Luca Cereghetti è fiero delle sue origini mesolcinesi.

Una tragedia che ti cambia la vita

Assieme a un amico Luca Cereghetti crea una fondazione per raccogliere fondi per bimbi malati di cancro. Sabato, sfida hockeistica di beneficenza a Davos. — Patrick Mancini

«

Sensibilizziamo il pubblico su un tema delicato»

La barbetta curata, i toni pacati. E quella testardaggine che lo accompagna da sempre. Luca Cereghetti, classe 1982, mesolcinese di Mesocco ma cresciuto a Lugano, nonostante la calma con cui si presenta, ha il fuoco dentro. Nel 2011, dopo la morte del padre, crea Greenhope, una  fondazione che attraverso lo sport raccoglie fondi per i bambini malati di cancro. Grazie a questo progetto, sabato 21 novembre cento ragazzini colpiti da tumore saranno ospiti con le rispettive famiglie della supersfida hockeystica tra Davos e Kloten. «Sarà l’occasione – dice – per sensibilizzare il grande pubblico su un tema delicato».
Una tragedia che cambia la vita. Un papà che si spegne troppo presto. L’incontro con un giovane vallesano che, proprio a causa di un tumore, ha perso la madre. E la decisione di unire le forze. Di lottare, in qualche modo, contro quella maledetta malattia. «Greenhope, dall’inglese verde speranza, l’abbiamo messa in piedi così – sottolinea Luca –. Unendo la nostra volontà di combattere contro questa malattia alla passione per l’attività sportiva. Oggi contiamo 9 membri volontari e raccogliamo parecchie migliaia di franchi ogni anno».    Accadrà anche a Davos, nel corso del prossimo weekend. «Venderemo all’asta le maglie dei giocatori e anche vari gadget. Vogliamo che i bambini e le loro famiglie trascorrano due giorni di serenità. È da 6 mesi che stiamo lavorando a questo progetto, c’è una certa emozione. Io poi sono un grande tifoso del Davos, seguo dal vivo quasi tutte le partite, sarà una gioia doppia per me».  

Aiutare, offrendo attività ricreative
Laureato in economia, appassionato di grafica, dopo varie esperienze professionali di spessore, da qualche mese Luca ha raccolto una nuova sfida e si occupa di marketing. Il 33enne mesolcinese si definisce come un uomo caparbio, intraprendente, che non pensa troppo al futuro. «Vale la pena godersi il presente, la nostra vita è appesa a un filo. Quando la malattia e la sfortuna ti colpiscono tutto può cambiare da un giorno all’altro».   

Ha lo sguardo sereno, Luca. Parla del cancro con grande consapevolezza. Mostrando una particolare sensibilità sul tema. «Mi metto nei panni di quei genitori che hanno un bimbo malato di tumore. La loro quotidianità viene stravolta. Tutto ruota attorno alla malattia del figlio. Ecco perché cerchiamo di dare loro una mano organizzando attività ricreative che permettano di dimenticare per un po’ la malattia». Poi il grigionese parla della sua infanzia. Felice, spensierata. «Sono diventato grande a Lugano, è vero. Però d’estate andavo sempre dai nonni, a Mesocco. E lì mi sbizzarrivo. Trascorrevo luglio e agosto immerso nella natura. Sono orgoglioso di avere radici mesolcinesi. La Mesolcina ha tanto da offrire, a partire dalla gastronomia. Io adoravo i “pòlt”, particolari gnocchi di farina e uova, che faceva mia nonna. Semplicissimi ma buoni».

Luca ricorda anche il prozio panettiere. «Per anni l’ho accompagnato a vendere il pane ai villeggianti di Pian San Giacomo. Lui guidava il furgoncino. E io, tutto felice, gli stavo seduto accanto». Fotogrammi di un passato che non c’è più. «Giocavamo per giornate intere a hockey coi pattini a rotelle. Partite epiche che non finivano mai». Per non parlare di quella strana leggenda che ha affascinato lui e suo fratello Mattia per anni. «La casa dei miei prozii risale al 1462. Secondo alcuni racconti, negli scantinati ci sarebbe dovuto essere un lungo cunicolo che conduceva fino ai sotterranei del castello di Mesocco. Potete immaginarvi quanto questa idea possa avere stimolato la mia fantasia. Effettivamente il cunicolo c’era. Ma non sapevamo dove portasse. Probabilmente nelle viscere della terra. Nessuno ha mai avuto il coraggio di affrontarlo».

Sport in mezzo alla natura
Luca torna spesso in Mesolcina. E ogni volta vive una nuova emozione. «Mi piace in particolare passeggiare nella regione di San Bernardino. Il lavoro e Greenhope spesso mi spinge a stare incollato al cellulare, per controllare le e-mail e rispondere a messaggi e chiamate. In montagna però c’è poco campo, è uno dei pochi luoghi in cui posso spegnere il telefonino e pensare ad altro. In mezzo alla natura mi piace fare tanto sport, in particolare ciclismo, corsa e sci. Amo gli sport individuali, ma meglio se praticati in compagnia. Per me l’attività fisica è fondamentale. Se non la pratico, non scarico le tensioni. E ingrasso anche».  

Emerge ancora lo sport dalle parole di Luca. Il suo grande amore. Ma anche l’anello di congiunzione tra Greenhope e le famiglie dei bimbi malati di cancro. «Ci sono bambini che non possono nemmeno muoversi perché sono ammalati. Il mondo dello sport e più in generale chi ha la fortuna di potere praticare un’attività sportiva non possono restare indifferenti di fronte a questa enorme sofferenza».

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi di Ceroni su Cooperazione

Parliamo d'arte

La rubrica "Il quadro" di Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?