«Volevo solo cantare al piano bar»

Laura Pausini fa un bilancio della sua carriera: dall’esordio di 25 anni fa a Sanremo con “La solitudine” al nuovo cd “Fatti sentire”. Una star forte sul palco e fragile nella vita, che si sente italiana anche quando canta in spagnolo. Sarà in concerto a Zurigo in ottobre.

TESTO: DIEGO PERUGINI 

Sembra ieri di vederla giovanissima ed emozionata cantare La solitudine al festival di Sanremo. Il sogno di un amore adolescenziale infranto sul più bello raccontato a voce spiegata sullo sfondo di una melodia accattivante. E italianissima. Una canzone, arrivata prima nella sezione Novità, che darà il via a una carriera da fuoriclasse. Sembra ieri, dicevamo, invece sono già 25 anni di Laura Pausini. La popstar di Solarolo, in Emilia-Romagna, raggiunge un traguardo importante, da festeggiare con una lunga serie di eventi. Il primo è già sotto i riflettori: un nuovo cd, Fatti sentire (Warner), che ribadisce il suo classico stile con qualche strizzatina d’occhio alla contemporaneità. Poi, il 21 e 22 luglio, terrà due concerti in una sede prestigiosa come il Circo Massimo di Roma, dove quattro anni fa si sono esibiti niente meno che i Rolling Stones. Quindi sarà la volta di un tour mondiale, che toccherà anche la Svizzera il 24 ottobre all’Hallenstadion di Zurigo.

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La ragazzina trepidante di un tempo s’è trasformata in una diva internazionale con oltre 70 milioni di dischi venduti, un ampio numero di riconoscimenti (fra cui vari Grammy Award) e una popolarità che abbraccia tutti i continenti. Una donna decisa, volitiva e testarda, ma che non nasconde le proprie debolezze, come confesserà nella nostra intervista.

Una conferenza stampa molto particolare, organizzata su un areo in direzione di Roma

Venticinque anni di carriera. E a che livelli! Dica la verità, Laura, se l’aspettava?
No. All’inizio io volevo solo cantare con mio papà al piano bar, mi bastava, ero contenta così, anzi soffrivo per la lontananza da casa. Poi è arrivato Sanremo ed è cominciato tutto.

E oggi come si sente?
Più a mio agio. Se mi guardo indietro, non vedo niente di male. Certo, ci sono stati degli incontri sbagliati, come capita nella vita di tutti, ma sono ancora qui. E ho tanta voglia di cantare, emozionarmi. Oggi mi piace cimentarmi con pezzi più profondi, da brividi sulla pelle. A volte sono così entusiasta che li vorrei mettere subito in Rete e farli sentire al mondo. Nella mia carriera ho sempre scelto io tutte le canzoni e ne vado fiera. Con un’unica eccezione, un vecchio brano come Cani e gatti: l’abbiamo scritto in mezz’ora all’ultimo momento. E si sente. Non lo rifarei.

E che ne dice del suo ultimo cd, “Fatti sentire”?
È l’album più vario che ho fatto. Ed è nato prima del previsto, anche contro la logica della programmazione. Io sono fissata coi calendari e col pianificare tutto, ma con la musica non riesco. C’erano queste canzoni e dovevano uscire ora. Le ho scelte alla cieca dai provini arrivati, senza sapere da chi erano firmate, seguendo come sempre l’emozione. Raccontano storie di persone che devono prendere una decisione, anche difficile e dolorosa. E non è finita qui. Nel disco non ci stavano tutti i brani, così ci sarà un secondo volume, non so bene come e quando. Ma ci sono ancora molte parole che vorrei far ascoltare.


Perché questo titolo?
Fatti sentire è un invito a essere coraggiosi. Perché bisogna rimanere sé stessi fino in fondo senza avere paura dei giudizi. E lo dico innanzitutto a me: in passato, sbagliando, ho cercato di compiacere chi mi giudicava male. Ora basta, voglio essere contenta di quel che sono. Mi dipingono come una donna forte e, in effetti, sul palco è così. Ma mi basta scendere quei cinque gradini per sentirmi piccola e fragile. Ci sono tante persone insicure nel mondo e voglio invitarle a reagire. Perché abbiamo una sola opportunità, una sola vita.

