Letizia Galli segue le partite, annotando tutto.

Che donna! Va allo stadio e divora statistiche

Una ragazza con l'occhio di falco. Letizia Galli segue le partite di calcio in tribuna stampa e prende nota di tutto. — PATRICK MANCINI


Gli occhiali enormi, lo sguardo vispo, che non si lascia sfuggire nulla, e quel computer portatile sempre sotto braccio. Letizia Galli entra nello stadio di Cornaredo, a Lugano, con il sorriso stampato sulle labbra. Donna in un mondo di uomini, per tutti lei è la signorina delle statistiche. Quella che, per conto della Federazione svizzera di calcio, segue le partite casalinghe della squadra bianconera tenendo il conto di reti, assist, calci d’angolo, falli, ammonimenti, espulsioni e quant’altro. «Io ho bisogno di numeri – ammette –. È qualcosa di fisiologico. Rappresentano il mio pane». È una ragazza piena di risorse, Letizia. Classe 1988, vive a Roveredo, in Mesolcina, e nella vita di tutti i giorni gestisce un pre asilo a San Vittore. Quello creato da lei stessa un paio di anni fa. «Faccio un lavoro che amo. Mi piacciono i bambini e mi emoziona vederli crescere. Forse perché sono un po’ bambina pure io». Ma è allo stadio che emerge il lato più interessante di Letizia. «Ho questo compito da oltre quattro anni. All’inizio mi ci sono buttata semplicemente per guadagnare qualcosa, visto che ero studentessa e non avevo ancora aperto il pre asilo. Poi è scattata una scintilla, mi sono appassionata alle vicissitudini della squadra. E soprattutto ho iniziato a sentire l’esigenza di immagazzinare e divulgare cifre. Sono strana, lo so».

Novanta minuti di tensione
Si siede in tribuna stampa, solitamente accanto ai cronisti radiofonici. Con lei c’è sempre Marco, un ragazzo che la aiuta nel suo compito. «Lui si occupa di tenere le statistiche del possesso palla. I dati che inseriamo nel nostro database finiscono alle televisioni che trasmettono le partite, ai siti internet, al teletext. Bisogna restare concentratissimi per tutti i 90 minuti, altrimenti si rischia di trascrivere castronerie». Vive ogni match con lo sguardo fisso sul rettangolo verde. Ogni tanto mastica qualche patatina o sorseggia un bicchiere di tè freddo. «Alla tensione per il lavoro si aggiunge quella per la partita. È vero che io lavoro per la Federazione, ma siccome seguo il Lugano per me è anche importante che faccia buoni risultati. Un conto è seguire un Lugano in serie B, un conto è seguirlo in A. Cambia tutta l’atmosfera».

Carnevale e risate
Personaggio nostrano, questa Letizia. Parla il dialetto mesolcinese, racconta della casa in montagna a Osco, in Leventina, e di quella a San Moritz. «L’Engadina è favolosa. Quando ci vado, rinasco. Nel corpo e nell’anima». La 28enne rivela, inoltre, il suo amore per il carnevale. «Per me è sacro. Non si discute. E visto che vivo a Roveredo, metto la Lingera al primo posto. Al secondo, ovviamente, c’è il Rabadan di Bellinzona. Figuratevi che una volta avrei dovuto rinunciarvi perché avevo la febbre alta. Ci sono andata lo stesso. Ho sofferto le pene dell’inferno, ero in giro come uno zombie, ma almeno non ho avuto rimpianti». Un diploma di impiegata di commercio nel cassetto e quello di educatrice di gruppo per bambini tra i 2 e i 4 anni custodito con orgoglio in una busta. Letizia è una ragazza dagli interessi infiniti. «Nei ritagli di tempo, vendo pure cosmetici e prodotti per il benessere. Non riesco a starmene con le mani in mano». Si definisce curiosa e intraprendente. «Adoro andare al cinema, cerco di vedere soprattutto film comici, leggeri. Niente roba che fa paura. Mi sono riguardata almeno 20 volte “Nati con la camicia” con Bud Spencer e Terence Hill. Lo conosco praticamente a memoria. E ne vado fiera».  

Il giorno più importante
Nella vita di Letizia c’è anche spazio per il teatro. «Da qualche tempo recito nello spettacolo cabarettistico dialettale che viene presentato ogni anno al carnevale di Roveredo. La nostra quotidianità a volte è davvero troppo triste, una risata in più ogni tanto farebbe bene a tutti». Tra una chiacchiera e l’altra, si torna a parlare di calcio: delle sensazioni da stadio e di aneddoti. «Dalla tribuna ne senti di tutti i colori. Gente che brontola, che urla, che esprime pareri personali assurdi. Il calcio è qualcosa di democratico, permette a tutti di avere qualcosa da dire. Questo è il lato più colorito del mio ruolo allo stadio. Arrivo sul posto un’ora prima della partita e me ne vado mezz’ora dopo. Vedo l’alba e il tramonto del match sul viso dei tifosi». Si aggiusta gli occhiali. E per l’ennesima volta salta di palo in frasca. «C’è una cosa che non vi ho detto», sussurra. La guardiamo con un certo stupore. «Annotatevi la data del mio compleanno, è fondamentale». Fatto. Il 25 gennaio. Compleanno di Letizia Galli. Marcato in agenda. «Ecco. Bravi. E ricordatevi di farmi gli auguri. Su questa cosa, sono maniacale. Ossessiva a dir poco. Il conto alla rovescia parte già diverse settimane prima solitamente. Mi piace immaginarmi il tipo di regalo che riceverò. E stresso tutti. Poi c’è la festa. Quella deve essere sempre particolare. Ve l’avevo detto che ero strana».

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