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Claudia Crivelli
ha scritto il 09.07.2018


Le molteplici possibilità di vita

Siamo stati al mare in un luogo selvaggio e discosto della Toscana, uno di quei posti un po' randagi che piacciono a me, conosciuto dai surfisti e dagli amanti della natura in quella terra benedetta dagli Etruschi.

Nell'uliveto, al riparo dal sole, mi sono portata un romanzone di mille pagine di Paul Auster dal numerico titolo 4321 (Einaudi, 2017) che racconta quattro delle possibilità di vita di un ragazzo, con l'unica costante dei luoghi nei quali si svolge (New York e dintorni) e di una ragazza, Amy, che di volta in volta si ritrova in qualità di amica, parente, amante o compagna. Il tutto ruota attorno all'idea che abbiamo molteplici possibilità di vita, e che solo per una combinazione di caso e scelte il nostro destino si concretizzi in una vita piuttosto che in un'altra. Bella idea, che fa riflettere, portandoci a posare spesso il libro per pensare a situazioni a noi vicine. Questi scrittori americani, poi, sanno scrivere molto bene, e a volte risulta impossibile staccare gli occhi dalle pagine per molto tempo di seguito, attività che risulta sempre più rara e preziosa in questo mondo dominato dai messaggi veloci e dalle notizie brevi: ottimo esercizio quello di spegnere i telefoni e dedicarsi a letture che richiedano tempi prolungati. Ma anche, questi scrittori, si prendono un po' troppo sul serio, o non conoscono la morigeratezza e il senso del limite: mille pagine sono davvero tante per descrivere quattro possibilità di giovinezza! Alla fine, ho abbandonato il libro in una bibliocabina in terra toscana, stufa dei mutamenti di storie di questo ragazzo! Inoltre, nella storia 2 il protagonista muore al campo estivo a quattordici anni colpito da un ramo caduto durante un temporale, evento che mi ha oltremodo intristita. Se ci pensate, per fare tutto ciò che facciamo occorre avere un'alta opinione di sè, e la presunzione di poter intrattenere gli altri con il nostro operato: il cuoco con i suoi manicaretti, l'artista con le proprie opere, lo scrittore con le parole...ma mille pagine, davvero soltanto un uomo bianco e arrogantemente anglosassone potrebbe scriverle! Una persona di buon senso si sarebbe fermata a duecento, trecento al massimo. Ma è anche bella quest'esuberanza di vita, questo prendersi il tempo, questo impegnarsi con le parole e le possibilità, rinunciando a molto per offrire qualcosa. Poi, il bello è che è possibile anche chiudere un libro a pagina ottocento senza sensi di colpa, abbandonarlo e abbandonarsi ai pensieri da esso suscitati, e poi andare oltre...passare alle "Affinità elettive" di Goethe, ad esempio, rilette su consiglio della figlia grande tutte d'un fiato senza possibilità di scelta in merito all'abbandonarle o meno. In ogni caso, l'estate è la stagione ideale per la lettura: ottima luce, calore naturale, più tempo a disposizione...ma quello del tempo è un falso problema: si trova sempre il tempo per ciò che ci sta a cuore. E in fondo anche il calore è reperibile con una coperta, una bevanda calda e una stufetta, e in quanto alla luce c'è sempre la possibilità di quella artificiale, dunque qualsiasi stagione è amica della lettura, volendolo...sì, ma l'estate di più!


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