Ci sono tante ballate, come al solito. Ma anche un pezzo tutto da ballare come “Nuevo”, dal sapore molto latino.
Io vivo sei messi l’anno a Miami, dove quella musica “urban” la senti dappertutto, ti entra dentro. E, così, l’ho fatta mia. Perché pur restando fortemente italiana, mi lascio pervadere dalle influenze intorno a me. E, poi, i latinoamericani sono simili a noi romagnoli, molto veraci. Così nel brano c’è un sapore reggaeton con un testo inusuale per me. Parla di un colpo di fulmine e di una donna che deve decidere se vivere quell’avventura oppure no. Non è il mio stile, perché non sono una tipa da “una botta e via”, ma ho provato a calarmi nella situazione. È una musica popolare e leggera, ma non vuol dire che non abbia qualità. Bisogna smetterla col considerare scarso tutto quel che ha successo. Ai tempi è capitato anche per le mie ballate: dicevano che ero mielosa, pallosa, da tagliarsi le vene. Oggi, invece, il mio pop è sofisticato ed elegante.

Lei viaggia spesso, vive molto all’estero, si confronta con varie culture: come fa a mantenere intatta la sua italianità?
È qualcosa che ho dentro. Ci tengo e sono molto orgogliosa quando all’estero mi presentano come “la cantante italiana”. C’è sempre l’Italia in me, anche quando canto in un’altra lingua. Me ne accorgo persino dalle canzoni: in un modo o nell’altro scelgo quelle scritte dai miei connazionali. E dire che me ne propongono da tutto il mondo. Evidentemente anche le mie corde vocali dicono Italia.

Quant’è cambiato il mondo della musica da quando lei ha iniziato?
Molto. Vedo le fabbriche di cd che stanno chiudendo. Il digitale è il futuro e io devo masticare con calma il momento di passaggio, imparando ad amare questo nuovo mondo. Perciò cerco di capire come si muovono gli altri cantanti, che strategie usano: per esempio far uscire dei singoli a distanza e poi l’album, come ha fatto Ed Sheeran, uno dei miei artisti preferiti. Ci ho provato anch’io, bisogna stare sempre al passo coi tempi.

A luglio terrà due concerti al Circo Massimo di Roma, la prima donna in assoluto.
L’idea m’ha subito elettrizzata. Anche perché ora vivo a Roma, faccio l’amore qui. Ma mi sono anche spaventata: e se dovessi fallire? Per fortuna i numeri delle prevendite mi hanno rassicurata. Del resto amo rischiare, lo faccio sin da quando ero bambina. È indispensabile per raggiungere i propri obiettivi.

Poi partirà per un lungo tour mondiale, che la porterà anche in Svizzera. Che spettacolo presenterà?
Non sarà molto diverso dal live di Roma, magari cambierò due o tre canzoni. Vorrei portare qualcosa di nuovo e tecnologico, ma senza esagerare, perché stavolta al centro vorrei ci fosse la musica. Perciò ho rinunciato ai ballerini. Il problema, semmai, è la scaletta. Dopo 25 anni le canzoni cominciano a essere tante e non so cosa scegliere. Ho fatto dei sondaggi fra i fan, mi chiedono per esempio di non fare i medley, che però sono l’unico modo per inserire più brani possibile. Altri di non fare più La solitudine e altri classici, ma io amo cantarli e mi sembra scortese verso chi viene a vedermi e si aspetta di sentirli. Di sicuro vorrei presentare per bene il nuovo album.

Cosa vede nel suo futuro?
Di certo non mi siederò sugli allori. Io amo le sfide e ne cercherò di nuove. Ho ancora molti sogni da realizzare, nella musica e nel privato. Vorrei stare il più possibile con mia figlia, per esempio.

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