Mantenere un segreto può consolidare o rompere amicizie.

Le confidenze da non svelare

Il segreto buono è un vincolo che unisce, confidarlo a un amico rafforza il rapporto di amicizia. Il segreto cattivo, invece, deve essere rivelato. — AMELIA VALSECCHI JORIO

Che starà mai dicendo quel bambino a quella bambina con la mano davanti alla bocca mentre le parla all’orecchio? Un segreto, naturalmente! Una confidenza fatta sottovoce. Pierre Kahn, psicologo dell’età evolutiva, incontrato nel suo studio a Mendrisio, spiega che l’inclinazione dei bambini di confidarsi con gli altri nasce spontanea sin da piccoli e deriva dalla loro capacità di decentrarsi, riconoscere cioè che esiste un io, ma anche un altro, presupponendo quindi l’esistenza di una dimensione relazionale. Ma cosa significa un segreto per un bambino? Esso rappresenta la condivisione di un’informazione che non deve rivelare a nessuno. Nel concreto vuol dire, ad esempio, condividere con la mamma il segreto del regalo che il papà riceverà al suo compleanno.

Due tipi di segreto
«Non sempre però il bambino riesce a mantenere la parola data, soprattutto se la sorpresa è bella», spiega lo psicologo, Pierre Kahn. Perché, prima di tutto, un bambino deve riuscire a mantenere il segreto e in secondo luogo, deve riuscire a trattenere la gioia e l’emozione di dire ciò che ha saputo. Inoltre, e non da ultimo, sarà combattuto dal desiderio di svelarlo per vedere la reazione che provoca nell’altro. Ma il segreto non sempre è un evento positivo. Il bambino deve essere in grado di distinguere quando esso è buono e quando è cattivo. «Bisogna insegnare ai bambini che esiste il segreto bello, ma anche quello brutto», afferma lo psicologo. E si riferisce soprattutto ai casi di abusi. «È proprio in queste circostanze che è fondamentale sapere che ci sono cose che vanno svelate, perché in questo contesto succede che ai bambini sia prescritto il silenzio. Purtroppo, in queste situazioni gli adulti sanno essere più che convincenti e, proprio per questo, è fondamentale che il bambino possa tirare fuori la verità rivelando il segreto brutto alle persone di cui si fida».

Maschietti e femminucce
Rispetto alla rivelazione o meno di qualcosa di misterioso, le femminucce sono più sensibili alla dimensione emotiva e allo stesso tempo, rispetto ai maschietti, hanno maggiori capacità di comunicazione. La somma di questi due fattori potrebbero rappresentare la ragione per cui una bambina è meno propensa a mantenere un segreto rispetto a un bambino. Nel caso dei maschietti, situandoci in una fascia d’età che va dai sei anni fino alla preadolescenza, le dinamiche dei rapporti relazionali tra maschi e femmine sono diverse. Per questo, tra le ragazze, dove i rapporti sono più precari e complicati – soprattutto quando subentrano fattori come la gelosia, l’esclusività di un legame o la paura di perdere un’amicizia –, questi elementi possono mettere in gioco la dimensione della segretezza. Ecco quindi che il condividere un segreto con un’amica può ricoprire un ruolo fondamentale e diventare un elemento utile all’interno di una relazione. Esso permette di far capire quanto valgo per l’altro. E, aggiunge lo psicologo, può rappresentare una variabile per misurare «il peso» di una relazione.

I segreti nei libri
Valeria Nidola, libraia e raccontastorie, sostiene che i segreti vanno svelati, per essere condivisi, perché il bello è quello di farne parte, condividerlo con gli amici. Prima di svelarlo però – ci racconta – bisognerebbe seguire il consiglio di Socrate nel libro Storie per apprendisti saggi dell’autore Michel Piquemal. In una novella della raccolta, Socrate spiega che ci sono tre setacci nei quali un segreto dovrebbe passare. Il primo è quello della verità: «È vero quello che mi racconti?». Il secondo, quello della bontà: «È buono quello che vuoi dirmi?». Il terzo, l’utilità: «È utile che io lo sappia?». Una volta passati questi filtri, starà a voi giudicare se è meglio raccontare oppure tenere per sé una confidenza. La raccontastorie sostiene che ci sono segreti che fanno sorridere, quando ci pensiamo, e segreti che fanno paura. I primi possono restare nascosti fino a quando salteranno fuori da soli; quelli che fanno paura vanno liberati subito: «Tenere un segreto che fa paura è un brutto gioco», conclude Nidola.

Alcuni titoli suggeriti da Valeria Nidola:

- Mario Ramos, Il Segreto di Lu, Babalibri

- Tor Freeman, Olivia e il grande segreto, la Margherita

- Beatrice Alemagna, Il meraviglioso Cicciapelliccia, Topipittori

- Clémentine Beauvais, L’incantesimo della Lupa, Terre di Mezzo.

- Rébecca Dautremer, Nat e il segreto di Eleonora, Gallucci

- Carla Ciccoli, Il segreto dei libri perduti, Piemme

 

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