Martina Hingis, tennis a 3.000 metri

Prima dell’inizio della stagione, la regina della racchetta rossocrociata si è concessa una giornata sulla neve. L’abbiamo seguita. — ANDREAS W. SCHMID

Non si può certo dire che sia una persona prevedibile. A Melbourne si è fatta intervistare a colazione dal giornalista della «Basler Zeitung» in un hotel di lusso, a Roma ha bighellonato tra le vie della città con l’inviata di «Annabelle» e a Zurigo ha scambiato quattro chiacchiere con il «Sonntagsblick» tra gli stand del mercatino di Natale. «È bello rilasciare interviste e farsi fotografare in location ogni volta diverse», spiega così Martina Hingis  il suo desiderio di spezzare la routine. «Sono 20 anni che gioco e ormai la gente è abituata a vedermi solo sui campi da tennis». Ecco perché in questa giornata invernale ha voluto incontrarci sulle piste da sci. «Venite a Davos», ci ha scritto su Whatsapp, «Basta che sia dopo Natale!». Prima era troppo indaffarata a comprare i regali, a scegliere lo sportivo dell’anno e a partecipare al ricevimento dato in suo onore a Feusisberg, il paese dove vive, per celebrare la medaglia olimpica. 

La seconda grande passione
Martina Hingis esce dall’albergo in perfetta tenuta da sci, tra le mani sfoggia con orgoglio un paio di sci nuovi di zecca. «Dopo l’equitazione, lo sci è la mia seconda grande passione». Peccato che al momento riesca a praticarlo poco. Dicembre è l’unico mese nel quale può ritagliarsi qualche giorno libero; il resto del tempo è sempre in giro per tornei. Per un atleta agonistico sciare comporta un rischio non indifferente. Rispetto al tennis, infatti, lo sci è considerato pericoloso: una brutta caduta potrebbe porre prematuramente fine alla stagione tennistica ancor prima che questa abbia avuto inizio. Molti atleti hanno per contratto il divieto assoluto di praticare lo sci. A quanto pare non è il caso di Martina che, altrimenti, non ci avrebbe nemmeno invitati a raggiungerla quassù. Se invece lo fosse, avremmo un problema. Specialmente il nostro fotografo, che non vede l’ora di fotografarla in azione sugli sci. «In passato hanno provato a vietarmi per contratto di sciare», spiega la tennista. «Mia madre però si è sempre opposta. Per noi questa libertà era fondamentale. Va comunque detto che, gareggiando singolarmente, è stato più facile averla vinta. In uno sport di squadra avrei fatto più fatica a impormi».

Fuga dalla quotidianità
Hingis è convinta che proprio lo sci o anche il trekking praticati in gioventù abbiano contribuito notevolmente al raggiungimento di uno stato fisico generale che le ha in seguito permesso di primeggiare nel tennis. Discipline sportive alternative hanno sempre rappresentato un utile e benvenuto diversivo al trantran degli allenamenti quotidiani. Spesso Martina e la madre passavano qualche giorno in montagna con la famiglia di Hanni Wenzel, ex sciatrice alpina del Liechtenstein e campionessa olimpica di slalom gigante e slalom speciale alle Olimpiadi di Lake Placid. Per Martina era l’occasione per confrontarsi con un’atleta d’eccezione. Anche nello sci è così talentuosa come nel tennis? La tennista fa cenno di no con la mano. «A nove o dieci anni disputai un paio di gare ed effettivamente non me la cavavo male. Dopo però iniziai ad avere sempre meno tempo per gli allenamenti e ben presto smisi di fare passi avanti. Dal tennis mi ero abituata a vincere sempre. Mi resi presto conto che qualificarmi in posizione intermedia non era esattamente quel che volevo. Fu così che decisi di lasciar perdere lo sci agonistico e di praticarlo solo come passatempo».

Una sciatrice cauta
A forza di parlare siamo arrivati sullo Jakobshorn. In cabinovia un paio di occhiate curiose ci fanno intendere che qualche passeggero l’ha riconosciuta. Nessuno però osa chiederle niente. Sarebbe fuori luogo. In pista Hingis si comporta come la gran parte degli sciatori: si butta senza chissà quale riscaldamento e inizia subito a disegnare eleganti virate sulla neve. Più tardi ci racconterà di ritenersi una sciatrice alquanto cauta: «Conosco i miei limiti e non rischio mai, specialmente quando la pista è affollata». Oggi è proprio uno di questi giorni. Non ha mai avuto infortuni con gli sci. A cavallo, invece – altra sua grande passione – sì: «Sono caduta un paio di volte». 

Il bello della fama
Dopo un’ora passata sugli sci è tempo di fare una prima pausa. Al rifugio la riconoscono subito e le offrono un vassoio d’affettati, che Hingis non si sente di rifiutare: «Questi sono i vantaggi quando la gente ti riconosce». Poi si mette in posa sulla neve per lo shooting sullo sfondo di un panorama alpino mozzafiato e con la racchetta inizia a parare con disinvoltura le palle di neve che le lanciamo contro. La neve si polverizza nell’aria e Hingis si diverte. C’è tempo per un altro paio di domande. «È una persona che ama i cambiamenti. Qual è la più grande routine nel tennis?». «Gli allenamenti quotidiani sul campo o in palestra. Ecco perché cerco di renderli il meno ripetitivi possibile. Quando sono in Australia per esempio vado a fare jogging o stretching in spiaggia. Anche se è bello non è minimamente paragonabile allo splendore delle montagne svizzere. Non sono il classico tipo da spiaggia e preferisco molto di più tenermi in forma con una bella sciata in montagna».

