Lo sciatore che fa l'inchino

Sabato prossimo, 1° aprile, sulle piste di Airolo-Pesciüm si disputeranno i campionati svizzeri di Telemark. A tu per tu con l'esperto Davide Melena. — THOMAS CARTA

«Il telemark? O lo ami, o lo odi: non ci sono mezze misure». Me lo specifica subito, Davide Melena, mentre mi aiuta a infilare gli sci adatti a praticare questa storica disciplina. Siamo a Pesciüm, sopra ad Airolo, e il sole svetta alto nel cielo. La sensazione è di tornare all’infanzia, quando i monitori m’insegnarono a scendere lungo la pista senza – nel limite del possibile – provocare danni. Già, perché passare dai miei carving al telemark è come darsi alla barca a vela dopo avere usato per tutta la vita un gommone. Si ricomincia daccapo, con l’Abc. Se la ride, Davide, mentre gliene parlo. Come ex istruttore professionista di sport sulla neve, di miti da sfatare ne avrà sentiti a valangate. «Mi è persino capitato», ricorda divertito, «di venire fermato da qualcuno che mi ha chiesto se non mi fossi accorto di avere rotto gli attacchi». Be’, per un profano il malinteso ci può anche stare: la differenza cruciale sta proprio nel tallone libero, tant’è vero che il motto degli adepti suona così: «Free your heel and the mind will follow». Ovvero: «Libera il tallone e la mente seguirà». Un esercizio più facile a dirsi che a farsi, bisogna ammetterlo. Ma che, una volta concretizzato, affascina l’osservatore per l’eleganza dei movimenti prodotti. «Il principio basilare sta nel fatto che, per curvare, occorre spingere in avanti la gamba a valle e piegare il ginocchio di quella a monte, quasi inginocchiandosi sullo sci», riassume il mio maestro. A cui non posso negare le mie difficoltà nel mettere in pratica quanto appena appreso.

L’evoluzione della tecnica
«Il telemark e lo sforzo vanno a braccetto», mi consola. «Se si preferisce evitare la fatica, è meglio optare per altre attività». Dove si nasconde il piacere, dunque? «Proprio in questo», risponde Davide Melena. «Le sollecitazioni, sostengono alcuni, a un certo punto provocano un rilascio di endorfine tale da generare una “botta” di benessere». Il che non significa rischiare di ferirsi. «Contrariamente all’opinione popolare, gli arti inferiori sono meno sollecitati rispetto allo sci classico: la velocità non è infatti prioritaria. Le cadute vanno messe in conto, certo. E nemmeno gli esperti ne sono esenti. Ma non creano mai conseguenze gravi. Parlerei quasi di un infantile piacere di farsi entrare la neve nella giacca, utile a rammentare che, talvolta, non ci si deve prendere troppo sul serio».



Concentrazione, concentrazione e ancora concentrazione. C’è poco da distrarsi, con il telemark, visto che si gioca sul limite. «La continua assenza di equilibrio porta a sviluppare una percezione del proprio corpo che rasenta la meditazione», chiarifica il 34enne di Pregassona. «Ciò agevola la fuoriuscita dagli schemi mentali e la ricerca interiore dell’energia e della motivazione necessarie». Il materiale, dal canto suo, ha un ruolo non da poco. La tecnica fu inventata a metà Ottocento nella contea norvegese di Telemark. Fino ad allora l’uso degli sci era limitato, in sostanza, agli spostamenti sulle pianure ricoperte dalla coltre bianca. Dopo gli anni ’40 del Novecento, con la nascita dello sci alpino a tallone bloccato, il telemark cadde nel dimenticatoio. Per tornare in voga negli Stati Uniti verso gli anni ’70. Un passato glorioso, insomma, che tende però a pesare troppo. Ecco perché Davide si dedica con entusiasmo alla promozione di un’immagine molto più moderna e «freestyle» di questo sport. Giungendo, nel 2010, a qualificarsi come esperto, per poi ricoprire la carica di capo-disciplina a livello svizzero, dal 2012 al 2016, con il compito di curarne la gestione tecnico-amministrativa su scala nazionale.

Una prima ticinese
L’evento che si terrà sulle piste di Airolo tra il 1° e il 2 aprile prossimi rappresenterà, evidentemente, una splendida vetrina. Non mancherà la competizione, suddivisa tra le categorie «élite» (in cui spiccheranno gli sciatori della nostra Nazionale, compresa la temuta campionessa mondiale Amélie Reymond) e «open» (aperta a tutti). Slalom gigante, salto in lungo e sci di fondo condensati in una sola discesa. Ci si può iscrivere su www.itti.ch o il giorno stesso, sul posto. «Come coordinatori dell’iniziativa, siamo entusiasti di vedere approdare in Ticino, per la prima volta, i campionati svizzeri», assicura Davide Melena. «Il telemark non sarà mai di massa: il target ideale è rappresentato da un adulto con, alle spalle, una buona conoscenza dello sci. Ma ogni curioso è benvenuto e avremo con noi del materiale di prova attraverso cui introdurlo. Chissà che non nascano nuovi legami con chi desidera sperimentare il cameratismo già apprezzato da un centinaio di telemarker ticinesi».

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