I cappuccini in Ticino: cinque conventi per venti monaci.

La sfida di Boris:
una vita da monaco

L'INTERVISTA — Lottare contro il senso di smarrimento della nostra società: questo uno degli obiettivi dei cappuccini. Ne abbiamo parlato con Boris Muther, responsabile dell'Ordine in Ticino.

È notizia delle ultime settimane: i frati cappuccini lasceranno il convento della salita dei frati a Lugano. Ne parliamo con frate Boris Muther, responsabile dei frati cappuccini della Svizzera italiana.

A inizio novembre, e dopo tre secoli e mezzo, i frati cappuccini lasceranno definitivamente il convento di Lugano. Come spiega questa scelta?
Attualmente i frati cappuccini della Svizzera italiana sono presenti in cinque conventi: oltre a quello di Lugano, ci sono quelli della Madonna del Sasso a Locarno, di Faido, del Bigorio e di Bellinzona. Un po’ tanti, soprattutto se si considera che complessivamente siamo solo in 20 e che la nostra età media è di 68 anni. Le giovani leve mancano e ci siamo accorti che a Lugano non c’erano più le forze per progettare il futuro. L’idea è stata quella di unire le forze, di consolidare il concetto di fraternità.

I frati cappuccini di Lugano, dunque, saranno trasferiti in altri conventi?
Sì: quattro andranno a Locarno e tre al Sacro Cuore di Bellinzona. Il convento di Lugano era conosciuto per la biblioteca di Mario Botta. Biblioteca che, grazie a un’associazione laica, sarà salvata.

Poco fa ha elencato cifre critiche. Non è preoccupato per il futuro?
In totale, compresi domenicani e francescani, nella Svizzera italiana i religiosi sono 56. Il numero è basso, è vero, ma la speranza è l’ultima a morire. Certo, dobbiamo guardare in faccia la realtà: un tempo il fatto di avere un prete o un frate in famiglia era considerato come un vero dono divino; oggi assistiamo invece a un degrado dei valori e l’aspetto religioso è molto meno marcato.

I numeri: Cappuccini in Ticino, un calo inesorabile

I numeri: Cappuccini in Ticino, un calo inesorabile
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Quindi la figura del frate è destinata a sparire?
No. Sta a noi far capire al mondo il nostro ruolo, anche sociale. Non dobbiamo pensare solo al frate che prega e che coltiva l’orto. Il frate è colui che testimonia con la propria vita ciò che scopre nel Vangelo. Ma è anche una persona che è chiamata ad ascoltare il prossimo, a mettere a disposizione il proprio tempo a qualsiasi ora. Oggi nessuno ha più tempo per l’altro, il tempo costa. Ecco, io penso che il tempo che dedichiamo alla gente rappresenti la nostra forza. Per noi la persona è più importante del denaro. E noi frati dobbiamo fare il possibile per essere aperti verso i problemi della società. Guai a rinchiuderci tra le mura del convento.

Perché ha deciso di fare il frate?
Ho studiato giurisprudenza, a Basilea. Attorno ai 30 anni ho capito che qualcosa non mi andava. In particolare la concorrenza spietata che avvertivo all’interno del mondo del lavoro, con il più forte che schiaccia sempre il più debole. Nel frattempo, una malattia in famiglia mi aveva permesso di allargare determinati orizzonti. Così ho deciso di sperimentare la vita in convento. A colpirmi è stato soprattutto il clima di condivisione, comunitario.

Lei è anche sacerdote. Che differenza fa?
Il frate fa i voti di povertà, obbedienza e castità, ma, contrariamente al sacerdote, non può celebrare la messa e i sacramenti. Per me il fatto di diventare prete è stato un arricchimento ulteriore.

Torniamo all’apertura verso la gente. Quali segnali vi arrivano dal mondo esterno?
Percepiamo una grande povertà spirituale. E bisogna anche dire che molte persone, pur non ammettendolo, sono alla ricerca di qualcosa, hanno bisogno di risposte. Le istituzioni vacillano, non ci sono più punti fermi, siamo tutti più egoisti e ripiegati su noi stessi. Nel corso della storia, purtroppo, sono subentrati vari pseudovalori, che hanno avuto il sopravvento. Il risultato è questo senso di smarrimento comune. Nel suo piccolo, il frate può contribuire a invertire la tendenza. Sarà una delle nostre sfide per il futuro. l

Boris Muther

1969 — Boris Muther nasce a Mendrisio, da mamma ticinese e papà urano.

1999 — A ottobre inizia il cammino come frate, nel convento di Lugano.

2005 — A luglio esprime il definitivo desiderio di fare il frate.

2009 — Boris Muther viene ordinato sacerdote. Accade in giugno a Lugano.

2013 — È responsabile dei frati cappuccini della Svizzera italiana.

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Nicola Demaldi
Pubblicazione:
lunedì 22.09.2014, ore 00:00


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