Nel 2013, gli italofoni nell’amministrazione federale in generale rappresentavano il 6,8%; a destra, Nicoletta Mariolini, «ambasciatrice» del plurilinguismo in Svizzera.

Tra «Mal di lingua»
e idiomi nazionali

L'INTERVISTA — Nicoletta Mariolini, da un anno delegata federale per il plurilinguismo, illustra la sua funzione, i dati sull’italiano e i suoi obiettivi dentro e fuori l’amministrazione.

Da un anno Nicoletta Mariolini è «l’ambasciatrice» del plurilinguismo in Svizzera. Un impegno a tutto campo, dentro e fuori l’amministrazione federale, che punta a migliorare la rappresentanza delle minoranze linguistiche e ad ampliare le competenze dell’italiano e del francese del personale della Confederazione.

Qual è il suo bilancio di un anno da delegata federale al plurilinguismo?
Direi un percorso ad ostacoli ricco di soddisfazioni. Entrata in carica nel vivo della revisione dell’ordinanza federale sulle lingue, ho potuto dare il mio contributo con proposte accolte dal Consiglio federale, sia sui contenuti sia sulle modalità di attuazione dell’ordinanza e delle istruzioni. Questo traguardo raggiunto è importante: è un nuovo punto di partenza.

La sua funzione, inserita nel Dipartimento federale delle finanze della consigliera federale Widmer-Schlumpf, le offre la necessaria autonomia?
Certo. Agisco su mandato del Consiglio federale, sostenendolo nella definizione degli obiettivi strategici e fissando condizioni-quadro per la loro attuazione ai vari livelli dei dipartimenti … anche con l’arte della persuasione.

In che modo?
Innanzitutto, coinvolgendo i quadri dirigenti. Dando l’esempio, essi possono dimostrare ai loro collaboratori che il plurilinguismo costituisce un valore fondamentale, sociale ed economico, essenziale sia nel servizio al pubblico, sia per creare un ambiente di lavoro rispettoso di tutte le nostre lingue.

Ci sono state resistenze?
Ciò che perseguo è far capire che il plurilinguismo è un filo conduttore non solo all’interno dell’amministrazione, ma soprattutto tra l’amministrazione e il mondo esterno, le regioni linguistiche, il mondo del lavoro, le università. Quest’ottica interna-esterna non è ancora ben compresa. Non c’è ancora una chiara consapevolezza che il futuro plurilingue dell’Amministrazione federale è condizionato anche da quanto si realizza in altri ambiti. La nuova ordinanza esprime la volontà di dialogare, collaborare e informare un vasto pubblico. Perciò, la mia funzione oltrepassa le «quattro mura» di Palazzo.

Per esempio?
Per i giovani l’amministrazione federale è un datore di lavoro importante, legato anche ai requisiti linguistici che esso richiede. Qui a Berna, un cantone bilingue, in alcuni settori dell’Università professionale s’insegna unicamente in tedesco e inglese. Gli studenti non colgono così l’opportunità del plurilinguismo per accedere un domani all’amministrazione federale. I nuovi obiettivi dell’ordinanza sulle lingue ridefiniscono la strategia di reclutamento del personale in cui, nella valutazione delle competenze linguistiche, si chiede la conoscenza di almeno una seconda lingua ufficiale. È indispensabile quindi aprire un canale con il mercato del lavoro. Sto iniziando a sensibilizzare gli studenti, mostrando loro che, oltre al tedesco, anche l’italiano e il francese sono essenziali per soddisfare le competenze linguistiche richieste dalla Confederazione. Ho alcuni cantieri aperti, sull’asse Zurigo, Berna, Losanna, Ginevra.

