La natura in inverno

Speciale Bio — Contrariamente a quanto si pensa, l’inverno non è una stagione morta; la Natura si prende una pausa, ma è molto attiva, soprattutto nel sottosuolo.

Chi crede che l’inverno sia una stagione morta per la Natura, si sbaglia di grosso. Se nei boschi regna la calma, alcuni animali vanno in letargo, gli alberi senza foglie sembrano dormire, non ci sono fiori e frutti e l’Uomo non è attivo sui campi, questo non significa che sia tutto morto: in realtà la Natura ha bisogno di una pausa per rigenerarsi e lo fa proprio in inverno.

In questo periodo la vegetazione e gli animali si preparano alla primavera e per molte specie verdi, il freddo gelido induce addirittura la fioritura primaverile. Per esempio le carote (che sono biennali) sono coltivate in primavera e raccolte in estate, ma se lasciate nel terreno, superato l’inverno, faranno i fiori, garantendo così la riproduzione della specie. Per molti esseri viventi l’inverno è un momento importante della loro ciclicità biologica: senza la stagione fredda non svilupperebbe la vita. Altri, grazie all’inverno, possono andare in letargo, prendersi una pausa e dare un ritmo alla loro vita, altrimenti scombussolata.

«L’inverno è anche un periodo di selezione naturale: gli esemplari più deboli soccombono al freddo o diventano vittime dei predatori», afferma il naturalista Andrea Persico. L’inverno è parte integrante del processo di biodiversità: permette alla Natura di creare nuove possibilità per superare le avversità del gelo, del freddo, della neve e dei predatori: «È proprio in questo periodo che nel sottobosco, nel terreno, negli alberi morti, molte larve trovano l’ambiente per sopravvivere; per alcuni insetti l’inverno serve per la metamorfosi» precisa il biologo di Pro Natura. Dunque, se in superficie, l’occhio umano non nota molte attività, nel bosco e nei campi è un brulicare lento e graduale, una trasformazione che permette di prepararsi alla primavera che per molte specie è anche l’ultimo ciclo della vita. Questo è un invito a passeggiare nei boschi, alla scoperta del discreto lavoro di tanti piccoli animali che, per esempio, decompongono silenziosamente tutto quanto è finito sul terreno durante la bella stagione. In tal modo producono nuovo nutrimento per altri esseri viventi, perpetuando il ciclo della vita.

La neve ha la sua importanza: isola il terreno dal gelo. Infatti, gli inverni freddi senza neve sono i più dannosi per le piante che gelano e seccano. Altre piante, invece, sfruttano l’isolamento della neve e l’acqua contenuta nei fiocchi, per spuntare ai primi raggi del sole. Le foglie cadute durante l’autunno, dopo la prima nevicata non sono più secche, ma si ammorbidiscono, si sminuzzano e scompaiono grazie al lavoro degli insetti.

Se per molti organismi l’inverno serve par fare una pausa, l’agricoltura non è da meno. Infatti, questa stagione ha un suo lato positivo anche tra i contadini: «si vive dei frutti raccolti e i lavori sono regolari» afferma Milada Quarella Forni, contadina e presidente di Bio Ticino: «In estate siamo meteodipendenti e non sempre si può organizzare il lavoro: se è il momento della fienagione, bisogna andare a tagliare l’erba e, una volta secca, raccoglierla e metterla nei fienili. In inverno, a parte accudire gli animali, c’è più tempo per pianificare la potatura, controllare e pulire i macchinari, e occuparsi di tutte le faccende amministrative». Un più di lavoro l’hanno gli agricoltori che tengono capre o pecore, perché febbraio è il momento dei parti.

