza. «Nessuno accetta psicologicamente il concetto di rischio. È un fenomeno sociale» commenta il designer.Altra grande sfida della guida autonoma: l’etica del computer. «Saprà distinguere tra una persona anziana e un gatto che attraversa la strada? O ancora, come dotare l’intelligenza artificiale di una morale?» si chiede Schwarz. Infine, ci si interroga anche sul rumore della vettura: «Il rombo del motore fa parte del nostro dna, ci rende attenti per strada. Quando tutte le auto saranno elettriche e quindi silenziose, come si valuterà il pericolo camminando in città? Senza dubbio la tecnologia genererà suoni artificiali per sopperire a questo problema». Ed è quello che speriamo.


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Swiss-made

La Svizzera non ha mai avuto una vera industria automobilistica. Ci sono però molte aziende che riforniscono case automobilistiche in tutto il mondo.

Sul tappetino del bagagliaio della nuova Mini sta la scritta «Rieter». La nota azienda del settore tessile ha nel frattempo ceduto la sua divisione auto, ma la Autoneum, che è nata dalla sua costola, ha conservato la sua sede principale a Winterthur. L’azienda rifornisce case automobilistiche in tutto il mondo. Sul sottoscocca e sugli impianti di riscaldamento dei modelli della serie 1 e della serie 3 di BMW e della classe A e B di Mercedes può così capitare di scoprire le targhette della fabbrica Autoneum. Un’altra specialità di Autoneum, i tappetini, si trovano invece all’interno della Toyota Auris e della Volvo XC 90.

«Montage suisse»
Un tempo, anche da noi le auto uscivano dalla catena di montaggio. Dal punto di vista fiscale, conveniva importare le singole parti piuttosto che i prodotti finiti: a Bienne (dal 1936) e, dopo la guerra anche a Schinznach, si montavano auto, per lo più grosse berline americane. Per l’alta qualità delle rifiniture e la migliore protezione contro la ruggine delle carrozzerie, le auto con il marchio «Montage suisse» erano ricercate anche dai nostri vicini: la metà della produzione del Seeland veniva esportato in Italia e in Austria.

Qualità e innovazione
Fino all’inizio degli anni ’70, nella sede di Bienne di General Motors Suisse furono montate più di mezzo milione di auto. Poi venne la crisi petrolifera. Nel 1973, l’ultima Opel Rekord lasciò la catena di montaggio. Un anno prima anche il fondatore di Amag, Walter Haefner, dopo che 30mila esemplari avevano lasciato la fabbrica, aveva sospeso il montaggio a Schinznach. Le catene di montaggio non ci sono più, ma le competenze tecniche sono sempre richieste: a Bienne, la Scuola universitaria professionale del canton Berna forma infatti ingegneri. La richiesta è grande: circa 250 aziende svizzere sono attive nelle forniture all’industria automobilistica. Molte di queste aziende contribuiscono in maniera decisiva ad accelerare lo sviluppo delle tecniche costruttive in ambito automobilistico. Basti l’esempio di GFT Automotive, una divisione del gruppo industriale Georg Fischer, con sede a Sciaffusa: trent’anni fa si produceva quasi esclusivamente sulla base di piani della casa automobilistica. Oggi il fornitore è per l’80 per cento responsabile della propria produzione. GF Automotive fabbrica per clienti come Audi, BMW o Porsche.

Tecnologie per il futuro
Mentre l’auto che viaggia da sola non esiste ancora, i sistemi di assistenza alla guida sono già molto diffusi. Come il tempomat, che adatta la velocità della propria auto a quella del veicolo che la precede. Se per gestire il sistema basta una piccola scatola posta sotto la griglia del radiatore, è anche merito della svizzera Harting Mitronics, che ha sviluppato il circuito stampato a tre dimensioni per il sensore radar dell’adaptative cruise control di Continental. Il circuito, non più grande di una moneta di un franco, viene realizzato in 200mila esemplari all’anno a Bienne. Tutti questi prodotti, dalla tappezzeria per il fondo dell’auto fino al tempomat, sono un esempio di quanta industria svizzera sia presente nelle nostre auto.

Assieme a Detroit, Tokyo, Parigi e Francoforte, Ginevra fa parte delle cinque più importanti fiere automobilistiche internazionali. Circa 200 espositori, tra i quali tutte le principali marche automobilistiche, presentano i loro nuovi modelli con più di 120 prime mondiali ed europee. Sono esposte sia auto comuni, sia supercar sportive e berline di lusso, del tutto fuori dalla portata del visitatore medio – durante i dieci giorni della kermesse ne sono attesi fino a 700mila.

Durata: dal 3 al 13 marzo 2016
Orari d’apertura: Dal lunedì al venerdì, dalle 10 fino alle 20, sabato e domenica dalle 9 fino alle 19.

Prezzi d’entrata
Adulti: 16 franchi; bambini da 6 a 16 anni, beneficiari Avs e Ai: 9 franchi. A partire dalle 16 si può accedere ai padiglioni del salone con uno sconto del 50 per cento.

Come arrivarci
Viaggiate in treno se volete evitare code e stress da parcheggio: tutti i giorni treni speciali garantiscono il collegamento con la stazione Genève-Aéroport, a soli tre minuti a piedi dall’entrata del padiglione 7. Interessante l’offerta combinata RailAway, grazie alla quale è possibile risparmiare il 10 per cento sul viaggio in treno e il 30 per cento sull’ingresso alla manifestazione.
Maggiori informazioni sul portale: www.ffs.ch/saloneauto


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