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Natalia Ferroni
ha scritto il 30.04.2018


Lugano casalingo

Per i tecnici la differenza la fanno i dettagli.

Per altri le partite sono spesso decise dal fattore «c». Che può essere il caso, ma pure qualche cosa d’altro. Di certo tra una vittoria e una sconfitta c’è una fascia che non sempre puoi capire.
Puoi invece spiegare perché il Lugano che pulsa hockey sia il più amato della storia. Anche aldilà dei risultati. Non era mai successo di vedere in pista così tanti ragazzi cresciuti in zona. Uniti nella lingua, nei costumi e nella voglia di dare tutto per una maglia che è quella dei loro sogni giovanili. Prima un talento come Dario Simion era costretto ad emigrare. Lo stesso dicasi per Luca Fazzini. Il primo non è più rientrato, il secondo per fortuna sì. Merito del cambiamento di filosofia dettato dalla presidente Vicky Mantegazza. Che ha cercato in casa quello che serviva per trovare un vero spirito di squadra tanto che, pure sul fronte Ambrì Piotta, questo Lugano è il meno odiato di sempre.


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