Sette domande sul mondo bio

1. Perché le insalate bio sono proposte già lavate e tagliate nonostante sia noto che molte vitamine vanno perdute?
Silvio Baselgia, responsabile gruppo merci prodotti convenience freschi presso Coop:
È un pregiudizio pensare che nella preparazione di tutte le insalate già tagliate e lavate vadano perdute delle vitamine. Il produttore evita la perdita di vitamine lavando l’insalata con estrema cura e in condizioni di lavorazione ottimali. I tempi di trasporto dal campo al punto di vendita sono molto brevi e non vi sono quindi motivi per cui Coop non dovrebbe proporre insalate già lavate e tagliate in qualità bio. Anzi: Coop non vuole escludere nessuno dal consumo di insalate bio, neppure coloro che non hanno voglia o tempo di prepararsi un’insalata. Coop può così contribuire a diffondere ulteriormente i prodotti realizzati in modo biologico.

2. Perché i peperoni bio sono molto più cari di quelli convenzionali?
Axel Dippold, responsabile gruppo merci frutta e verdura presso Coop:
I peperoni bio provengono – nei mesi estivi – da coltivazioni svizzere, mentre quelli convenzionali da grandi coltivazioni specializzate all’estero. La differenza di prezzo è senz’altro da ricondurre ai maggiori costi di produzione in Svizzera. Inoltre, i metodi di coltivazione sono molto diversi: i peperoni con la Gemma sono coltivati in terra secondo le severe direttive Bio Suisse e non in colture hors-sol (riscaldate). I tempi di coltivazione, ossia dalla semina alla raccolta dei primi frutti, sono perciò più lunghi rispetto a quelli dei peperoni convenzionali, mentre il periodo del raccolto è più breve, le rese minori e, di conseguenza, il prezzo è più elevato.

3. Acquisto perlopiù prodotti bio. Nel caso provengano dall’estero, tuttavia, provo sempre una sgradevole sensazione a causa delle condizioni di lavoro che sussistono in alcuni paesi di provenienza. Cos’è previsto in quest’ambito per i prodotti bio?
Gabriella Herberich, responsabile reparto importazioni presso Bio Suisse:

Tra i temi più delicati e discussi all’interno di Bio Suisse, oltre alle prestazioni ecologiche, vi sono anche le condizioni sociali della manodopera impiegata nel settore dell’agricoltura bio. Negli ultimi anni abbiamo ulteriormente inasprito le direttive vigenti in quest’ambito. Oggi, ad esempio, vi sono nuove e più ampie direttive per quel che riguarda le condizioni di lavoro e di commercio eque e solidali. Nel 2013, nell’ambito dell’adempimento di tali disposizioni, tutte le aziende agricole e le imprese di trasformazione estere con più di 20 impiegati hanno dovuto fornire un’autodichiarazione. La valutazione dei formulari di autodichiarazione è attualmente in corso e ci servirà come base per i controlli che verranno effettuati nel 2014 in materia di rischi. Tali controlli consentiranno di ideare altre concrete misure di miglioramento.

4. Perché vi è un numero E anche nei biscottini bio?
Susanne Stalder, servizio specializzato in etichettatura/dietetica presso Coop:
Bio Suisse è molto severa nel concedere autorizzazioni per l’uso di additivi. Per i prodotti con la Gemma Bio sono consentiti solo quegli additivi indispensabili per la produzione e la conservazione, e per garantire la qualità e la sicurezza del prodotto. Gli additivi impiegati devono essere di origine naturale e privi di organismi geneticamente modificati. Non sono ammesse sostanze chimico-sintetiche. L’autorizzazione per gli additivi utilizzati, infine, viene concessa per ogni specifico prodotto. Bio Suisse, perciò, verifica individualmente ogni singolo caso per ac-certare se un additivo sia davvero necessario alla realizzazione di un determinato prodotto. Nei biscotti bio sono contenuti l’agente lievitante E 500 (carbonato di sodio) e/o E 503 (carbonato d’ammonio). Queste sostanze, ingredienti principali del lievito in pol-vere, garantiscono la caratteristica consistenza dei biscottini.

