1 von 7


Un venditore ambulante nei pressi del ponte di Galata. Sullo sfondo, la moschea di Yeni Cami (Moschea Nuova).

Passeggio tra Piazza Taksim e Ishtikal Caddesi il cuore commerciale della città.

La moschea Shakirin: la prima moschea ideata da una donna, l'architetto Zeynep Fadilioglu.

Il bar del Museo Santral.

Crepuscolo sulle acque del Corno d’Oro, il ponte di Galata e la moschea di Yeni Cami.

Interno della moschea Mehmet Pasha.

Un gatto sonnecchia sugli scaffali di un mecatino a Cukur Cuma Caddesi.

La tradizione sposa la modernità

La città sul Bosforo non solo è un punto d'incontro tra due continenti. È un mosaico di ricchezze culturali: dalle moschee ottomane fino alle gallerie d'arte contemporanea.

http://www.cooperazione.ch/La+tradizione+sposa+la+modernitae La tradizione sposa la modernità

La metropoli sul Bosforo non solo è un punto d'incontro tra due continenti. È un mosaico di ricchezze culturali: dalle moschee ottomane fino alle gallerie d'arte contemporanea.

«Eczacibasi» significa «capi della farmaceutica». È il nome di una delle famiglie più potenti della Turchia, che ha costruito le sue fortune con i medicinali sin dai tempi dell’Impero ottomano. Con i suoi finanziamenti nel 2004 una cadente rimessa di merci sul molo di Karaköy, nei pressi della direzione della capitaneria di porto, è stata trasformata nel Modern Istanbul, un «rifugio» permanente per gli artisti turchi. Un processo simile a quello della Tate di Londra, anche lei ricavata da vecchi magazzini in riva all’acqua. Il balcone e gli spazi esterni sono sospesi sul mare, e una indescrivibile luce «filtra» dalle grandi finestre insieme all’odore intenso dell’acqua salmastra e all’eco delle voci dei passeggeri che sui battelli attraversano il Bosforo.

Dal bar caffetteria del museo, arredato con un design style che farebbe invidia a New York, la vista è impagabile: il palazzo Topkapi, il museo di Santa Sofia e la Moschea Blu sono lì. A portata di sguardo. I quasi 8.000 metri quadri della struttura si articolano su due livelli collegati al centro da una scala metallica che perfora il pavimento, opera dell’artista italiana Monica Monvicini. Il piano superiore è «quasi» interamente dedicato alla mostra permanente di circa 100 opere che hanno segnato il passaggio dall’impero ottomano alla repubblica. Si spazia da una splendida sezione di vedutisti di fine Ottocento di Istanbul alle opere degli esponenti dell’Accademia militare di ingegneria, quali Seker Ahmet Pasa e Osman Hamdi Bey. Dalle «immense» tele di Turan Erol ai lavori di Bedri Rahmi Eyüboglu, uno dei massimi rappresentanti del gruppo degli indipendenti che ringiovanì la scena artistica turca negli anni ’50 e ’60. Il «quasi» è legato alla volontà degli Eczacibasi che hanno voluto creare uno spazio dedicato ai bambini, dove il museo diventa interattivo e propone programmi didattici rivolti alle scuole. Al piano terreno, oltre allo spazio dedicato alle mostre temporanee di pittura e fotografia, un ampio spazio è dedicato alla video arte, mentre la biblioteca del museo, posta al centro di questa grande area, si offre come punto di riferimento per ricerche e studi nell’ambito artistico. Infine una sala cinematografica proietta film esclusi dai tradizionali circuiti di distribuzione.

Chi è interessato al connubio tra architettura industriale, arte contemporanea e committenza privata deve spingersi in fondo al Corno d’Oro. A un tiro di schioppo dalla tradizionalissima moschea di Eyüp. Qui sorge la Silahtaraga Elektrik Santrali, l’antica centrale elettrica ottomana che dal 1914 al 1983 illuminò l’intera città. L’università Bilgi di Istanbul, un istituto privato, si è fatto promotore e finanziatore di un progetto – affidato a tre noti architetti turchi: Nevzat Sayin, Emre Arolat e Han T’mertekin – che ha trasformato la centrale in una struttura simile alla Factory di Andy Warhol. Ovviamente in salsa turca. È nata così Santralistanbul: un’area che ospita un museo per l’arte contemporanea di circa settemila metri quadrati, circondato da altri edifici che fungono da residenza per artisti, biblioteca e un originale museo dell’energia. C’è anche la sede di un dipartimento universitario e un ristorante con un club dove si esibiscono i dj internazionali più alla page. La veloce metamorfosi che sta vivendo Istanbul è testimoniata anche dalla carriera di Zeynep Fadillioglu. È una giovane signora bionda, figlia di una delle grandi famiglie dell’aristocrazia laica di Istanbul. Ma è anche uno dei più apprezzati architetti turchi, che si è costruita un nome specializzandosi nell’ideazione di alberghi, ristoranti e night club. Una missione precisa la sua: creare ponti culturali tra Oriente ed Occidente. Obiettivo perseguito grazie a uno uno studio di architettura, lo «ZF design» (www.zfdesign.com), dove lavorano solo donne. «A Istanbul – ci dichiara Zeynep – ho firmato alcuni alberghi a cinque stelle, ho progettato la “Brasserie” di Nisantasi, il quartiere più trendy della città, e il ristorante Ulus 29 (www.club29.com). Un locale dove le due cose più straordinarie però non le ho fatte io: la stupefacente vista sul Bosforo e lo splendido menù».

