Siro Bortolin: «Parteciperò a gare minori».

La storia di un addio

Siro Bortolin ha lasciato il mondo della ginnastica di punta. Vari i motivi alla base di questa scelta.

Leggi la rubrica sportiva di Armando Ceroni «Sport di sopravvivenza»

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Ha deciso di voltare pagina e di dire addio alla ginnastica artistica di alto livello. Siro Bortolin, classe 1991, grande promessa della Società federale di Lugano, ci ha pensato a lungo. E negli scorsi mesi ha deciso. La sua scelta lascia a bocca aperta esperti e appassionati. «Ma è stata ponderata – fa notare il diretto interessato –, ora lavoro al 100% in ufficio. Per restare a certi ritmi dovrei potermi allenare 25 ore a settimana. Materialmente impossibile».

La storia di Siro è simile a quella di tanti altri giovani di talento, che a un certo punto della loro vita si ritrovano di fronte a un bivio. Di recente anche l’ottima Lisa Tacchelli (ritmica) ha detto basta. «Il problema – dice il giovane di Lamone, sportivamente cresciuto nel Breganzona –, è che con la ginnastica non puoi campare in Svizzera. A meno che non rientri nel giro della nazionale maggiore, ma è roba per pochi eletti».

E pensare che Siro, vincitore del titolo svizzero a squadre nel 2010 con il Lucerna, alla nazionale maggiore ci sarebbe potuto arrivare eccome. «Ma tutte le volte in cui avrei potuto dare il meglio di me stesso, sono stato bloccato dagli infortuni. Anche il cambio di allenatore al centro regionale di ginnastica artistica maschile a Tenero ha avuto un peso in negativo nella mia carriera. Mi sarebbe piaciuto partecipare a un Mondiale o a un’Olimpiade. Invece, le mie esperienze in rossocrociato si sono limitate alle giovanili. Il momento più emozionante? La selezione per i campionati europei di Losanna con la Under 18 nel 2008. Anche se poi ho fatto la riserva…».

Suolo, cavallo a maniglie, anelli, salto, parallela e sbarra. Termini a cui Siro è ormai affezionato e che non vuole assolutamente dimenticare. «Resterò comunque in questo ambito. Parteciperò a gare minori e forse allenerò i bambini. Ne ho parlato a lungo pure con i miei geni-tori, da sempre attivi nel mondo della ginnastica. È grazie a loro se mi sono innamorato di questo sport. Mi hanno capito, anche se erano un po’ dispiaciuti».

Nel 2012 due esperienze all’estero, una a Varese e l’altra in Germania. Sembrava che la carriera di Siro, condita comunque da diverse medaglie, potesse essere rilanciata da un giorno all’altro. «Invece poi ho iniziato gradualmente a convincermi che avrei dovuto concentrami sul lavoro. La ginnastica per me resterà comunque sempre una piacevole passione da coltivare e da trasmettere».

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Testo: Patrick Mancini

Fotografia:
Sandro Mahler
Pubblicazione:
martedì 08.10.2013, ore 13:00


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