Se viaggiate a bordo di un’AutoPostale a Bellinzona tra un lunedì o un mercoledì, è possibile che al volante ci sia lei.

Maria Balbi Del Bello «Un sogno realizzato»

Sono ancora rare le donne ai volanti dei bus. Ne abbiamo incontrata una che guida con dedizione e passione da 10 anni. — RAFFAELA BRIGNONI

Lunga chioma corvina, un filo di rossetto, uniforme impeccabile. Maria Balbi Del Bello è autista presso AutoPostale, l’unica donna dell’agenzia di Bellinzona a scarrozzare passeggeri nella zona.
Ci incontriamo in uno dei punti di ritrovo degli autisti in pausa tra una corsa e l’altra, alla Casa del Popolo, a due passi dalla stazione, inaugurata proprio pochi giorni fa. A guardarla non lo diresti, ma questa donna dall’agile silhouette e dai tratti delicati, è un’appassionata di mezzi pesanti. «A vent’anni avrei voluto fare la patente per i camion. Ma a quei tempi ero venditrice e non avevo i mezzi per prepararmi alla patente, era troppo cara» ricorda l’autista.

Nuova carriera a 42 anni
Dopo l’apprendistato di vendita, Maria, che adora il contatto con la gente, si diploma alla scuola esercenti e per diversi anni gestisce alcuni ristoranti nel Sopraceneri, dimenticandosi il suo vecchio sogno.
Diventata mamma, la mattina accompagna i suoi bimbi alla fermata del bus che li porta a scuola. Un giorno si ferma a discutere con l’autista dello scuolabus che le chiede se non fosse interessata a guidarli anche lei. «Questa signora mi aveva fatto tornare in mente quale era la mia passione! Ci ho dormito su una notte, e il giorno dopo avevo già avviato le pratiche! E invece di limitarmi alla patente per i minibus, ho fatto anche quella per quelli più grandi – dice sorridendo con i suoi grandi occhi castani – . L’unica cosa che mi spiace è che ho realizzato tardi il mio sogno: avevo 42 anni quando ho iniziato a guidare i bus, e ora sono solo 10 anni che faccio questo lavoro. Vorrei poter andare in pensione molto più tardi» esclama senza nascondere il suo entusiasmo.
«Il mondo del lavoro per molti è stressante. Per me è il contrario! Mi piace il contatto con la gente. A volte ho anche il tempo per scambiare quattro chiacchiere con i passeggeri prima di ripartire. Adoro guidare sulle piccole stradine strette, quelle dove passi appena appena. Mi piace anche fare il primo turno la mattina, quello delle 4:45 in cui controlli tutti i veicoli prima che inizi la giornata lavorativa».

Un inizio in salita
Eppure il ricordo della prima giornata di lavoro non è proprio dei più sereni. «Lavoravo per un’azienda di trasporto di Locarno e guidavo i bus scolastici. Il primo giorno ero a Brione sopra Minusio quando, in salita, mi si è spento il motore. Ho sentito i ragazzini sogghignare e sussurrare in tono canzonatorio “donna al volante, pericolo costante”. A fine giornata, arrivata in garage mi ricordo che mi sono detta “ma chi me l’ha fatto fare?”. Ma mi son fatta forza, “mica mi lascerò scoraggiare così in fretta!”».

Da gioco a realtà
E ha fatto bene.  «Capita che un passeggero uomo, scendendo dal bus mi dica, complimentandosi “Non poteva che essere una donna” e anche le signore di una certa età sono contente di vedere che al volante ci sia una donna. Forse abbiamo un’altra maniera di rivolgerci ai passeggeri e magari abbiamo uno stile di guida più leggero, non saprei. Fatto sta che giorno dopo giorno ricevo complimenti da parte degli utenti e questo fa piacere».
Maria lavora al volante dei bus dal lunedì al mercoledì, gli altri giorni si occupa delle faccende di casa. «Adoro cucinare: ho più macchinari per fare pasta fresca io che un pastificio! Maccheroni, fusilli, lasagne, ravioli: faccio un po’ di tutto. Non mi è mai piaciuto comprare le cose già pronte, quindi mi riservo il tempo per cucinare e preparare i pasti per la famiglia per i giorni in cui non ho tempo di stare dietro ai fornelli». Ma la passione per motori e compagnia segnano anche il tempo libero di Maria, e addirittura della figlia sedicenne, che si sta formando come progettista meccanica.
«Sì, noi donne a casa ci interessiamo ad attività tecniche. Se a casa qualcosa non funziona, non chiamo subito il marito o un tecnico, prima voglio vedere che cosa non va, se poi mi rendo conto che è necessario l’intervento di uno specialista, lo chiamo, ma se posso riparare io, mi diverto a farlo! Già da bambina mi piacevano di più i giochi da ragazzo: le bambole non mi interessavano. Mi piaceva giocare a caricare la macchina: in casa prendevo le sedie e le allineavo come fossero i sedili dell’auto, facevo accomodare i miei fratelli, caricavo il “bagagliaio” e poi “guidavo”!» racconta emozionata la donna che ha trasformato un gioco d’infanzia nel suo mestiere.

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