Un trucco: Claudia Boutellier passa la glassa prima sul bordo dei biscotti, poi riempie la superficie.

Magia di Natale, un giro del mondo

LE USANZE — Natale si festeggia in numerose nazioni di tutti i continenti. Ma ogni Paese ha le sue tradizioni che si perpetuano di generazione in generazione. Scopriamone alcune.

L’albero di Natale è decorato, bruciano le candele della corona dell’Avvento e i bambini sono riuniti sotto l’albero di Natale per spacchettare i regali. In casa c’è profumo di biscotti e panettone, e la tavola del 25 dicembre sta per essere  riccamente imbandita. Uno scenario tradizionale, un appuntamento che si ripete puntuale, anno dopo anno. Ma come festeggiano il Natale in Svizzera le famiglie che vivono lontano dalla loro terra? L’abbiamo chiesto a tre famiglie in un piccolo giro virtuale nel mondo.

Messico
«Da noi in Messico il Natale inizia il 16 dicembre» spiega Christine Gordon, docente 33enne che da XX anni vive in Svizzera con il marito Gerard, di origini australiane. Da quel giorno si svolge la prima posada (processione) e ne avrà luogo una ogni giorno fino al 24 di dicembre. Al termine della processione di rompe la piñata, oggi se ne trovano in più forme ma tradizionalmente sono a sette punte. «Rappresentano i sette peccati capitali, distruggendo le punte, si eliminano anche i peccati. – precisa Christine – Oggi sono riempite di dolciumi, ma tradizionalmente contengono noci e frutta», spiega la docente 33enne. In questi giorni prenatalizi la gente si riunisce per mangiare tamales (piatto a base di carne trita con peperoncino piccante e farina gialla, che viene cotto e avvolto nel cartoccio del granoturco) e tostadas (specie di tortillas) accompagnate da cioccolata calda con cannella o punch con frutta.  I regali in Messico si ricevono il 6 di gennaio e non il 25 di dicembre. «Come nella Bibbia, anche in Messico i regali sono portati dai Re magi». Il 24 a mezzanotte si va a messa e, tornati a casa si mette Gesù Bambino nel presepio. Nelle case messicane, l’albero di Natale non è un abete ma la stella di Natale anche se l’influenza del grande vicino Usa si fa sentire: Babbo Natale e gli abeti diventano sempre più popolari.



Stati Uniti
Ed eccoci quindi a scoprire le usanze degli Stati Uniti con la famiglia Zanecchia. «Mio padre era colonnello dell’esercito americano, quindi abbiamo vissuto anche parecchio all’estero. Ma il Natale è una festa a cui non abbiamo mai rinunciato. Mio nonno era nato in Italia e ci ha trasmesso questa tradizione. In uno dei numerosi traslochi, quando avevo 14 anni, arrivammo il 24 di dicembre in Virginia. Avevamo solo le valigie e le stanze d’albergo. Mio padre andò a comprare un albero di Natale di plastica perché potessimo festeggiare il Natale quasi come a casa». Ricorda Armando Zanecchia, che da 16 anni vive con la famiglia in Ticino dove insegna economia politica e politica ambientale alla Franklin University Switzerland. La moglie Charlotte, insegnante alla scuola elementare Tasis (The American School in Switzerland), si ricorda di un Natale più triste: «Sono cresciuta senza mamma, con tre fratelli più grandi. Mi ricordo di una Vigilia di Natale di quando ero bambina. Mio padre dopo il lavoro andò a fare shopping natalizio fino a mezzanotte, lasciandoci da soli con la nonna».
Oggi il Natale per la famiglia Zanecchia, è un appuntamento immancabile, in cui tutta la famiglia si riunisce. «Abbiamo quattro figli già adulti e un nipotino. Natale è l’unico periodo dell’anno in cui le nostre vacanze coincidono. L’abbiamo sempre festeggiato come facevamo negli Stati Uniti. – precisa Charlotte Zanecchia– Decoriamo un grande albero di Natale in salotto, mettiamo le lucine in giardino e illuminiamo la pergola. Alla porta di casa appendiamo una corona con il vischio e allestiamo un presepio». Armando Zanecchia continua: «per i nostri figli, appendevamo al camino una grande calza con il nome di ognuno. Il giorno di Natale dentro trovavano biscotti e cioccolatini, ma se non erano stati tanto buoni potevano anche scoprire un pezzetto di carbone o una patata» ricorda sorridendo. «Per ringraziare Babbo Natale, accanto al camino mettevamo anche dei biscotti e un bicchiere di vino o di latte. Il giorno dopo i bambini trovavano il bicchiere vuoto».
A tavola, il giorno di Natale non può mancare il tacchino riccamente farcito: salsiccia, pane, noci, uvette… Come dolce un’apple pie, una torta di mele.

