La fresa Sissi, diametro di oltre 9 metri, oggi si trova al Museo dei trasporti di Lucerna.

Le talpe del Gottardo

Per scavare la nuova galleria di base del Gottardo sono entrati in azione macchinari giganteschi. Oggi, si può ammirare la famosa fresatrice «Sissi» nel Museo dei trasporti di Lucerna.

Nei cantieri di Alptransit il lavoro in galleria è quasi esclusivamente maschile e le donne sono una rarità. Eppure i nomi femminili non mancano. E non solo per Santa Barbara, patrona dei minatori, la cui statua è spesso presente in una nicchia della galleria. Anche le quattro fresatrici, abbreviate in TBM (dal tedesco Tunnelbohrmaschine) che hanno perforato la roccia del Gottardo, portano nomi di donne: Heidi, Sissi e Gabi 1 e 2.

Due nomi fanno riferimento alle due madrine urane Gabi Huber, consigliera nazionale, e Heidi Zgraggen, consigliera di Stato. Ma, senza voler sminuire i meriti di Heidi e Gabi, la grande protagonista del Gottardo è stata Sissi. I minatori austriaci le avevano dato questo nome affettuoso in ricordo alla loro amata imperatrice Elisabetta «Sissi», che aveva unito sotto la stessa corona l’Austria e l’Ungheria.

Ebbene, alle 14:17 di venerdì 15 ottobre 2010, Sissi sfondava con estrema precisione l’ultimo diaframma nel tubo est della nuova galleria di base del Gottardo sotto Sedrun, avanzando dalla sezione Sud di Faido. Subito i minatori provenienti da Sud erano passati al lato Nord attraverso la testa della fresatrice per stringere la mano ai loro colleghi. La caduta dell’ultimo diaframma nella galleria ferroviaria più lunga del mondo aveva riscosso grande interesse sui media internazionali, occupando con una foto persino la prima pagina del New York Times. È fuor di dubbio che Sissi abbia scritto una nuova pagina di storia.


All’evento era presente anche Martin Herrenberg, capo dell’omonima azienda di Schwanau (in Germania), dove era stata fabbricata l’imponente fresatrice. «Stiamo vivendo un momento storico, un’esperienza davvero unica nella vita», ha detto con entusiasmo incontenibile. Anche se, come esperto del settore, ha assistito già alla realizzazione di varie gallerie, per Herrenberg una cosa è certa: «La galleria del Gottardo segna l’apice».

Con una lunghezza totale di 450 metri e 90mila pezzi, le TBM di Herrenknecht sono dei veri congegni infernali. Amorevolmente vengono anche chiamate «talpe giganti». La testa della fresatrice Sissi ha un diametro di 9,43 metri e pesa 225 tonnellate. Il gigante d’acciaio ha frantumato la roccia con i suoi 66 taglienti circolari, esercitando una forza massima di 26 tonnellate sulla parete rocciosa. A seconda del tipo di roccia, la velocità di avanzamento ha raggiunto anche fino a 38 m al giorno. Più di 85 km dei due tubi principali – vale a dire una lunghezza totale di 114 chilometri – sono stati scavati con fresatrici Herrenknecht.

Dopo la rottura dell’ultimo diaframma, Sissi è stata smontata ed estratta a segmenti dalla galleria, mentre si concludevano i lavori di costruzione della galleria. La testa della fresatrice è stata trattata per conservarne lo stato originale anche sotto l’influsso delle condizioni atmosferiche nella sua nuova sede: dal 2012 è esposta all’aperto presso il Museo svizzero dei trasporti. Il Museo di Lucerna è particolarmente orgoglioso di esibire questo «oggetto» poiché la grandezza della testa fresante rende tangibile l’importanza del progetto visionario e orientato al futuro di questa galleria ferroviaria. Un modello di fresatrice e altri oggetti provenienti dalla costruzione delle gallerie ferroviarie svizzere sono esposte invece all’interno del Museo dei trasporti.

Devo ammettere che, quando il 6 luglio 2007, mi è stato affidato l’incarico onorifico di madrina della galleria tra Faido e Sedrun, tratto dov’era attiva la fresatrice Sissi, ho vissuto un momento particolare. 17 chilometri che portano il mio nome: «galleria Giosia»! Mi sembrava una cosa più grande di me perché mi sentivo addosso la responsabilità morale. Per anni, in qualità di portavoce Alptransit, mi ero impegnata affinché la grandiosità di quest’opera in sotterraneo fosse conosciuta fuori, alla luce del sole, nel Ticino, in Svizzera e nel resto del mondo. Così in quel momento ho sentito forte in me il riconoscimento per quanto stavo svolgendo. Fondamentalmente cercavo solo di dare risonanza, non solo all’opera in sé, ma anche all’enorme lavoro di chi operava nelle viscere della montagna a 2000 metri di profondità. Altra data memorabile? La caduta dell’ultimo diaframma il 15 ottobre 2010. Perché anch’io sono uscita da uno dei «buchi» della testa della fresa, infilandomi da questo pertugio di neanche 50 cm e superando la mia claustrofobia. Passare da questo spazio stretto era importantissimo, per tutti. Una forma per dire «ce l’abbiamo fatta».

Testo: Gerhard Lob
Foto: Mischa Christen; il testo dell’invitato è stato raccolto da Natalia Ferroni

Pubblicazione:
martedì 29.09.2015, ore 00:00