Secondo i dati del 2013, gli italofoni nell’amministrazione sono il 6,8%, superiore alla soglia minima del 6,5% prevista nell’ordinanza federale. Non si è sempre detto che l’italiano a Berna fosse bistrattato?
Attenzione, quel dato riguarda tutta l’amministrazione federale. Se esaminiamo i singoli dipartimenti risulta che l’italiano è al 4,8% in quello degli affari esteri o al 5,4% in quello dei trasporti. Il 6,8% si ottiene grazie soprattutto alla Cancelleria federale che ha il 20% d’italofoni, dovuto alla massiccia presenza di personale nei servizi di traduzione. Ora, con la nuova ordinanza, tutti i dipartimenti e tutti gli oltre 90 uffici federali dovranno perseguire la soglia minima del 6,5%. C’è ancora molto da fare.

In che direzione?

Per esempio, ho dato istruzioni affinché in futuro le banche dati dell’amministrazione della Confederazione inseriscano le informazioni relative alle competenze linguistiche del personale. Nella nuova ordinanza sulle lingue, l’art. 8 determina i requisiti delle competenze linguistiche delle varie categorie del personale, in particolare dei quadri superiori. Tuttavia, oggi non è possibile sapere quali siano le loro competenze e se i requisiti dell’ordinanza siano rispettati. Nei prossimi due, tre anni, l’amministrazione si dovrà dotare di strumenti per fare una fotografia della realtà, per determinare dove si trovano gli squilibri, e poi per proporre nuove strategie al Consiglio federale. Insomma, per decidere bisogna avere le informazioni.

L’anno prossimo i quadri dirigenti dell’Amministrazione federale saranno sottoposti a una valutazione delle conoscenze linguistiche dell’italiano e del francese. Ci saranno dei test?

Sono state fissate due tappe. La prima parte nel 2015 e valuterà le conoscenze linguistiche dei quadri superiori (i quadri dirigenti, i quadri medi con funzioni dirigenziali e i responsabile delle risorse umane) attraverso un test online, conforme agli standard europei in materia. Per il resto del personale dell’amministrazione, è prevista un’autocertificazione: ognuno presenterà la valutazione delle proprie competenze linguistiche, sempre rapportate ai criteri europei.

Nel 2015, sono previsti anche dei corsi d’italiano per francofoni e germanofoni. Un progetto pilota?
Sì. È prevista una sensibilizzazione dei quadri superiori germanofoni e francofoni. Offriremo loro un primo contatto con la lingua italiana, utilizzando il nuovo metodo didattico Capito? Comprendere l’italiano in Svizzera.

In che modo lei può promuovere la diffusione dell’italiano anche fuori dall’amministrazione federale?

È indispensabile aprire un canale con il mercato del lavoro. Sto iniziando a sensibilizzare gli studenti, mostrando loro che, oltre al tedesco, anche l’italiano e il francese sono essenziali per soddisfare le competenze linguistiche richieste dalla Confederazione. Ho alcuni cantieri aperti, sull’asse Zurigo, Berna, Losanna e Ginevra. Spero che si creino e si moltiplichino risorse sul territorio che comprendano la « causa » e il valore socio-economico del plurilinguismo.

Come ticinese, ha un occhio di riguardo verso l’italiano messo a rischio nelle scuole di alcuni Cantoni della Svizzera tedesca?

Come delegata federale sono chiamata a promuovere trasversalmente tutte le lingue nazionali, con un occhio di riguardo per le minoranze linguistiche. Ci sono però altri organismi che possono intervenire in modo più diretto per tutelare la nostra lingua. Penso al Forum per la difesa dell’italiano in Svizzera, alla deputazione ticinese, all’Intergruppo parlamentare italianità. In ogni caso, è importante unire le forze, agendo in modo coerente e complementare.

Nicoletta Mariolini

1964 Nicoletta Mariolini nasce a Sorengo. È cittadina svizzera e italiana
1985 Va a studiare a Losanna, dove si laurea in economia politica
2004 È eletta in Municipio a Lugano. Rimane in carica per 9 anni
2011 Onorificenza dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana
2013 Il Consiglio federale la nomina Delegata federale al plurilinguismo

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Testo: Rocco Notarangelo
Foto: Pino Covino
Pubblicazione:
lunedì 10.11.2014, ore 00:00


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