Il suo sorriso lo illustra bene: volare gli procura benessere. (Foto: Annick Romanski)

Con il naso sempre all'insù

Lorenz Barchi, pilota di parapendio, ha la passione del volo da quando è ragazzino. Oggi trasmette l’ebbrezza dell’aria ai suoi passeggeri. – NADIA PASSALACQUA

«Vedrai che ti faccio cambiare idea». A dirlo è Lorenz Barchi, pilota di volo biposto in parapendio. Il cambiare idea si riferisce al far volare anche me che le vertigini le ho sulla ruota panoramica al Luna park. «Non c’entrano le vertigini» mi risponde convinto Lorenz, che di esperienza ne ha parecchia. Oltre ai brevetti, Lorenz, all’anagrafe Lorenzo Barchi, ha soprattutto la passione per l’elemento aria.
Sul suo sito (www.stambekk- air.ch, stambecco come il simbolo dei Grigioni che lo hanno adottato) si definisce semplicemente «uno che ha sempre avuto il naso per aria». Semplice lo è sicuramente, ma di una semplicità genuina e intelligente, che colpisce subito. «Forse merito dei libri che ho letto» risponde Lorenz con umiltà. Noi però a Lumino non siamo venuti per parlare di libri, ma di volo. E allora lanciamoci!


Una vecchia passione
Il nostro viaggio parte dalla funivia del Pizzo di Claro. «Una funivia che pochi conoscono» spiega Lorenz mentre saliamo ai monti di Saurù. Sospesi in cabina, gli faccio una domanda che mi sono sempre posta: come si fa a calibrare l’atterraggio con il parapendio? «Un po’ lo valuti prima da terra – risponde – e ragioni sugli ostacoli che puoi incontrare: un prato pieno di buchi o cavi della corrente, il pericolo più grande perché si vedono».
Oltre alla conoscenza del territorio (fondamentale per volare in sicurezza) prima di partire si consultano delle cartine e durante il volo si usa un computer di bordo con le mappe degli ostacoli. Nella Svizzera italiana sono tanti i luoghi per decollare, il preferito di Lorenz è il Lema «perché vengo da lì e lì ho imparato a volare. E poi offre possibilità interessanti, perché puoi atterrare in tanti posti. Chiaramente – continua – ti devi organizzare per il rientro: lasciare un’auto da qualche parte o usare i mezzi pubblici».
Mentre immagino Lorenz come James Bond atterrare su un prato, impacchettare l’attrezzatura del parapendio, metterla in spalla con disinvoltura e salire sull’autopostale, gli chiedo quando è nata la passione per il volo. «Da quando sono nato – racconta – in terza o quarta elementare tutti i maschi della classe giocavano a calcio. Anch’io ho voluto provare e vuole il caso che proprio durante l’allenamento di quel mercoledì ci fosse un elicottero che era venuto a portare materiale per il rifacimento del tetto della scuola. Ovviamente – ricorda sorridendo Lorenz – il pallone era lì, ma io guardavo in aria. L’allenatore mi disse che forse il calcio non faceva per me e io mi sono trovato d’accordissimo». Ma a cosa si pensa quando si è sospesi in aria? «Spesso faccio delle grandi chiacchierate con i miei passeggeri – risponde – dipende anche dal momento in cui esci: io adoro i voli serali, perché sono rilassanti e hai tempo per pensare o non pensare a niente».


Non uno sport estremo
Classe ’83, di formazione elettromeccanico, Lorenz è di indole aperta come il sorriso che gli illumina gli occhi quando parla del suo primo volo. «Non puoi descriverlo. Ero lì a far foto e quasi non mi sono reso conto di volare. Il secondo volo invece mi ha fatto più strano, perché sei più rilassato e inizi a farti delle domande: guardi i cordini, i moschettoni, le cuciture e dici: ma terrà?» conclude sorridendo.
La sicurezza è un aspetto molto importante: «non c’è il tasto reset o pausa, come sul tamagotchi. Spesso ti informi sull’atterraggio chiamando qualcuno prima di partire o via radio durante il volo». Lorenz ci tiene a dire che il parapendio non è una disciplina pericolosa: «sul numero di voli effettuati in Svizzera, non ci sono tanti incidenti, tant’è che la Suva non lo considera uno sport estremo. Ovviamente il rischio zero non esiste, saremmo ipocriti a volerlo pensare. Ed è proprio preparandoci al volo con grande umiltà e tenendo conto del rischio, che riusciamo a ridurlo». Poi mi confida che volare lo aiuta a incanalare lo stress e «ti dà un senso». Un benessere che cerca di trasmettere ai passeggeri con la sua società che offre voli biposto. «Si crea un rapporto di fiducia, quello che mi piace di più. Con alcuni siamo rimasti amici, altri hanno intrapreso loro stessi l’avventura del volo iscrivendosi ad una scuola. Il volo dura minimo un quarto d’ora, ma se ho le condizioni giuste e la persona è tranquilla non ho il tassametro: se è bello per il passeggero, è bello anche per me».
Saluto Lorenz con un sorriso, contenta per il bell’incontro. Non glielo dico, ma forse è riuscito nel suo intento e la voglia di volare l’ha fatta venire anche a me!

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