Marco Guidi studiava il sistema solare già da bimbo.

Marco Guidi: «La rivelazione
di un nuovo mondo»

Laureato in storia dell’arte, non trova lavoro nel suo ambito e si mantiene con il suo diploma di imbianchino. Di notte, si ferma a osservare le stelle nel giardino sotto casa. — AMELIA VALSECCHI JORIO

Entro a casa di Marco poco prima di cena. Lui mi accoglie vestito in perfetto stile classico: camicia e pantaloni beige, eleganti e sobri allo stesso tempo. Mi dà subito l’impressione del professore di storia. Non ho torto fondamentalmente, non fosse altro che, tendendomi la mano, noto qualche gocciolina di dispersione sul suo braccio. Probabilmente non se n’è andata lavandosi le mani. So che lui, come molte altre persone, cela una passione segreta per l’astronomia e i telescopi. Sin da piccolo studiava il sistema solare e si cibava di vecchi libri di storia. Per questo mi intriga e voglio conoscerlo meglio. Scopro così che proprio grazie alla sua dedizione per il passato, ha ottenuto la laurea in storia dell’arte, ma che per mantenersi fa l’imbianchino. Come storico dell’arte non ha mai trovato un impiego fisso. Diversi i concorsi spediti, ma mai una risposta positiva. Almeno fino ad oggi. Da lì la decisione di optare, quasi per caso, per l’artigianato. «Fu grazie alla richiesta di un mio amico architetto che ottenni il mio primo lavoro da imbianchino. Da quel giorno vivo della mia piccola impresa di pittura».

Non disdegnerebbe comunque di potersi guadagnare da vivere grazie ai suoi studi. Negli anni della laurea, aveva avuto modo di collaborare nel riordino dei beni culturali della Fondazione Elisa e Titta Ratti di Malvaglia. E nel passato più recente, con altri storici dell’arte ticinesi, aveva partecipato al nuovo allestimento della Madonna del Sasso di Orselina; oltre a redigere un piccolo volume per la società mesolcinese di apicoltura. Incarichi a tempo determinato che gli hanno dato modo di assaporare il «suo» mondo.
Poi, ha continuato a imbiancare muri. «Sono orgoglioso del mio lavoro,  mi dà da mangiare e mi permette di mantenere il mio hobby: sono un astrofilo». Sarà forse questo il vero mondo del quale Marco è innamorato? L’osservazione della volta celeste, una passione che da alcuni anni sta maturando dentro di lui e che gli ha permesso di evadere dal trantran della vita quotidiana.

Un astrofotografo amatoriale appassionato

Marco è giunto a possedere ben tre telescopi. Il suo favorito è un rifrattore con un’apertura di dodici centimetri. «Un telescopio come il mio – racconta – già permette di osservare, grazie a qualche oculare e alla lente di Barlow, la luna, i pianeti, molti ammassi di stelle, la Nebulosa di Orione e la Galassia di Andromeda». Marco parte a raffica, raccontando quali e quanti pianeti riesce a vedere con il suo telescopio piazzato nel giardino di casa e quali siano le condizioni ideali per osservarli. E poi, mi mostra le foto che ha scattato alla luna e che lui stesso definisce amatoriali. Sono immagini stupefacenti, uno spettacolo per gli occhi: la luna e i suoi crateri. «È davvero una rivelazione la prima volta che riesci a vedere la luna così bene da coglierne la geografia. E i crateri che si stagliano sulla superficie sono finalmente lì, non rappresentati in immagini, ma direttamente alla portata dello sguardo. È la rivelazione di un nuovo mondo». Peccato che l’astrofotografia sia un hobby assai costoso. Marco la pratica in modo amatoriale, sfruttando una vecchia macchinetta digitale, ponendo l’obiettivo sull’oculare del telescopio.

Un modo per riflettere
Poter osservare il cielo con un telescopio andando oltre ciò che sta sulla terra rappresenta al tempo stesso uno spunto di riflessione di quanto sia piccolo il nostro pianeta rispetto all’universo che lo circonda. Inoltre ci aiuta a capire quali ruoli importanti svolgano la luna e il sole per la nostra esistenza. E ci consente di comprendere quanto tutto sia labile e fragile, ma al tempo stesso stia in perfetto equilibrio. Uno sguardo che va ben oltre l’osservazione col telescopio. Un’apertura verso ciò che ad occhio nudo non saremmo in grado di distinguere, non fosse altro che da secoli abbiamo la possibilità di osservarlo grazie a quel magnifico strumento che è il telescopio. Secondo Marco chi non ha mai avuto modo di osservare attraverso un telescopio, ha perso una vera occasione nella vita. «Come si fa a passare tutta un’esistenza senza vedere quella gigantesca palla d’idrogeno che è Giove?».  Ma non solo Giove merita di essere osservato con il telescopio, anche Marte, Venere e soprattutto Saturno, che regala sempre una forte emozione con i suoi anelli.

Al CAL (Centro Astronomico Ticinese), a Locarno Monti, si organizzano osservazioni aperte al pubblico. È necessaria l’iscrizione (http://data.irsol.ch/cal/).

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