Le emozioni di «Inside out»
secondo Alain di Gallo

L’ultimo film della Disney, «Inside out» ci parla di emozioni. Il primario della clinica psichiatrica per bambini e giovani di Basilea ci spiegacome nascono i sentimenti.

http://film.disney.it/inside-out

Le emozioni non sono ancora del tutto sviluppate alla nostra nascita, ma si sviluppano nel corso del tempo. Dapprima le più semplici, come la curiosità, l’interesse e la gioia; più tardi invece scopriamo l’invidia e la vergogna.


I cinque protagonisti di «Inside out»: Sadness, Fear, Anger, Joy e Disgust.


Signor Di Gallo, da dove vengono i nostri sentimenti?
Noi uomini siamo esseri sensomotorici. Ciò significa che prendiamo coscienza del mondo attraverso i nostri cinque sensi: vediamo, udiamo, tocchiamo, annusiamo e gustiamo. Inoltre riceviamo messaggi dal nostro interno: la fame, il freddo o le tensioni muscolari. A questi stimoli rispondiamo con una reazione motorica. Se vedo qualcosa di gradevole, mi ci dedico; se è sgradevole volgo lo sguardo da un’altra parte. Se sento freddo, tremo e i capillari si restringono. Tra stimolo e reazione c’è sempre un sentimento, sia esso positivo o negativo. Se guardiamo insieme una partita di calcio e viene segnata una rete, la nostra reazione sarà diversa a seconda se siamo tifosi di questa o quella squadra. E questo benché abbiamo assistito alla stessa identica scena. Si ritiene che i neonati vivano molto presto le emozioni. Probabile che fin dalla nascita provino curiosità, interesse, disgusto. A partire da due, tre mesi conoscono la gioia, ma rabbia, tristezza e paura entrano in gioco dai sei/otto mesi.
 
Perché vergogna o senso di colpa vengono solo più tardi?
La vergogna presuppone che io possa mettermi nei panni di un’altra persona che può osservarmi e giudicarmi. Mi posso sentir colpevole solo se ho la capacità di immaginarmi di aver fatto qualcosa che ferisce ferisce o rattrista un’altra persona. Capacità che si sviluppano nel secondo o terzo anno di vita.


Alain Di Gallo ci spiega che i sentimenti non si sviluppano insieme.

Rabbia o delusione presuppongono che io mi aspetto qualcosa che poi non accade. Queste emozioni si mostrano già molto presto?
Sì. Un bambino di dieci mesi può arrabbiarsi se un oggetto che ritiene interessante è al di fuori della sua portata e quindi non può agguantarlo. Nel contempo però non prova vergogna, perché altrimenti dovrebbe essere in grado di pensare che la madre lo sta guardando e pensa: «mio figlio è piuttosto imbranato».

Perché un neonato piange quando ha fame? Solo perché vuole cibo o per la rabbia per il fatto che il seno o il poppatoio non sono ancora qui?
Entrambe le cose. La fame sviluppa una sensazione negativa e quindi il pianto. Il fatto di piangere è la sua sola possibilità di attirare l’attenzione su di sé.

Nel film della Disney «Inside out», i ruoli principali appartengono a cinque sentimenti: gioia, tristezza, paura, disgusto e rabbia. Si tratta di una sorta di emozioni basilari?
Sono effettivamente emozioni di base. Sono tra le prime che un bambino prova.

I bambini imparano le emozioni?
In un certo senso sì, soprattutto attraverso il confronto con gli altri. Se per esempio i genitori giocherellano con lui con frizzi e lazzi, il bambino ride di gioia. Ciò provoca anche nella madre e nel padre un sorriso. In tal modo il bambino impara a conoscere le proprie emozioni vedendole specchiate nei propri genitori.

Ogni individuo prova emozioni diverse: c!è chi è più pauroso, chi invece non teme nulla. Sono caratteristiche genetiche o sono frutto dell’apprendimento?
Entrambi. Portiamo con noi un baga-glio genetico, come per esempio il temperamento. Esso indica se siamo piuttosto prudenti o ci scagliamo con foga su quanto ci circonda. Però veniamo condizionati anche dall’esperienza e dalle persone che ci circondano e dal loro modo di interagire con la realtà.

Ci sono persone prive di sentimenti?
la capacità di immedesimarci nell’altro varia da individuo a individuo. Per i malati di autismo è difficile capire cosa prova chi sta loro di fronte. Stesso discorso per i violenti.

Che cosa possono fare i genitori per permettere uno sviluppo armonico dei sentimenti nei loro figli?
Ci vuole molta empatia. Una madre accorerà subito quando il suo neonato piange perché ha fame. Dieci mesi dopo potrà però decidere quando è il momento giusto per rispondere al pianto del bambino affamato: una piccola attesa può essere più che giustificata e fa bene alla crescita del figlio.

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Testo: Thomas Compagno
Foto: Heiner Schmitt
Pubblicazione:
martedì 13.10.2015, ore 00:00


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