Una bella fase della vita
Martina sta vivendo la fase più bella della sua vita. 
Cosa glielo fa pensare? «Il fatto che mi stia godendo la bellezza di questi tour con tutti gli agi che ne derivano. E poi, giocando in doppio, la pressione alla sono sottoposta non è sicuramente quella di un tempo. Sì, me la sto passando bene. Mi sento padrona della mia vita e libera di gestirla come meglio credo, facendo anche tesoro del vissuto personale. Nonostante questo non voglio ancorarmi troppo al passato. Ho vissuto tanti bei momenti nella mia carriera. E sono certa che la vita ha in serbo per me tante altre cose interessanti. Non vedo l’ora di affrontare la prossima tappa della mia vita». La maternità? Un sorriso le trapela dal viso. «I bambini mi piacciono. Ma non è ancora arrivato il momento». È restia nel dire di più, non appena tocchiamo argomenti privati risponde a monosillabi. La tennista è comunque convinta che non sia possibile programmare tutto fino al minimo dettaglio. «Sicuramente seguo una mia tabella di marcia, ma non smetto di farmi sorprendere dalla vita». Il suo debutto nel circuito del tennis professionistico risale a 23 anni fa, all’età di 13 anni. Da allora la sua carriera è stata segnata da tanti momenti di gloria ma anche da cadute. Come affronterebbe diversamente quei momenti oggi? «È sempre difficile rispondere. Significherebbe ammettere di rimpiangere qualcosa. Ma non ce n’è motivo. In quel momento andava bene così ed ero convinta di aver fatto la cosa giusta per me stessa. Se ho commesso errori facevano parte dell’esperienza della vita. È normale fare cose che si rivelano sbagliate in un secondo tempo, specialmente quando si è teenager».

Con lo sguardo in avanti
Qual è stato il suo segreto per superare i momenti difficili? La domanda le sembra mal posta: «Perché non parlare degli aspetti positivi della vita anziché di quelli negativi?» Ma poi ci risponde lo stesso: «Sono una persona positiva e ottimista che ha sempre preferito guardare avanti. Questo atteggiamento è di conforto proprio nei momenti difficili. Godersi la vita è importante. Dia un’occhiata qui attorno: da quassù la vista è strepitosa. Non trova? Un simile spettacolo aiuta a esorcizzare i pensieri negativi. Chi vede tutto in maniera troppo buia tende a invecchiare più in fretta e a farsi venire le rughe dalle ansie. Io preferisco avere le rughe d’espressione». Martina Hingis adesso ha voglia di tornare sugli sci. Nelle due ore che seguono scierà ininterrottamente su e giù per le piste. Alla fine ci ritroviamo di nuovo al rifugio. Dopo la porzione abbondante d’affettato, l’appetito è venuto un po’ meno. Ordina un’insalata con pollo. «Devo stare un po’ attenta alla linea». Sacrifici da atleta: per arrivare in formissima all’apertura della stagione degli Australian Open bisogna pensare anche a quella!

Obiettivi ambiziosi
Lo scorso anno nel doppio femminile con l’indiana Sania Mirza, la tennista svizzera ha sbaragliato le avversarie, con la connazionale Timea ha vinto l’argento olimpionico a Rio e con la nuova partner americana Coco Vandeweghe si è qualificata alle semifinali del doppio femminile agli US Open. Quali sorprese riserverà questa stagione? Martina Hingis dovrà rassegnarsi all’idea di non poter più bissare i grandi risultati del passato ai principali tornei solo perché la compagna di gioco Coco Vandeweghe non è all’altezza della specialista del doppio Mirza? A ridimensionare i suoi piani Hingis non ci pensa proprio. «Mi sono sempre posta obiettivi ambiziosi e anche questa volta mi riprometto di vincere più tornei possibili». 

Appuntamento sulla luna
Non fa neanche a tempo a ingoiare l’ultimo boccone d’insalata che la pace finisce. «Martina», le rivolge la parola un anziano signore, «l’ho vista giocare dal vivo più di 25 anni fa quando era ancora una ragazzina. Già ai tempi si capiva che aveva la stoffa del campione!». Hingis lo ringrazia. Non appena il signore se ne va, due asiatiche si avvicinano: «Miss Hingis, could we have a picture with you?». Il rito della foto si ripete anche con un papà e i suoi due bambini precedentemente informati sulle imprese tennistiche dell’atleta rossocrociata. Attorno alla sportiva si raccoglie un piccolo grappolo di persone. Tutti vogliono una foto ricordo con lei. Non capita tutti i giorni di incontrare in una normalissima capanna alpina Martina Hingis con indosso pesanti abiti invernali e scarponi da sci, quando il più delle volte siamo abituati a vederla in mise estiva! «È fantastico incontrarla quassù!», dice un signore sulla sessantina «specialmente se penso che l’abbiamo vista poco tempo fa in una trasmissione in televisione». Un quarto d’ora dopo è di nuovo sugli sci, sfoggiando ancora una volta il suo sorriso: «Direi che vi siete divertiti. O sbaglio?». In effetti è un’esperienza da ripetere. «Dove?», incalziamo noi. Ci pensa su e risponde: «Sulla luna?»

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