Islanda
Anche in Islanda è tradizione consumare un volatile per Natale, più precisamente per il cenone del 24. Ma si tratta della pernice della neve, preparata con bacche ed erbe. «È il nostro piatto tradizionale» spiega Jon Adalssteinsson che con la sua famiglia vive da xx anni a Brugg (AG). Piatto ancora più esotico, è quello che preparano per la cena del 23 dicembre. Il kaest skata: si tratta di carne di razza fermentata, cucinata in grasso di montone e servita con patate. «Puzza incredibilmente. Ma tramandiamo la tradizione anche qui in Svizzera, anche se mangiamo in giardino» ammette Adalsteinsson. Ma a parte le curiosità culinarie, l’Islanda ha anche altre tradizioni natalizie assai curiose. Non hanno Gesù Bambino né Babbo Natale, ma gli jólasveinar: sono 13 personaggi del folclore natalizio islandese che dal 12 dicembre, uno a notte scendono dalla montagna per fare scherzi e dispetti. «I bambini ogni notte mettono le scarpe sul davanzale, sperando di trovarci dei dolcetti il mattino successivo. Se trovano una patata raggrinzita, è spesso un piccolo schock» spiega Adalsteinsson. Il 6 gennaio è di nuovo un giorno di festa. Non per l’arrivo dei Re magi, ma per la partenza sulle montagne dell’ultimo dei tredici folletti natalizi. Ma non è un addio: l’anno prossimo torneranno puntualmente alla viglilia di Santa Lucia a fare dispetti ai bambini...

Le feste rafforzano i legami sociali

Il Natale è un evento che si festeggia soprattutto in famiglia con una serie di rituali. Spesso li diamo per scontati, ma sappiamo davvero perché le cose stanno così? Intervista a Andrea Jacot-Descombes, Etnologo dottorando all’Università di Neuchâtel.

Natale resta soprattutto una festa di famiglia...
È per due ragioni che le cose continuano in questo modo. Da una parte l’uomo ha bisogno di momenti da condividere con i suoi familiari o con individui del suo gruppo. Le feste servono a rafforzare i legami sociali e il rituale permette all’uomo di sentirsi parte integrante di un milieu sociale.
Ma c’è comunque anche una simbologia specifica legata alla festa del Natale che può fornire un altro elemento di risposta. Storicamente, a livello religioso, la festa commemora la nascita del figlio di Dio, ma anche la creazione della famiglia composta da Maria, Giuseppe e Gesù. Questo simbolo, molto forte per i cristiani e i non cristiani, è alla base della celebrazione del Natale.

Perché si continua a festeggiarlo?
Una festa continua ad essere festeggiata quando riesce ad ancorarsi nell’universo rappresentativo di una comunità. Questo momento trasmette tutta una serie di valori rappresentativi dei simboli importanti per la coesione del gruppo sociale.

Il gruppo o la famiglia?
La nozione di gruppo può essere intesa a diversi livelli, ma la logica resta la stessa. Le feste che sono rituali nelle famiglie, si ritrovano anche a un livello più ampio, nell’ambito di gruppi più grandi. Ritroviamo questa struttura ad ogni momento e a ogni livello, anche a livello della coppia, il più piccolo dei gruppi  sociali.

L’arrivo di Babbo Natale ha mandato tutto all’aria?
È stato un cambiamento, come ce ne sono stati altri. Non si può negare che Babbo Natale abbia conquistato un posto importante, ma non si può dire che abbia mandato tutto all’aria. È stata una vera rivoluzione all’interno di certi gruppi o di certe comunità, ma non per tutti. Babbo Natale si è ritagliato una parte importante, ma non si può generalizzare. Il processo di elaborazione del cambiamento è molto complesso e dipende dalla scelta delle persone che formano il gruppo.

Che importanza ha la festa cristiana?
È una questione complessa. La stessa festa è celebrata e vissuta con valori, significati  e scopi che possono variare parecchio. Oggi, l’aspetto cristiano è messo da parte in alcune comunità. Assistiamo a una moltiplicazioni delle modalità di festeggiare il Natale. Alcuni di essi non hanno più nulla a che vedere con la religione. Anzi, a volte si pongono addirittura in contraddizione.

Questo fenomeno non riguarda solo il Natale...
Concerne più o meno tutte le feste e i momenti importanti della nostra società. Ogni volta che si celebra qualcosa, con il passare degli anni non lo si festeggia più esattamente allo stesso modo. L’uomo pensa ed elabora quello che vive, per questo le feste cambiano nelle dimensioni legate ai valori. La festa, in generale, diventa più complessa.

(Anne-Marie cuttat)

Testo: Regula Bättig, Raffaela Brignoni
Foto: Christoph Kaminski
Pubblicazione:
lunedì 15.12.2014, ore 09:00