Daniele Ganser è fondatore dell’Istututo svizzero di ricerca sulla pace e sulle risorse energetiche. (Foto: Lucian Hunziker/mad, GVN/mad)

«Non sarò mai professore»

Daniele Ganser, di origini ticinesi è tra gli studiosi più seguiti e criticati. — Giorgia von Niederhäusern

C’è chi lo reputa un ostentatore  molto bravo nel pubblicizzarsi e c’è chi lo stima come paladino della verità. Perché le teorie geopolitiche dello storico contemporaneo Daniele Ganser difficilmente lasciano imparziali sia accademici che opinione pubblica.

Certo non ha interesse a rimanere nell’anonimato un ricercatore che sul quotidiano «bz Basel», a inizio febbraio, ha dichiarato che l’attentato a Charlie Hebdo potrebbe essere stata un’operazione sotto falsa bandiera. E di non avere problemi a esternare pubblicamente la propria opinione lo ha dimostrato anche circa un anno fa, quando sul canale austriaco ServusTV ha accusato gli USA di mentire sulle vere ragioni dei bombardamenti in Siria (suscitando anche un acceso dibattito in studio). «Per questo non mi nomineranno mai professore», dice lo studioso, la cui tesi di dottorato, «Eserciti segreti della Nato», pubblicata nel 2005, fece scalpore. Nato a Lugano da padre ticinese e madre svizzero-tedesca, Daniele Ganser si è trasferito all’età di tre anni in Svizzera interna. Con Lugano ha però mantenuto a lungo un legame, coltivando così le sue radici latine.

«Erano teorie complottistiche»
Da quattro anni Ganser ha fondato l’Istituto di ricerca sulla pace e sulle risorse energetiche SIPER. Qui si dedica a temi di politica internazionale e strategie geopolitiche. Gli stessi per cui nel 2006 finì la collaborazione con il Centro per studi sulla sicurezza del Politecnico di Zurigo, dove le sue ricerche sull’11 settembre non piacquero ai superiori: «Mi dissero che erano teorie complottistiche che potevano mettere in difficoltà il Centro, ma rimanevano troppi i punti di domanda attorno al terzo edificio crollato negli attacchi (il World Trade Center 7) e di cui, a mio modo di vedere, si è parlato curiosamente poco». Oltre a dedicarsi numerose interviste, alle conferenze e alla vendita dei propri libri, Daniele Ganser insegna negli atenei di San Gallo e di Basilea. Anche con quest’ultimo ci furono screzi, quando nel 2011 il rettore di allora scrisse una lettera aperta per distanziarsi dalle teorie del docente. L’interesse per le operazioni coperte, racconta, nacque proprio durante gli studi al Dipartimento di storia dell’Università della città renana: «Mi sembrava strano che ce ne parlassero così poco».

La questione energetica
Le maggiori guerre in corso, questo il concetto alla base delle tesi dello studioso, si fanno soprattutto per l’egemonia sulle fonti energetiche. «In Ucraina si lotta per il gas, in Siria per gas e petrolio, ma al grande pubblico – afferma – si presentano altre ragioni. I miei studenti spesso pensano che le guerre nascano da incidenti. Non è così: sono studiate a tavolino. Si vuole lasciare credere che ci sia un nemico da abbattere per ottenere un mondo migliore. Ma la bugia più grande è che la violenza si possa fermare con la violenza». Anche i recentissimi attacchi di Parigi, commenta Ganser, «non danno il diritto, e tanto meno il dovere, a paesi della Nato come la Francia di bombardare in Siria».
Pure nella neutrale Svizzera, sottolinea Ganser, circa il 60% del fabbisogno energetico proviene da petrolio e gas, entrambe materie prime importate. «Ecco perché bisognerebbe rendersi più indipendenti, scegliendo energie rinnovabili». Per Ganser questa è sostanzialmente la chiave per diminuire la violenza nel mondo, «e quindi evitare anche l’esodo di rifugiati che tanto fa
discutere».

«A casa mia – aggiunge – ho installato pannelli solari e una termopompa. Inoltre, guido una Tesla». Proprio come la ministra dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni Doris Leuthard. Già, e i sette consiglieri federali che ruolo avrebbero nelle sue teorie? «Penso che sappiano molto, ma che parlino poco. Di conseguenza questi argomenti delicati emergono poco nelle loro dichiarazioni ai media». La Confederazione, afferma, è un’isola felice: «Mi fa male vedere la gente che muore in Afghanistan, Siria, Libia… Quanto siamo fortunati qui? In Svizzera il nostro diritto di espressione è tutelato. In altri paesi personaggi come me vengono fatti fuori». Ad ogni modo niente viaggi negli USA con la moglie e i due bambini. Per Ganser è zona «off-limits». Allo stesso modo, ha già rifiutato inviti in Macedonia e in Iran: paesi rischiosi per lui. Meglio passare tempo nella natura, meditare e fare yoga: «Mi aiuta a riflettere e prendere distanza dai cupi temi di cui mi occupo». Indispensabile per lui l’appoggio della famiglia. Soprattutto della moglie: «È con lei che parlo quando devo prendere decisioni per la carriera. Mi sostiene molto, come ha fatto anche quando, dopo la rottura con il Politecnico, ho rischiato di rimanere senza introiti. Mi incoraggia anche quando mi ammazzano di critiche». Perché di queste, Daniele Ganser riesce «quasi a fregarsene», ma solo quasi.

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi di Ceroni su Cooperazione

Parliamo d'arte

La rubrica "Il quadro" di Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?