Lidia Travaini apprezza il lavoro collettivo che sta dietro il basket e il giornalismo.

Lidia Travaini: «Vi dico cosa provano le vincitrici»

Per giocare a basket e per produrre un giornale ci vogliono vivacità e gioco di squadra. Qualità che la giovane sottocenerina ha fatto sue. — GINO DRIUSSI

Il giornalismo e il basket: sono le due grandi passioni di Lidia Travaini. La trentenne di Riva San Vitale è infatti redattrice al «Corriere del Ticino» e capitana del Riva/Muraltese, club della massima categoria femminile svizzera che qualche mese fa si è tolto una grandissima soddisfazione. «Ho il pallino del giornalismo – ci spiega – sin dalle elementari. Quando ci chiedevano che cosa volevamo fare da grandi, già rispondevo “la giornalista” e non so ancora bene perché. Forse mi affascinavano la scrittura, il modo di produrre il  giornale di notte per il giorno dopo,  il lavoro collettivo che ci sta dietro. Così, finito il liceo, ho studiato sociologia della comunicazione a Friburgo dal 2004 al 2009. In seguito ho subito avuto la possibilità di fare uno stage alla redazione sportiva del “Corriere del Ticino” e dopo una parentesi di tre anni nella comunicazione presso una ditta di informatica sono tornata al “Corriere”,  precisamente nella redazione di Chiasso, dove lavoro tutt’ora. Siccome sono di Riva San Vitale, per me era un’ottima soluzione, anche perché cercavano qualcuno che conoscesse bene il territorio».

E Lidia Travaini non si pente della scelta che ha fatto: «Il giornalismo è un mestiere molto vivace, diversificato, stimolante, che ti fa stare sempre attivo. Ogni giorno ti occupi di qualcosa di diverso, quindi non ci si annoia mai. Poi il Ticino, essendo un territorio molto piccolo, ha il vantaggio che le cronache locali – il mio settore di competenza – trovano ampio spazio nei quotidiani, anche se si tratta di piccole storie che in una realtà più grande verrebbero ignorate. Questo permette un’identificazione tra il lettore e il suo giornale ed è molto bello».

Il basket: un gioco collettivo
«Sono stata “contagiata” da mia sorella gemella Claudia, che ha cominciato a giocare a basket in prima elementare. Io l’ho seguita un anno dopo perché è uno sport che mi è subito piaciuto e poi abitavamo proprio vicino alla palestra della scuola. Praticamente ho svolto tutta la mia carriera sportiva nel Riva, dal minibasket fino alla prima squadra, alla quale sono approdata all’inizio della stagione 2003-2004, la prima del club in Lega nazionale A, quando ero in quarta liceo. Poi ho smesso durante i miei studi per riprendere nel 2010. Nel basket mi piace soprattutto la dimensione di sport di squadra, dove il risultato è il frutto di un lavoro collettivo, dove bisogna talvolta sacrificarsi per il compagno o la compagna (e questo magari pochi lo notano). Inoltre trovo molto importante quello che succede fuori dal campo: l’amicizia che si crea tra giocatrici, secondo me fondamentale per ottenere dei buoni risultati».

Quel magico 9 aprile
Per Lidia, l’apice della carriera è stato raggiunto il 9 aprile di quest’anno a Zurigo, quando il Riva/Muraltese ha conquistato a sorpresa la prestigiosa Coppa Svizzera battendo in finale, di misura, il  favoritissimo Friburgo: «Prima di questa vittoria avevo perso cinque finali, per cui, frustrata, mi chiedevo ogni volta “chissà cosa provano le vincitrici?”. Ebbene, vincere all’ultimo secondo, con un punto di scarto, con la squadra del mio paese è stato un momento veramente speciale, che non dimenticherò mai. È stato bellissimo vedere la gioia delle compagne, dei dirigenti, degli allenatori, dei tifosi, i genitori con le lacrime agli occhi. È stato anche l’appagamento di tutti i sacrifici cui ci sottoponiamo durante l’intera stagione, perché non è facile conciliare l’attività lavorativa o di studio con la pratica del basket di élite. Bisogna rinunciare a molte  cose, ad esempio ai week-end, alle cene o alle uscite con gli amici, che tante volte non ti capiscono. Ma ne vale la pena».


Dal 2013 è in corso un gemellaggio, un accordo di collaborazione tra il Riva e la Muraltese, che ha «prodotto» una prima squadra unica, cosa abbastanza inedita in Ticino: «L’inizio è stato abbastanza “brutale”. Per me, abituata ad andare alla palestra di Riva in cinque minuti a piedi, è stato un bel cambiamento: infatti metà degli allenamenti si fanno a Riva e l’altra metà a Minusio in alternanza. Ed è così anche per le partite casalinghe. Quindi questo mi richiede molto più tempo, ma devo dire che la cosa funziona e c’è un bell’affiatamento tra giocatrici “figlie” di due club diversi».


L’attività professionale e il basket lasciano ben poco tempo libero a Lidia, che riesce comunque a coltivare un hobby: «Appena posso, vado alla Valascia a vedere le partite dell’Ambrì Piotta, di cui sono tifosa. È una passione di famiglia». Al termine della conversazione, chiediamo a Lidia Travaini cosa c’è nel suo futuro. «Per quanto riguarda la professione, il lavoro mi piace molto, mi trovo bene alla redazione di  Chiasso del “Corriere del Ticino”, dove siamo in tre e siamo molto affiatati; spero di rimanervi a lungo. Quanto al futuro della mia carriera cestistica, al momento non ho ancora preso nessuna decisione».

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'HOMEPAGE
CLICCA QUI PER ANDARE ALLA RUBRICA «INCONTRI»

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi di Ceroni su Cooperazione

Parliamo d'arte

La rubrica "Il quadro" di Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?