Le ballate intimiste
di Emeli Sandé

Dopo il debutto clamoroso di quattro anni fa, di Emeli Sandé s’erano perse le tracce. Stress da successo, troppa pressione e un matrimonio fallito hanno portato la cantautrice scozzese di origini zambiane sull’orlo della crisi di nervi. — DIEGO PERUGINI

Il nuovo cd, Long Live The Angels (Virgin), ne racconta il travagliato percorso di vita in una serie di brani dal fascino intimista e raccolto. A prevalere è la forma ballata, a volte con coloriture gospel nella notevole Breathing Underwater o elettroniche in I’d Rather Not e più scarne in Lonely, dai toni strappacuore. Canzoni di classe, arrangiate con eleganza e sobrietà e interpretate con voce intensa e sofferta (un po’ stile Adele, a tratti), anche se alla lunga il …mood» malinconico stanca e si sente il desiderio di una sferzata ritmica in più. Che arriva, per fortuna, nell’incalzante pop-soul di Highs & Lows e, soprattutto in Tenderly, superbo brano dove Emeli riscopre le sue radici afro e duetta col padre Joel e i cugini del Serenje Choir.

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