Linea nipponica:
Toyota Prius

Per la quarta generazione della Prius gli ingegneri di Toyota hanno ideato un modello più economico. — ANDREAS FAUST

Siete già stati in America Latina? Magari anche in Nordafrica e nel Sud-est asiatico? È probabile, visto che il popolo svizzero è considerato fra i più girovaghi al mondo. E avete sempre capito tutto, ovunque? Naturalmente non mi riferisco tanto alla lingua: quante volte osserviamo la gente nei Paesi stranieri e crediamo di sapere cosa stanno facendo e invece non capiamo un bel niente! Perché, in effetti, è difficile immedesimarsi nelle altre culture.
A me capita la stessa cosa con le automobili giapponesi. Specialmente con la Toyota Prius. Come si fa a progettare un veicolo tanto parco nei consumi per poi darle un aspetto così strano? Come si può pensare che tutta quella plastica di tipo diverso negli interni possa rendere l’abitacolo accogliente? E perché, costruendo un modello talmente futuristico come questo, gli ingegneri di Toyota si sono accontentati di una tecnologia apparentemente di second’ordine? Tanti marchi automobilistici, infatti, propongono già modelli ibridi plug-in: si comportano come auto elettriche sulle brevi distanze e si possono ricaricare alla presa elettrica.

Frontale irregolare
A prima vista la quarta generazione della Prius segue lo stesso principio del passato: la linea frontale è alquanto irregolare, mentre la parte posteriore è così alta da sembrare sospesa in aria. Tutto corrisponde agli ideali di bellezza giapponesi, come mi spiega orgoglioso un collaboratore di Toyota. E lo stesso vale, secondo lui, per gli interni. In questo, mi trova d’accordo: finalmente un cockpit meno spartano rispetto ai modelli precedenti. E poi la nuova versione offre più spazio, soprattutto nei sedili posteriori e nel bagagliaio. Le superfici sono piacevoli al tatto; con la leva del cambio, minuscola e particolare, si potrebbe manovrare anche una navicella spaziale e gli strumenti futuristici si inseriscono perfettamente nel look. Ma per quale motivo sono stati piazzati nel centro? Perché creano una linea armoniosa, spiega l’ingegnere di Toyota.

Batterie tradizionali
A livello tecnico, lui e il suo team hanno cambiato poco: hanno soltanto ridotto l’attrito, inserito un motore elettrico più piccolo e ottimizzato il controllo della batteria. Eppure tutto ciò basta per rendere la nuova Prius – almeno su carta – nove decilitri più economica rispetto al modello precedente. E poi il cambio in salita si sente ora molto meno, mentre in passato faceva un rumore veramente snervante. Ma in Giappone la guida è più calma ed equilibrata e quindi questo tipo di trasmissione va benissimo. Sempre secondo l’ingegnere giapponese. Agli europei non resta che abituarsi.
Toyota installa tuttora le batterie tradizionali e non quelle agli ioni di litio, come fa quasi tutta la concorrenza. Ma il sistema è ormai collaudato e Toyota ha sicuramente recuperato buona parte degli investimenti per il suo sviluppo. Per questo, Toyota può vendere la nuova Prius a ben 300 franchi in meno rispetto al modello precedente, sebbene l’equipaggiamento di serie sia di gran lunga superiore. E questo lo capiamo alla fine anche noi europei.



Punti di vista diversi

La vera notizia riguardo l’ultimo colpo di coda dell’inverno di un paio di settimane fa – che per la verità ha colto un po’ tutti impreparati – non è stata né la nevicata tardiva e abbondante in Ticino, né gli ingorghi causati da utenti non equipaggiati, né la polemica riguardo gli spazzaneve. No, la vera notizia (nella notizia), rimbalzata anche nei telegiornali della Svizzera tedesca, era che durante buona parte del fine settimana di neve copiosa, in alcuni luoghi del Sottoceneri (e addirittura anche nella città di Lugano) si circolava solo con le catene o con un 4x4. Ora, se gli utenti locali hanno interpretato (magari anche polemicamente) la notizia come incapacità di gestire l’emergenza e hanno fatto rimarcare il servizio carente degli spazzaneve, i nostri amici Confederati l’hanno invece letta come un evento metereologico eccezionale, soffermandosi più sulle idilliache e inusuali immagini di palme ricoperte di neve che sul disagio creato. Trattandosi di un giorno feriale, è stato soprattutto messo in evidenza il lato turistico dell’attrazione della neve alle nostre latitudini. Chissà se la conoscenza di queste percezioni diverse dello stesso territorio possano anche aiutare a conoscerci meglio fra vicini di casa?


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