Il lavoro che l’ha fatta conoscere in tutto il mondo non è un ristorante, ma la realizzazione della moschea di Shakirin, la prima al mondo ideata da una donna. Incurante che dovesse sorgere non lontano da un quartiere molto religioso come Uskudar, nella parte asiatica della città, quando la famiglia turco-saudita Sakir le commissionò il lavoro pensò subito a qualcosa di innovativo, che mescolasse insieme elementi contemporanei e della tradizione. Ha consultato teologi, storici dell’arte e artisti, arrivando a ideare un progetto fuori dagli schemi della tradizione. Gli interni sono una sapiente miscela di metallo e vetri, di disegni tradizionali e forme avanguardistiche. L’entrata è dominata da una sfera metallica creata dal designer inglese William Pye, mentre il centro della moschea è occupato da un gigantesco lampadario di vetro prodotto in Cina: gocce di vetro che, come le parole di Allah, scivolano sui fedeli. La parte della moschea riservata alle donne, solitamente relegata non lontano dai bagni, è spaziosa. E la separazione con l’area maschile è meno netta. Da non molto sulle nuove banconote da 50 lire turche c’è per la prima volta una donna, e senza il velo: è la scrittrice Fatma Aliye Hamm. Con il lavoro di Zeynep l’altra metà del cielo fa un passo in avanti anche nei luoghi di culto…

Alcune dritte culturali

Panoramica sul quartiere di Beyoglu.

Panoramica sul quartiere di Beyoglu.
http://www.cooperazione.ch/La+tradizione+sposa+la+modernitae Panoramica sul quartiere di Beyoglu.

Da qualche anno Cihangir è uno dei quartieri più trendy di Istanbul, amato da artisti, intellettuali e bohemienne. Il quartiere è nel distretto di Beyoglu, a due passi dalla centralissima piazza Taksim, dove si concentra gran parte della vita notturna della città. Dalla fine dello scorso secolo Cihangir ha cominciato a diventare un rifugio naturale per gli artisti. Il quartiere era poco sicuro e quindi le case costavano poco: l’ideale per chi naviga sulle acque economicamente incerte dell’arte. Oltre agli artisti arrivarono gli studenti e i primi locali modaioli. Novità che, provocando un aumento degli affitti, costrinsero (e costringono) i vecchi abitanti del quartiere ad andarsene. Scompaiono le sacche di disagio e la prostituzione, il quartiere perde la sua anima per mutarla con un maquillage più snob e sofisticato. È un classico processo di gentrificazione, una prassi per metropoli come Londra, New York e Istanbul. Proprio nel cuore di Cihangir ad aprile dello scorso anno, Orhan Pamuk ha aperto un nuovo spazio espositivo: il Museo dell’Innocenza. Lo scrittore l’ha definito un «city museum», un museo della vita quotidiana di Istanbul, un museo sentimentale della storia d’amore tra Kemal e Füsun, protagonisti del suo romanzo che ha dato il nome al museo. In 83 vetrine tematiche – una per ogni capitolo del libro – sono raccolti oggetti di ogni tipo (bicchieri, posate, saliere, vestiti, foto, cartoline, biglietti della lotteria, orecchini, scatole di fiammiferi, lampade, una mappa, un poster anatomico, modellini di treni e di navi, documentari del Bosforo per un tocco di post-modernità) che in ogni vetrina fermano un mondo a sé. E ogni vetrina è stata disegnata e allestita direttamente da Pamuk, che tra mercatini e abitazioni private ha reperito tutto il materiale esposto.

www.masumiyetmuzesi.org

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

Testo: Claudio Agostoni

Fotografia:

Bruno Zanzottera
Pubblicazione:
martedì 15.10.2013, ore 11:00


Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?