Le abitudini dei VIP e... il parere della filosofa

Il Capodanno di Simona Bernasconi, conduttrice meteo, Sandro Schneebeli, musicista, Angelo Renzetti, presidente del Lugano calcio e Xenia Tchoumi, modella e fashion blogger. Come trascorreranno la notte di Capodanno i VIP della Svizzera italiana?

Nessun dubbio per Simona Bernasconi, attrice e conduttrice meteo. «Io l’ultimo giorno dell’anno adoro passarlo in famiglia, guardando in televisione le commedie in cui recito».

Più intimo il San Silvestro del musicista Sandro Schneebeli: «Ce ne staremo in un piccolo hotel di montagna. Mia moglie, i miei due bambini ed io. Ci vizieremo con le specialità del posto».

Angelo Renzetti, presidente del Lugano calcio, non ha esitazioni: «Trascorrerò un Capodanno tranquillo. Con i miei affetti. Forse andrò in montagna».  Xenia Tchoumi, invece, modella e fashion blogger. «Andrò al caldo, con le persone che amo», chiosa


La chiave della felicità


Per Francesca Rigotti il bisogno di ridurre il superfluo è sempre più presente.

La baita durante le festività va sempre più di moda. Perché?
Nella baita si deve stare vicini perché gli spazi sono ristretti. Si possono sentire il calore e la presenza umana in un’epoca nella quale i contatti, con le persone, con le cose, stanno diventando evanescenti. Resta la stretta di mano. Ma spariscono gli abbracci, veri, non virtuali, i baci, le carezze, le pacche sulle spalle. Siamo diventati tutti freddi e distaccati. Non ci tocchiamo tra umani, non tocchiamo neanche le cose. Però c’è un desiderio, magari inconscio, di recuperare queste sensazioni.  

Il cenone e la discoteca lasciano spazio a una raclette e ai giochi di società. Un po’ paradossale nella società del superfluo, non trova?   
Meno è più. Sottrarre per aggiungere. Alleggerirsi per liberarsi. Sono gli slogan del nuovo minimalismo. Una filosofia di vita che incoraggia a disfarsi di quanto più è possibile. Meno abiti, meno mobili, meno tutto. L’obiettivo è quello di vivere in una casa minima, di infilare quello che si possiede in una valigia, eliminando il superfluo per concentrarsi sull’essenziale. Non in nome di una scelta ascetica, tantomeno ideologica o religiosa, bensì per scoprire che in quella sottrazione si cela la chiave della felicità.

Voglia di intimità in un’era sempre più tecnologica e mediatica. È un segnale?
Forse. Cerchiamo una stanza col caminetto, letti a castello. Gusci confortevoli con le pareti di pietra, dove nasconderci. Però poi è anche vero che vogliamo stringere come un amuleto lo smartphone. Quello strumento che tiene occupati le mani, gli occhi, la testa, il cuore e la mente. E se nella baita non c’è il collegamento internet, come fare…

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