Lorde, “Melodrama” di grande bellezza

David Bowie, uno che se ne intendeva, aveva visto in lei il «futuro della musica». Un “endorsement” importante verso una sedicenne neozelandese che nel 2013 debuttava con clamore nel panorama pop internazionale.  — DIEGO PERUGINI

Ora di anni Lorde ne ha venti e un passato recente fatto  di stress da successo e delusioni sentimentali. Elementi che ritroviamo in Melodrama (Universal), album che parte dall’idea, un po’ balzana, di voler spiegare la Terra a un gruppo di alieni e poi si trasforma in qualcosa d’altro. Più intimo e personale.
Lorde mescola gioia e dolore, solitudine ed euforia, raccontando gli alti e bassi della vita con una voce molto espressiva, che alterna liriche dolcezze a momenti più aspri. Canzoni intense, con un forte sapore elettronico, dalla ballabilità di Green Light e Supercut, al riff orecchiabile di Homemade Dynamite fino alla commovente ballata Liability. Un ottimo lavoro, forse anche stavolta il “Duca Bianco” ci aveva azzeccato.  

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