Per Laura Kaehr è importante che lo sguardo di registe donne sia più presente nel cinema.

«La mia prima grande fatica»

Dal teatro-danza al cinema-danza: la regista e ballerina Laura Kaehr sogna di poter fondere le due forme dʼespressione artistica. — Keri Gonzato

Il suo nome è Laura Kaehr ed è un’artista con un percorso molto interessante. È nata a Minusio per poi proseguire il viaggio in giro per il mondo, diventando un’artista multi-disciplinare. Dallo scorso novembre, Laura è la prima ticinese ad aver vinto il prestigioso EDI Swiss Order and Promotional Price argento per il film pubblicitario «Jonas Fricker – Ihre grüne Stimme im Nationalrat» e oggi impartisce un corso alla Zürcher Hochschule der Künste (ZHdK) di «Dance on camera», e da tre mesi si trova a Los Angeles per scrivere il suo  primo film con il suo co-sceneggiatore.



Un susseguirsi di progetti
Ma facciamo un passo indietro. Nel 2014 crea «1927», primo cortometraggio dove danza, storia e poesia si incontrano… L’opera debutta al Festival del film di Locarno per poi approdare al Festival di Winterthur e proseguire verso altre mete culturali, come Zurigo in occasione del centenario del movimento dadaista. «È stato il frutto di quattro anni di lavoro, nel corso del Master in transdisciplinarità artistica con specializzazione in regia cinematografica, alla ZHdK – racconta –. È dedicato a mio bisnonno, che era il giardiniere della comunità di artisti del Monte Verità». Il suo secondo lavoro di diploma «Thank You for the Lovely Flowers», pezzo di teatro-danza, viene messo in scena sulla prestigiosa Bühne A di Zurigo. «Il master mi ha permesso di entrare in contatto con il linguaggio filmico e di fare miei i trucchi tecnici che oggi mi permettono di combinare le mie passioni: cinema e danza!». Laura infatti, nasce come ballerina classica. Da giovanissima, una borsa di studio le permette di studiare alla rinomata scuola francese «Centre de Danse International Rossella Hightower» a Cannes, dove si diploma nel 1998 in danza, teatro e letteratura francese.
La danza la porterà dalla Francia agli Stati Uniti, dove passa un periodo come apprendista presso la Smuin Ballet San Francisco, con Michael Smuin che ha creato coreografie per i film di Francis F. Coppola. Dopodiché, torna in Svizzera a ballare per l’Operahaus di Zurigo. «Sono sempre stata molto curiosa e, oltre a danzare, ero attirata dalla scrittura e dalla direzione artistica – dice Laura. – A 22 anni, ho scritto la mia prima opera di teatro-danza, andata in scena al Kursaal di Locarno». La voglia di imparare ed aprirsi continua a spingere Laura a integrare nuovi cammini, tra cui lo yoga e la recitazione… «A Parigi ho studiato recitazione e letteratura teatrale, tra la Sorbonne e l’Actor’s Studio, che mi hanno aperto nuove porte». Come attrice, partecipa a vari progetti cinematografici per Rsi e Tsr e, alla Biennale di Teatro di Venezia, viene diretta da tre grandi del  teatro, Claixto Bieito, Jan
Lauwers e Jan Fabre. Nel 2009 vince il Swiss Perform per la performance in «Dechainées».    
L’interdisciplinarità era scritta nel suo destino. Essendo di natura curiosa,  Laura si butta a capofitto in ogni cosa che la appassiona. «Sono ossessiva in quello che faccio, quando una cosa cattura la mia attenzione mi ci dedico in modo totale – ammette –; al momento il mio focus sono i film, dalle produzioni pubblicitarie ai corti per la moda e il mio primo lungometraggio». Oggi vive a Zurigo, circondata da persone che si nutrono degli stessi interessi… «Lo scambio è continuo, dialoghiamo, scambiamo opinioni e contatti utili e co-creiamo». Da cosa nasce cosa e, la scorsa estate, Laura si è sposata con Manu Gerber, sound designer per i film. «Manu nasce come musicista e compositore – dice Laura –. Da quando abbiamo iniziato a parlare delle nostre passioni comuni non abbiamo più smesso!».

Donne sottorapresentate
«Vorrei portare in Svizzera e in Europa il concetto della danza integrata nell’ambito del cinema», racconta. Nel 2014, nel quadro del Master in film della ZHdK, ha tenuto il seminario «Film e danza» e sta già lavorando al prossimo. A questa visione, si accompagna la volontà di battersi perché le registe donne arrivino ad avere opportunità pari agli uomini. «I diplomati delle scuole di cinema svizzere sono metà uomini e metà donne, ma quando guardiamo al numero di lungometraggi prodotti ogni anno, quelli creati da donne sono ben sotto al 30%!». Uno studio recente mostra che la proporzione di donne in posizioni creative importanti nell’industria del film è stagnante. «Il punto di vista femminile ne risulta meno valorizzato – spiega–. È un problema importante. Il cinema ci definisce e dovrebbe quindi riflettere vari punti di vista: la sensibilità femminile dovrebbe avere spazio tanto quanto quella maschile». Oltre a rappresentare, con grazia e intelligenza, la minoranza ticinese declinata al femminile nel mondo delle arti filmiche, Laura è una visionaria dotata di una passione per quello che fa che smuove le montagne. Sicuramente sentiremo parlare ancora di lei a breve!

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