Sulla terra rossa di Lille, Stan Wawrinka e Roger Federer non avranno vita facile.

Gran finale

L'INTERVISTA — La Svizzera contenderà alla Francia la finale di Coppa Davis. Sarebbe la prima volta che il nostro paese si aggiudica il Mondiale di tennis. Ne parliamo con l'esperto Tiziano Bernaschina.

A Lille, dal prossimo 21 al 23 novembre, la Svizzera affronterà la Francia nella finale di Coppa Davis, l’evento che di fatto chiude l’annata del tennis che conta. Per gli appassionati della racchetta scocca, dunque, l’ora dei bilanci. Il punto della situazione con Tiziano Bernaschina, presidente uscente di Tennis Ticino. 

Iniziamo con un pronostico. La Svizzera è davvero la favorita? 

Sulla carta, perché può schierare Federer e Wawrinka, due tra i migliori giocatori al mondo. Ma nulla è scontato. I francesi, pur non avendo star, hanno una panchina lunga. E la Svizzera invece è abituata a vivere sulle individualità. Va anche detto che i rossocrociati nel doppio sono un po’ deboli. 

Quanto peserà il fattore campo?

Abbastanza. Si gioca a Lille, in uno stadio al coperto. Su 27mila biglietti disponibili, i tifosi svizzeri ne avranno solo circa il 10 per cento. I padroni di casa hanno il diritto di scegliere la superficie di gioco. E i francesi hanno optato per la terra rossa. È un fattore che potrebbe complicarci la vita. Il risultato, di conseguenza, è apertissimo.

Nel 1997, la Coppa Davis fece tappa a Locarno. E lei contribuì all’organizzazione dell’evento. Cosa ci può dire di questa competizione? 

Quello fu un turno preliminare, un match tra Svizzera e Corea del Sud, con Marc Rosset a fare da capitano per i rossocrociati. L’atmosfera della Davis è davvero particolare, perché si gioca per la squadra e non per se stessi. È una competizione che trasmette il senso di appartenenza a una nazione. Anche il tifo è diverso, è molto più rumoroso rispetto al solito, è quasi da stadio calcistico. 

Il 2014 sta per chiudersi. Che anno è stato per il tennis internazionale?

Si sono un po’ rimescolate le carte. C’è ancora un numero uno al mondo, il serbo Novak Djokovic. Ma non si può più parlare di egemonia. Tanto è vero che i principali tornei mondiali sono stati vinti da atleti diversi. Tutto sommato trovo sia un bene. Per il pubblico si fa tutto più incerto e interessante. E poi è un contesto in cui possono emergere nuovi atleti. C’è spazio per le sorprese.

Apriamo una parentesi sulle donne. Come valuta lo stato di salute del tennis in rosa? 

In generale buono. C’è la Sharapova che perde colpi, ma noto che ci sono diverse giocatrici dell’est che si fanno strada. Trovo molto positivo il ritorno alle competizioni di Martina Hingis, anche se il nome nuovo, in Svizzera ma non solo, è sicuramente quello di Belinda Bencic. Sarà una figura trainante per il futuro. 

Tra gli uomini, invece, c’è un Roger Federer che continua a stupire…

Lui è sempre sulla cresta dell’onda, perché ha un talento straordinario. Secondo me ha la giusta determinazione per tornare a essere il numero uno. Federer è il migliore ambasciatore svizzero al mondo, tante persone si sono innamorate del tennis vedendo giocare lui. Negli ultimi anni le persone che hanno deciso di impugnare la racchetta sono leggermente aumentate in tutta la Svizzera. In
Ticino, ci sono 2.271 tesserati, ma i praticanti sono oltre 10mila. Federer ha avuto un effetto trainante. 

Eppure il tennis da molti continua a essere visto come uno sport snob…

Era così fino a una trentina d’anni fa. Oggi il tennis è sempre più abbordabile.

Tra poco lascerà la presidenza di Ticino Tennis. Soddisfatto di quest’avventura?

Sì, 14 anni fa ho preso in mano una situazione finanziaria buona e la lascio come l’ho trovata. Siamo riusciti a organizzare vari eventi, tra cui campionati svizzeri juniores nel Locarnese. Me ne vado soddisfatto.

Tiziano Bernaschina

1965 Nasce a Bellinzona. Lascerà la capitale nel 1991, dopo essersi sposato.
1989 Terminati gli studi in diritto a Zurigo, entra nel comitato del Tennis Club Ascona.
1997 A Locarno, incontro di Coppa Davis tra Svizzera e Corea del Sud. Bernaschina fa parte del comitato d’organizzazione.
2000 È presidente della Federazione ticinese tennis, oggi Tennis Ticino. Dal 2009 è presidente aggiunto di Swiss Tennis.

 

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Massimo Pedrazzini
Pubblicazione:
lunedì 17.11.2014, ore 00:00


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