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Punto a capo
ha scritto il 08.01.2018


Le forme del messaggero – di Daniele Maggetti

Il tempo natalizio è passato da poco e forse vi riecheggiano ancora nella testa le strofe di canzoni popolate da angeli, cherubini e altre creature munite di ali.

E di sicuro avete in mente, come me, le rappresentazioni canoniche dell’angelo custode la cui mano protegge dei biondi fanciulli sull’orlo di un precipizio. Questi elementi sono tra i molti che riunisce una mostra appassionante presentata a Friborgo, la cui ambizione è di allestire la genealogia di una figura quasi banalizzata nel nostro immaginario visivo.

Non mancano le sorprese
Il percorso che il visitatore è invitato a seguire non manca di sorprese. Generalmente identificato con un messaggero celeste, come lo suggerisce l’etimologia, l’angelo non è riducibile a questa sola funzione. Ne assume infatti molte altre, diventando talora corazzato e muscoloso debellatore del male, a volte bambinello grassoccio compagno degli innamorati. La ricchezza delle apparenze e la moltiplicazione dei ruoli, documentata da reperti antichi oltre che da sculture e dipinti di varie epoche, è il risultato di una lunghissima evoluzione, che ha radici non solo nella tradizione ebraica, ma anche nell’antico Egitto, in Siria, in Grecia e a Roma. La figura angelica si rivela così essere il frutto di una complessa forma di sincretismo, nella quale convergono immagini e credenze di varie origini. Ciò la predispone ad un largo ventaglio di interpretazioni e di usi, come lo attestano i campi della propaganda e della pubblicità.

L’angelo e la bestia
Al di là del fascino legato all’angelo come fenomeno in sé, indipendentemente da qualsiasi convinzione religiosa, l’itinerario proposto dal Museo d’arte e di storia friborghese ha un merito centrale: quello di sottolineare che l’analisi e la contestualizzazione sono necessarie per capire le realtà culturali e le immagini che ci circondano. «Chi vuol far l’angelo finisce col fare la bestia», scriveva Pascal. Forse non si offende il suo pensiero affermando che uno dei modi di «far l’angelo» è proprio di dimenticare che quanto distingue l’uomo dall’animale è la capacità di storicizzare. In un’epoca che abbonda di esempi crudeli di assolutizzazione delle proprie credenze, non scordiamocelo.


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