Lia Seddio, emozioni da nomade

La venticinquenne da agosto vivrà con figlio e compagno in un camper, per sbarazzarsi dalle cose superflue e portare la sua musica nel mondo.

Questione di scelte. Se la tua vita è musica che si sposta ovunque, anche tu puoi decidere di vivere così. Scrollarti di dosso tutte le cose superflue e prenderti la libertà di andare ad abitare in un camper.

Lia Seddio sta per fare proprio questo. Vivere da tartaruga, con la casa appresso. Lei, cantautrice, musicista e quell’età, 25 anni, che a dispetto delle apparenze, è già carica di esperienze non convenzionali. «È sempre stato il desiderio di avere uno spazio mio, autonomo e creativo, che ha guidato il mio cammino. Sono nata a Sorengo e fino ai 15 anni ero a Sonvico. Ma già a quel tempo, così precoce, mi sono sentita pronta per andar via di casa e sono voluta diventare mamma. Però non mi sono mai sentita una ragazza-madre, anche perché in realtà non lo sono mai stata. Il mio compagno di allora è sempre stato presente e adesso che mio figlio Samuele ha dieci anni posso dire di essere cresciuta insieme a lui. Per me è una grande risorsa». Lo stesso spirito di indipendenza che adesso, rovesciando ancora una volta gli stereotipi, l’ha portata a scegliere, in modo esemplare, di abbandonare l’idea di un appartamento fisso. «La determinazione di andare a vivere in un camper nasce dall’ambizione di provare a staccarsi da ciò che è in più. Quando abiti in una casa ti riempi giocoforza di bisogni, ma che non sono necessariamente quelli primari. Ecco, per me, è fondamentale inseguire quei bisogni basilari».


Alla ricerca dell’essenziale
Nessun senso di privazione, ma al contrario la possibilità di arrivare a quelle cose essenziali che per Lia sono l’amore, il calore personale, la consapevolezza di poter vivere con poco o con il giusto. Ma soprattutto quel richiamo per la musica che coltiva fin da piccola. «La mia infanzia è stata così. Sono cresciuta in una famiglia affollata, composta da 12 figli più 2 genitori tutti riuniti sotto lo stesso tetto. Ebbene, tu entravi da noi e in qualsiasi momento c’era sempre chi suonava. Merito soprattutto di mio padre, un polistrumentista che durante l’anno, nei mesi invernali, vive a Tenerife, facendo il musicista di strada perché più di ogni altra cosa lo soddisfa stare in mezzo alla gente. I primi concerti li ho fatti a 11 anni con lui e mia sorella». È infatti a 11 anni che arriva la svolta, la passione che le fa prendere una strada rispetto a un’altra. «Ricordo che fino a quell’età volevo fare la suora. E lì ero certamente influenzata da mia madre. Perché se mio padre è un siciliano dallo spirito libero, mia mamma è ticinese e ha sempre avuto una forte religiosità, unita da un rigore morale molto solido. Se poi pensi che vivevamo in 14 gomito a gomito, be’ lì capisci subito come quell’esperienza sia stata una palestra di vita imprescindibile. Impari in maniera accelerata a gestire le relazioni, passi attraverso a tante fasi di conflitto, ma allo stesso tempo capisci l’importanza di risolvere ogni cosa attraverso la discussione». Un ampio bagaglio umano che poi diventa ben presto un tutt’uno col bagaglio musicale di chi attraverso chitarra e canzoni cerca di arrivare a esprimersi nella sua massima pienezza. «Sono una che ha sempre vissuto tutti i suoi anni come un turbo, vivendo una vertigine dietro l’altra, ma sempre con naturalezza e senza affanno. Perché penso che alla fine il senso per una persona debba proprio essere la coerenza fra quello che canta e quello che fa».

«

Sono una che ha sempre vissuto tutti i suoi anni come un turbo»

L’esperienza televisiva
E così, nei suoi brani ecco affiorare movimenti di coscienza personale e uno sguardo globale che non chiude gli occhi di fronte alla fame nel mondo, ai dissesti ecologici o agli investimenti umanitari che sono niente rispetto a quelli militari. Un binomio che, unito all’energia della sua voce, non poteva non essere notato. Nel 2012 sbarca in semifinale nel concorso tv Die grössten Schweizer Talente. Poi la partecipazione anche alla trasmissione televisiva Cash e nel 2013, tra 10mila iscritti, si classifica tra i primi cinque cantautori al Tour Music Fest in coppia con l’attuale compagno, Marco Monti, anche lui musicista.



«Con Marco siamo riusciti a creare un sodalizio fortissimo che anche in questo caso mette insieme la vita e la musica. È stato il destino. Dopo aver avuto mio figlio in tempi acerbi, sono diventata operatrice sociosanitaria per la Fondazione Opera Charitas e in seguito per l’associazione Scudo che segue gli anziani a domicilio. È lì che l’ho conosciuto, anche lui lavorava in quel settore». Da lì in poi, feeling sonoro e sentimentale crescono di pari passo. I due prima formano un duetto e poi una band, rimanendo sempre autori dei pezzi che eseguono. «Io e Marco amiamo suonare in contesti urbani. Sul lungolago di Lugano, a Verona, in Toscana a Lucca, ovunque insomma, perché se di fronte a un concerto devi sempre fare i conti con le inevitabili aspettative che si creano, quando vai così, a piede sciolto, ti senti più libero e ti godi di più ogni istante». Emozioni nomadi, sempre lì, a far da zaino irrinunciabile per tutti quelli come Lia che credono che il percorso in sé valga più della meta.

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Lia Seddio è pronta per una nuova avventura col suo camper.

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TESTO: Gudrun De Chirico

FOTO: Annick Romanski

Pubblicazione:
lunedì 13.07.2015, ore 00:00


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