This presentation requires the Adobe Flash Player. Get Flash!

Ligabue, il mio rock
è in... «mondovisione»

L’artista di Correggio ci racconta il suo nuovo cd, «Mondovisione». Un disco che mescola pubblico e privato, dalla critica ai politici italiani all’amore per la sua terra martoriata dal terremoto.

http://www.cooperazione.ch/Ligabue_+il+mio+rock+in+_mondovisione_ Ligabue, il mio rock in «mondovisione»

Il rock in Italia? Lo fanno in tanti o, per lo meno, ci provano. In pochi, però, sono riusciti a portarlo al grande pubblico, quello che riempie gli stadi e catapulta i dischi in vetta alle classifiche. Ligabue è uno di questi. E da molti anni. «L’Italia non è un paese rock, però ci sono tanti appassionati. Come me. È la musica che sento più vicina e che mi dà la possibilità di urlare i miei sentimenti senza pudori. E con un’urgenza che altrove non trovo. All’inizio volevo fare il cantautore classico e scrivevo cose terribili, noiose. Per fortuna, poi, il rock m’ha salvato» ci racconta Luciano.

E rock, indiscutibilmente, è il suo ultimo cd, Mondovisione (Zoo Aperto/Warner Music), balzato subito in testa alle graduatorie di iTunes. Un lavoro in equilibrio fra passato e presente, tradizione e modernità, con testi che mescolano pubblico e privato. «Ci ho messo oltre un anno, è l’album che ha avuto la gestazione più lunga della mia carriera. Ho cambiato la produzione e l’ho affidata a Luciano Luisi, il capo della mia band. E siamo andati per tentativi. Volevo che il suono riflettesse il momento del nostro gruppo nel modo più diretto possibile».




«

A volte sento il peso della responsabilità e la paura di essere frainteso»

Il titolo è un gioco di parole che riassume il filo conduttore del cd, la visione del mondo secondo Ligabue. Ed è lo sguardo di un cinquantreenne disincantato e amareggiato, che non riesce a trattenere la propria indignazione né a stemperarla, come in passato, con l’ironia. «Di solito sto lontano dalla cronaca, perché le canzoni d’attualità invecchiano subito, ma stavolta non ce l’ho fatta. Così ho dato voce a uno sfinimento, a quel “non se ne può più” generale». Palpabile esempio sono i due brani più «politici» della scaletta: il primo singolo Il sale della terra e l’iniziale Il muro del suono, dove sfilano intere stagioni di malefatte italiane (ma non solo). «Chi doveva pagare per la crisi mondiale non l’ha mai fatto. Il mio Paese, poi, è un caso a parte: ribalterei la famosa frase di Giulio Andreotti, “il potere logora chi non ce l’ha”, e lascerei solo “il potere logora”. Lo confermano le brutture a cui abbiamo assistito negli ultimi vent’anni». Una crisi spirituale e di valori a cui chi dovrebbe non riesce a dare risposte: «Mi stupisce sempre vedere la gente che conosce i testi delle canzoni a memoria. Le canzoni hanno un potere enorme, si cercano lì le risposte che politica e religione non riescono a dare. Anch’io, a volte, sento il peso della responsabilità e la paura di essere frainteso».

«

Ci ho messo oltre un anno, è l’album che ha avuto la gestazione più lunga della mia carriera.»

Deluso dal Pd e incuriosito dal Movimento 5 Stelle di Grillo («Non so se le loro idee possono funzionare, ma esprimono bene la necessità di un cambiamento»), Ligabue non rinuncia alla speranza: «Bisogna rompere il muro del suono e uscire dal chiacchiericcio, dai pensieri inutili e dall’eccesso d’informazione a cui siamo soggetti. La troppa velocità non è compatibile coi veri bisogni umani, stiamo correndo troppo, non riusciamo a sedimentare le cose». La risposta giunge con Sono sempre i sogni a dare forma al mondo, suggestiva ballata posta non a caso a fine disco. «Vedo il sogno non come una fuga, ma come la proiezione individuale di un’idea. I sogni hanno prodotto la civiltà. Perché tutte le cose fatte nel mondo sono nate da un sogno che poi qualcuno ha realizzato».

Ma non solo di politica e sociale si occupa l’album. Molto spazio è concesso al privato, dai ricordi toccanti di Per sempre alla dichiarazione d’amore definitivo di Tu sei lei, il nuovo singolo. Con la scusa del rock’n’roll chiude in chiave divertita e affettuosa un trittico sulla sua musica del cuore, mentre La terra trema, amore mio racconta in modo personale la tragedia del terremoto emiliano. Brani che Ligabue porterà l’anno prossimo dal vivo negli stadi italiani, dal 30 maggio al 23 luglio. E non è tutto. Per i fan più accaniti è uscito anche il libro-intervista La vita non è in rima (per quello che ne so), a cura di Giuseppe Antonelli.

GUARDA IL VIDEO NELLA NOSTRA WEBTV



GUARDA IL VIDEO PER TABLET E SMARTPHONE


ligabue.com

Commento (1)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

Testo: Diego Perugini

Foto: Mad

Pubblicazione:
lunedì 09.12.2013, ore 11:44


Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?