Luigi Pedrazzini è molto soddisfatto della visibilità raggiunta a Expo 2015.

Luigi Pedrazzini:
«Soddisfatto dall'Expo»

Il bilancio del presidente del gruppo di lavoro dei cantoni gottardisti, ossia Grigioni, Uri, Ticino e Vallese sull'Esposizione universale conclusasi a fine ottobre.

www.padiglionesvizzero.ch

L’Expo milanese ha chiuso da pochi giorni i battenti. Grande successo di pubblico, critiche più che positive sui vari padiglioni (tra cui spicca quello svizzero). Tentiamo un bilancio con Luigi Pedrazzini in un’ottica «gottardista».

Signor Pedrazzini, il 31 ottobre scorso si è chiusa l’Expo di Milano. Che bilancio può trarre dopo sei mesi di Expo Milano 2015?
Il bilancio è molto positivo. Le cifre dicono che lo spazio dei quattro cantoni del Gottardo con la mostra «L’acqua per l’Europa» è stato visitato da circa 720mila persone. Voglio però sottoli­nea­re anche il bilancio qualitativo: come cantoni gottardisti siamo venuti a Milano con una proposta di qualità e con un messaggio moderno. Ci siamo uniti nello spirito di Milano.


Nei sei mesi di apertura, Expo 2015 è stata visitata da 21 milioni di persone.

Non si può comunque dimenticare che il Ticino ha rischiato seriamente di non esserci dopo il sì del popolo al referendum della Lega. Lei si è sentito solo in questo momento?
È stato un momento difficile. Mi sentivo un po’ come l’eroe Winkelried – al fronte, ma senza soldati che mi spalleggiassero.  Da un lato presiedevo il comitato guida dei cantoni del Gottardo, dall’altro la maggioranza dei miei concittadini era contraria alla presenza all’Expo. Per finire il Ticino ha partecipato grazie ai contributi dei privati. Oggi non voglio parlare di rivincita, ma credo che i fatti abbiano dimostrato che la via presa era quella giusta. Era inimmaginabile un’esposizione mondiale a pochi chilometri dai nostri confini con una partecipazione qualificata della Svizzera e degli altri cantoni del Gottardo senza il canton Ticino. Spero che questa esperienza permetta di capire che il Ticino deve avere una posizione di apertura e non di chiusura.

Un problema però rimane: dove finirà il monolito di granito che era il cuore della mostra all’Expo di Milano
Anch’io sono curioso di vedere cosa succederà. La responsabilità è nelle mani dei governi dei quattro cantoni gottardisti. Importante è che questo monolito rimanga in un luogo aperto e sia visibile per ricordare questa nostra presenza a Milano. Sono convinto che da buoni svizzeri troveremo una soluzione indubbiamente valida.

Gli albergatori in Ticino hanno venduto pochi pacchetti Expo, cioè pernottamenti abbinati ad un’entrata all’Expo. Non è una conferma per chi diceva che l’Expo non porta vantaggi al Ticino?
Non sono d’accordo. La tipologia dei visitatori era tale da rendere difficile questi pernottamenti. La maggior parte dei visitatori dell’Expo proveniva dall’Italia. Ma tutti hanno potuto conoscere il Ticino grazie alla mostra. E noi abbiamo estremo bisogno di farci conoscere in Italia. Pensiamo solo al LAC che necessita in particolare di un mercato di vicinanza. In fin dei conti facciamo parte della regione metropolitana di Milano.

Ha l’impressione che grazie ad Expo 2015 siano stati fatti progressi  in riferimento al tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita», che era il leitmotiv dell’esposizione?
Ogni manifestazione di questo tipo è un po’ come un fuoco d’artificio. Sarà il destino anche di questa esposizione. Ma forse qualcosa ha lasciato sul terreno, lo abbiamo visto con i visitatori del padiglione svizzero. All’inizio la merce disponibile è stata consumata in pochi giorni. Alle fine i tempi si sono allungati. La provocazione del nostro padiglione forse lascerà un segno. Ma anche in altri padiglioni si parlava di sostenibilità oppure di metodi agricoli per la produzione alimentare.

Alcuni padiglioni invece si sono limitati a fare pubblicità per il loro paese. Come valuta questo approccio?
È un dato inevitabile, ma sono fiducioso che qualcosa rimarrà. Va ricordato che c’erano anche tanti incontri a livello internazionale e si è parlato con grande serietà di pianificazione alimentare e di risorse alimentari.

Dopo questa esperienza, pensa che sia ancora necessario organizzare altre mostre universali?
Ho sostenuto che dovevamo esserci quando un’esposizione mondiale si trovava davanti alla porta, ma posso condividere alcune perplessità su questo tipo di manifestazione. Non tutto è positivo e utile, d’altronde non ci sono neanche controindicazioni importanti.

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Testo: Gerhard Lob
Foto: Ti-Press
Pubblicazione:
lunedì 02.11.2015, ore 00:00


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