Il retro della cattedrale Aleksandar Nevsky, costruita in memoria dei soldati russi morti nella guerra di liberazione dai turchi. (FOTO: Bruno Zanzottera)

Le meraviglie di Sofia, capitale del paradosso

Affreschi medievali, imponenti monumenti dellʼepoca comunista, gare di hip hop e musica di band zingare: una città dalle mille sfaccettature.  — CLAUDIO AGOSTONI


Mezzanotte nel centro di Sofia. La melodia che arriva all’orecchio è triste, ma accattivante. Anche perché l’ocarina ha un suono monocorde. A suonarla, un signore solo in apparenza anziano. In realtà avrà da poco superato i cinquanta. Alle sue spalle un parco dove sino al 1990 – l’anno della fine del regime socialista – sorgeva il mausoleo con il corpo imbalsamato di Georgi Dimitrov, primo ministro della Repubblica Popolare di Bulgaria. Sull’altro lato della strada, alcuni ragazzi entrano nel Club Chervilo, una discoteca che ha per dj’s resident,  gli stessi delle notti techno di Berlino e Ibiza. A pochi metri, in quello che era il Palazzo dell’Esercito, tra broccati e antiche tappezzerie, è appena terminato un contest di hip hop frequentato da centinaia di adolescenti che coltivano il mito di Eminem e Snoop Dogg… È il paradigma di una città piena di contraddizioni. La conferma arriva nei pressi del monumento al Soldato Sovietico, un’icona  del passato sopravvissuta alla fine del socialismo reale. Oggi è il campo di gara dei cultori dello skate che hanno a loro disposizione marmi e pavimentazioni ultra levigate su cui esibirsi.

Metamorfosi senza fine  
Dal 1990 ad oggi la città sta subendo una metamorfosi che sembra non avere fine. La transizione dal comunismo al consumismo è stata foriera di mille sogni: per ora si sono perse certezze e sono nate speranze che spesso rischiano di ridursi a miraggi. Per trasformare i sogni in realtà ogni scorciatoia appare percorribile, a partire dal tentativo di trasformare antiche tradizioni in business. Qualcuno si lancia nella riproduzioni di icone: i modelli da cui prendere spunto non mancano, visto che la cripta della cattedrale-monumento Aleksandar Nevski, ideata a cavallo tra il XIX e il XX secolo per commemorare la liberazione dal giogo turco da parte delle armate russe, ospita una incredibile raccolta di icone provenienti da tutto il Paese. Altri recuperano gli antichi metodi di massaggio dei pastori transumanti (koracanè) e quelli, più ruvidi, dei briganti dei Balcani (hajdutzi) per aprire ruspanti studi di fisioterapia. Se non si dispone di spazi adeguati a Sofia non ci si arrende. Spesso è  prassi riconvertire vecchi monumenti in attività commerciali. Così un’ala dell’antico palazzo reale, già sede del konak (tribunale turco), dopo aver ospitato per anni il club Toba&Co sta per diventare sede del museo del vino. Un segmento della Libreria Nazionale è invece diventata una discoteca dalla colonna sonora molto «mainstream».  Il club Hambara invece era una stalla dove riposavano i cavalli che trainavano i tram. Divenne poi la stamperia clandestina dove Georgi Dimitrov editava un giornale sovversivo e oggi è un locale illuminato solo da candele.  Questa miscela di antico e ultramoderno genera una città ricca di paradossi, dove spiccano isole di bellezza, come la Tsurkva Sveta Nikolai (chiesa russa a due piani del 1913 dai caratteristici «cipollotti» dorati) o la Sveta Petka Samardjiyska (chiesa di culto cattolico, oggi parzialmente interrata, eretta tra il XIV e XV secolo durante la prima fase dell’occupazione turca). O la chiesa di Boyana, situata tra i pini di un quartiere periferico ai piedi del monte Vitosha, che custodisce affreschi sorprendenti e meravigliosi. Queste perle contrastano con un frequente stato di degrado e di caos urbano. Alcune case, di cui si intravede l’antica bellezza, cadono a pezzi. Persistono ombre del peso di quella massiccia architettura sovietica che, stringendo la città in un grigiore e in una severità impressionante, ne fanno una sorta di città di frontiera.

Est & Ovest, passato e futuro  
Tra Oriente e Occidente, comunismo e  consumismo, passato e futuro… Sofia meticcia lo è da sempre, non a caso è capace di far convivere la chiesa ortodossa Sveta Nedelja, la Banja Basi dzarnja, la «moschea dei bagni» eretta nel 1576 dal celebre architetto Sinan e la Central Sinagoga, il tempio sefardita più vasto d’Europa, nel giro di poche centinaia di metri. Una commistione che si respira anche girovagando per le strade, grazie alla colonna sonora, in diretta, offerta da piccole band zingare che con clarini, chitarre, violini e fisarmoniche, sbucano dalle fermate del metrò e vagano tra vicoli e piazzette.  La sera li incontri in più di un ristorante. Se si vuole esagerare l’indirizzo giusto è il Vaselo Selo, nel cuore di uno dei numerosi parchi cittadini. Portate pantagrueliche e una dozzina di rom che passano in rassegna, con tanto di coreografie, l’infinito campionario della musica balcanica. L’abbuffata e le danze rendono obbligatorio un digestivo. The Apartment è un appartamento aperto al pubblico. Su uno dei suoi divani potete degustare un eldeberry, un digestivo a base di erbe di montagna. L’ideale per fare l’inventario di tutte le situazioni, una antitetica all’altra, vissute in questa capitale del paradosso…



Un giovane compie acrobazie sotto il monumento commemorativo dellʼArmata Sovietica.



Un suonatore in abito tradizionale nelle vie del centro.



Ragazze in una stanza dellʼApartment.



Una gara di breakdance nelle sale  del Club dellʼEsercito.



Statue di Lenin e altri padri del socialismo nel Museo dellʼArte socialista.



Affreschi della chiesa di Boyana.


Gli imperdibili

  • Mercato delle donne.
    Un quartiere di fitti commerci non ancora infettato dalla malattia che cerca di riprodurre l’Occidente clonandone luoghi e loghi.


  • Chiesa di Boyana. 1-3 Boyansko Ezero St
    Ingressi regolamentati, otto persone alla volta. Raggiungibile con i bus #64 e #107. Il tesoro di questa chiesa sono i suoi affreschi; i suoi muri ospitano 89 scene, con 240 figure umane, dipinti a partire dal 1259. 




  • Museo d’Arte  Socialista. Via Luchezar Stanchev 7
    Aperto dalle 10 alle 17.30; Affiliato alla Galleria Nazionale d’Arte, il museo espone esempi di arte bulgara realizzati durante l’epoca comunista.


  • The Apartment. Neofit Rilski Str. 68;
    Il locale è proprio un appartamento, ci si accomoda in una delle diverse sale e si può bere e chiacchierare.

  • Veselo Selo. Boris Garden; +359 296 32311; vaseloselo.com.
    Non è solo un ristorante, ma una sorta di parco giochi tematico che ha per oggetto la musica dei Balcani. Sconsigliato ai vegetariani, garantisce una serata a base di cibo ruspante e balli sfrenati.

  • Free Sofia Tour
    Associazione senza scopo di lucro che fa visite guidate (in inglese) per Sofia.

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Pubblicazione:
lunedì 06.06.2016, ore 00:00


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