5. Acquisto sempre carta per uso domestico e carta igienica riciclate. Perché tali prodotti sono spesso stampati con motivi a colori? Questi colori inquinano inutilmente l’ambiente, tanto più che la carta bianca è anche più bella.

Carine Boetsch, responsabile di progetto marche proprie sostenibili e marchi di qualità sostenibili presso Coop:

Con il marchio Oecoplan offriamo sia carta per uso domestico sia carta igienica completamente bianche. Nel caso della carta igienica con stampe colorate, sono impiegati coloranti alimentari totalmente ecocompatibili. Anche in ambito di carta per uso domestico con stampe a due colori, la quantità di coloranti è minima e hanno un impatto ambientale trascurabile. Se tuttavia, grazie a questi motivi colorati, riusciamo a convincere un numero ancora maggiore di consumatori a passare alla carta per uso domestico e alla carta igienica Oecoplan in carta riciclata, allora forniamo un notevole contributo alla riduzione dell’impatto ambientale e preserviamo le nostre foreste. La domanda dei consumatori dimostra che per la casa alcuni preferiscono una carta colorata, più allegra e quindi più variegata.

6. Perché non sono messe in vendita interiora bio, come ad esempio fegato, milza o rognone?
Christoph Widmer, responsabile gruppo merci carne presso Coop:
Coop adegua costantemente la propria offerta alle esigenze e alla domanda dei clienti. A tale scopo monitora costantemente trend e sviluppi dei consumi. Oggi Coop offre solo un esiguo assortimento di interiora di animali bio. La domanda di frattaglie è molto debole. I clienti trovano un assortimento un po’ più ampio di interiora nella linea di prodotti convenzionali (prodotti non biologici) o possono ordinare le frattaglie al banco della macelleria Coop.

7. Perché nell’ambito dei prodotti bio è consentito utilizzare olio di palma? La produzione di olio di palma è assolutamente dannosa per l’ambiente!

Conradin Bolliger, responsabile di progetto marche proprie sostenibili e marchi di qualità sostenibili presso Coop:
La domanda mondiale di olio di palma è enorme, e la coltivazione di palme provoca ingenti danni. Dal 2013, perciò, Coop copre l’80% del fabbisogno generato da tutti i prodotti di marca propria con olio di palma prodotto in modo sostenibile. Ciò significa, ad esempio, che l’olio di palma non dev’essere il frutto del disboscamento di foreste pluviali. Per quanto riguarda i prodotti bio di Coop Naturaplan, essi sono essenzialmente certificati con la gemma Bio Suisse, e già per questo motivo devono sottostare a rigide direttive in materia di ecologia, benessere degli animali e lavorazione delicata. Il rispetto di tali standard è inoltre verificato regolarmente da enti indipendenti. Conformemente a ciò, questi prodotti devono contenere soltanto olio o grasso di palma prodotto in modo sostenibile e biologico. L’impiego di quest’ultimi, infine, va costantemente valutato e dev’essere basato su fondati motivi. In alcuni casi il grasso di palma è utilizzato in sostituzione di grassi idrogenati, grassi a cui Coop rinuncia per motivi sanitari, e di grassi animali, che Coop evita anche per rispetto dei suoi clienti vegetariani e vegani. Tutto questo, senza trascurare la dimensione del gusto: un team interno di Food Consulting, ad esempio, garantisce che i prodotti Naturaplan siano tra i migliori sul mer-cato anche per le loro caratteristiche culinarie e organolettiche. Per molti paesi dell’emisfero meridionale, la produzione di olio di palma è una importante fonte di guadagno e di sostentamento. Il trasporto, del resto, è effettuato via nave e, nel quadro del bilancio ecologico complessivo, è trascurabile. In tal caso la produzione di grassi animali ha una maggiore rilevanza.

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Testo: Mirko Stoppa
Foto: Joel Schweizer, Keystone, Getty Images

Pubblicazione:
lunedì 03.02.2014, ore 11:11


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