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Claudia Crivelli
ha scritto il 05.03.2018


Lo Stato sociale e "Una vita in vacanza"

Penso al mio funerale, ascoltando in loop la Pavane, op.50, di Gabrel Fauré.

Faccio spesso così, quando sono mediamente allegra. Pensare alla fine della vita rende più prezioso ogni istante, e quando sono di luna buona immagino che alle mie esequie ci saranno tanti amici, che penseranno a me amorevolmente, magari un po' dispiaciuti di non avermi tributato maggiori attenzioni da viva, rammaricandosi con una lacrimuccia subito asciugata sulle occasioni perse, e poi via verso la loro vita piena di impegni con maggior slancio e profondità! Fanno così anche gli adolescenti, con una modalità chiaramente passivo-aggressiva, non è che vada molto fiera di questi pensieri, ma so di non essere l'unica ad averli, di tanto in tanto, con la differenza che io un po' ci rido su, gli adolescenti invece si prendono molto più sul serio! Quando sono veramente triste, invece, penso che al mio funerale, un giorno di pioggia e di nebbia, non ci sarà nessuno, e che comunque non me ne importa nulla, perché comunque si muore da soli. Allegria (come diceva Mike Bongiorno)! In ogni caso, il mio triste e desolato funerale me lo figuro in un futuro così lontano da risultare irreale, e mi rimprovero perché dovrei pensare ai festeggiamenti per i miei cinquant'anni, piuttosto: cosa che, per pura pigrizia, non ho nessuna intenzione di fare! Più rassicurante e meno faticoso progettare un bel funerale, con la speranza di non doverlo organizzare per davvero. Allora, amici, prendete nota dei miei desideri: prima la Pavane, poi magari un Erik Satie...e per concludere "Una vita in vacanza" dei Lo Stato Sociale: io li amo, quei ragazzi! Li amo da tempo, da prima che andassero a portare la loro "rivoluzione che non passerà in tv" niente meno che a Sanremo, l'antitesi della rivoluzione, riuscendo a rendere indie anche quell'ambito. Li ascolto da tempo, da quando la figlia rock me li ha fatti scoprire, e mi beo dell'energia maschile che sprigiona dalle loro voci. Ieri dicevo "Io amo Lodo!", e la figlia: "Non puoi, lo ama già il papà!". "Bè, io amo anche Checco!", e l'altra figlia. "Lo amo già io!". Ebbene, miei cari, evviva l'amore libero! Le loro canzoni mi riempiono di allegria, e dicono le cose che vorrei dire io, come spesso avviene per la musica, che è la cugina ricca della poesia.


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