Mario Matasci, enologo di successo e gallerista per caso.

Mario Matasci:
«Collezionista per caso»

Nel 1968 compra un quadro per fare un piacere all’artista. Da allora ha acquistato centinaia di opere. Fino a fine ottobre propone una nuova mostra.

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Mario Matasci non s’interessa all’arte per speculazione e non acquista un quadro per rivenderlo. L’enologo di successo, gallerista per caso dal 1969, trasforma presto l’episodio in passione. «Ho sempre seguito il richiamo verso un artista o un’opera anche se ho conosciuto pochi artisti, in quanto non ne sento la necessità». Solo la forza del messaggio dell’opera lo motiva. Qualcuno potrebbe, e sono in tanti a dirlo, trovare lugubre, triste, drammatiche le opere esposte ma lui si difende. «L’arte riflette la nostra epoca; purtroppo il male esiste, fa parte del mondo nel quale viviamo e solo affrontandolo possiamo tentare di migliorarlo». La collezione riflette i gusti e la filosofia dell’uomo che, nel corso degli anni, si è circondato esclusivamente di opere con le quali si sente di dialogare.

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L’arte riflette la nostra epoca»

L’idea di esporre una collezione d’arte in mezzo alle vigne di Riazzino sul modello di un «salotto della domenica», non è sbocciata dal nulla, anche se la fortuna ha avuto un ruolo chiave sin dall’inizio. E l’ultima fase, la creazione della Fondazione Matasci per l’Arte, non lo smentisce. L’idea nata nel 2008 si concretizza dopo un incontro fortuito con la proprietaria di un capannone in vendita allorché il gallerista in pensione cerca disperatamente uno spazio per depositare le numerose opere d’arte raccolte nel corso degli anni. Il susseguirsi d’eventi dovuti alla fortuna durante le varie tappe della storia della sua collezione merita di essere raccontato dal protagonista stesso con l’umiltà che lo caratterizza. «Il primo quadro lo comprai da uno sconosciuto, Erwin Sauter, imbattutosi nella vicina osteria. Dopo aver scambiato due parole, l’artista mi chiese se mi piaceva il quadro che portava sotto il braccio. Preso di sorpresa, e per non deluderlo, accettai di comprarglielo. E così, scettico ancora oggi sulle ragioni del mio primo acquisto, mi ritrovai con Madre Coraggio – questo era il titolo della pittura – sulle mura di casa mia!». La tela «porta fortuna», oggi accoglie il visitatore all’entrata della sede della Fondazione Matasci per l’Arte nel nuovo e originale spazio plurifunzionale «Il Deposito», trasformato in mostra permanente. In quel capannone isolato, il passeggiatore solitario, sovente dopo una camminata nella natura circostante, entra per approfittare dell’atmosfera del luogo o per rilassarsi su una comoda poltrona ascoltando musica, come nelle migliori librerie inglesi. E se fortuna vuole, il padrone di casa si mette volentieri a disposizione per far da guida alla sua collezione. L’intenditore può anche approfittare della sosta per percorrere uno tra gli 8mila volumi della biblioteca d’arte a disposizione. Secondo l’umore del collezionista, l’allestimento si rinnova per permettere alle opere in deposito di essere esposte a turno. Così il visitatore è invitato a tornare. Al momento, sei grandi tele di Varlin (1900-1977) sono riunite al pian terreno in una parte semi chiusa a mo’ di paravento per permettere agli ospiti di contemplarle in tutta intimità. Al piano superiore famosi artisti svizzeri ed europei, che hanno in un modo o nell’altro un rapporto con il Ticino (Dobrzanski, Francese, Kollwitz, Morlotti, Music, Werefkin) sono raggruppati per affinità. In un’altra divisione, artisti come Soutter o Schürch e persino Munch, che rimangono tra i favoriti del collezionista, dialogano tra loro.

Opere in giro per il mondo
Madre coraggio, il quadro all’origine della collezione, fu anche il punto di partenza della sua attività di futuro gallerista. «La mia prima mostra, il cui successo non era scontato, la improvvisai su richiesta dell’artista stesso, nelle cantine di Villa Jelmini a Tenero». Osare una mostra in mezzo alle botti di vino, negli anni ’70 in Ticino, era già di per sé un’avventura. E così via. Dalle prime titubanti esposizioni agli indimenticabili vernissage nelle maestose cantine, alla nascita del «Deposito» a Riazzino, in 45 anni, Mario Matasci, da puro mecenate, ha organizzato almeno una cinquantina di mostre. Nell’arco della sua attività intensa di gallerista, il collezionista ha riunito più di 300 opere, tra oli, grafica, litografie. Le opere della sua collezione, che comprendono numerosi artisti italiani e ticinesi del Novecento sono regolarmente prestate a vari musei anche oltre Gottardo e fuori dalla Svizzera. Ricordando che la Pinacoteca Casa Rusca fu inaugurata solo nel 1985, è evidente che le mostre di Mario Matasci hanno avuto un impatto decisivo nella vita culturale locarnese. E lo schivo mecenate ricorda: «Tutto quello che ho fatto nell’ambito dell’arte l’ho fatto e lo faccio ancora e sempre solo per passione». Anche se «Il Deposito» segna la decisione di Mario Matasci di ritirarsi, la Fondazione Matasci per l’Arte continua a proporre due volte all’anno, nello spazio del negozio di vini a Tenero-Contra, mostre personali di artisti o su un tema, come attualmente (dall’1.9 al 31.10.2015) «Lo sviluppo delle arti grafiche sotto Luigi XIV».


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TESTO: Denyse Bertoni

FOTO: Massimo Pedrazzini


Pubblicazione:
giovedì 17.09.2015, ore 00:00


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