Chi non trova la spiaggia dei propri sogni alle Mauritius è senza speranza. Scorcio mozzafiato sul Morne Brabant.

Mauritius da mozzare il fiato

Spiagge da sogno, mare turchese, hotel di lusso. Una vacanza qui è un invito al dolce far niente. Ma sarebbe un peccato accontentarsi: l’isola ha molto di più da offrire. — YVONNE PINI-FERTSCH

La  veduta aerea toglie il fiato: un manto verde tappezza l’intero territorio. Colline erbose, distese infinite di campi di canna da zucchero, piantagioni di tè e foreste ricoprono l’isola. Dalla lussureggiante vegetazione affiorano montagne di origine vulcanica. Sul lembo sud-occidentale dell’isola si erge Morne Brabant, un’imponente montagna situata in posizione idilliaca sulla penisola di Le Morne, attorniata da spiagge e da un mare turchese. Bernard ci accoglie con un «Bienvenue au paradis!». Sebbene la lingua nazionale ufficiale sia l’inglese, il francese è parlato da tutti. I mauriziani parlano tra loro il morisyen, un idioma creolo equiparabile a un dialetto francese.


Scorcio dal parco naturale Domaine de L’Étoile: vegetazione con colline di origine vulcanica e vista sull’Oceano indiano.

Ecco perché gli autoctoni come Bernard sono felici se possono parlare francese. Da 25 anni questo signore creolo porta in giro i turisti nell’arcipelago. Il viaggio prosegue verso Sud. Questa parte delle Mauritius è meno aperta al turismo rispetto al Nord. Si circola a sinistra, retaggio della potenza coloniale inglese che ha dettato legge fino al 1968, anno in cui la nazione insulare ottiene l’indipendenza. 


Commercianti al mercato delle verdure nella piccola località di Chemin Grenier.

Caleidoscopio di culture
Percorrendo la strada costiera passiamo davanti a lagune, insediamenti di case costruite in lamiera, villaggi con manufatti in stile coloniale e persone di tante razze e colori di pelle. Creoli, indiani, africani, musulmani, europei: sono circa 1,2 milioni le persone che popolano quest’isola tropicale. «Abbiamo differenti radici e religioni, ma conviviamo pacificamente. E ne siamo fieri», spiega Bernard. La cucina del Paese è varia quanto la gente che lo popola. «Ogni cultura che si è stabilita qui ha portato sull’isola anche l’eredità culinaria della propria terra», spiega Willibald Reinbacher. Questo signore austriaco lavora dal 2010 come chef allo Shanti Maurice, un cinque stelle nelle vicinanze di Chemin Grenier. Prima era stato per dieci anni a Dubai, dove ha conosciuto la moglie Gloria, una mauriziana con la quale ha poi deciso di trasferirsi qui: «L’isola offre tutto quello che serve per vivere». Con la sua brigata di 25 persone, propone piatti semplici, originari dei paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano e reinterpretati in chiave raffinata. Cucina con prodotti che acquista da contadini e pescatori locali. «L’isola è fertile e sono poche le cose che devono essere importate, una di queste sono le mele». A Willibald Reinbacher piace assaggiare e farsi ispirare da tutto quello che bolle nei pentoloni delle cucine di strada. «Lo street food è popolare, gli autoctoni mangiano spesso e volentieri sugli stand per strada». 


Al mercato si scopre una grande varietà di frutta e verdura. 

Anche noi, durante un giro al mercato di Port Louis, abbiamo modo di assaggiare le prelibatezze del cibo di strada, accompagnati da Maya de Salle-Essoo. Sbarcata sull’isola 15 anni fa, l’antropologa belga si è innamorata di un autoctono e oggi è sposata e mamma di un bimbo di sette anni. Con Shakti Callikan, metà francese e metà indiana, ha fondato la start-up MyMoris. Le due organizzano visite guidate per mostrare ai turisti il volto meno noto delle Mauritius, lontano dalle spiagge. «La maggior parte dei turisti che vengono qui resta in albergo e non scopre niente dell’isola», spiega rammaricata. La loro speranza è che MyMoris possa innescare un cambiamento.


Lo chef Willibald Reinbacher cucina con molte spezie.

Mauritius in tavola
Una gran confusione e un brusio di voci animano il mercato centrale e le strade circostanti della capitale. All’interno del mercato coperto si trovano frutta, verdura, erbe aromatiche, carne e pesce in abbondanza. C’è chi compra, chi vende e chi contratta, tutto però in un’atmosfera sempre pacifica. Maya ci porta a visitare posti che nessuna guida turistica segnala. Per esempio Chu Fung Leung a Chinatown, dove, a suo dire, vendono i «cracker di riso più squisiti dell’isola». E dai commercianti musulmani che, nelle loro botteghe dell’epoca coloniale, conservano sacchi pieni di fagioli, lenticchie, riso, zucchero e miscele di spezie. Nelle cucine di strada ci cibiamo di gâteaux piments, polpettine fritte con lenticchie, chili e roti, un pane focaccia con una salsa piccante. 


Il picnic in spiaggia è un obbligo domenicale: Bernard (in piedi) con la sua famiglia.


L’indomani partiamo con Shakti Callikan per una biciclettata a Nord di Goodlands. Passiamo per campi di canna da zucchero che coprono la stragrande maggioranza della superficie coltivata, attraversando fabbriche di canna da zucchero dismesse. Lo zucchero è legato a doppio filo con la storia dell’isola e con le dominazioni coloniali di Olanda, Francia, Inghilterra. «Nel periodo d’oro esistevano 200 zuccherifici; oggi solo quattro sono rimasti in funzione», spiega la storica. 
Sfarzose ville coloniali come la Demeure Saint Antoine ci parlano ancora di quell’epoca. Mentre pedaliamo lungo l’entroterra pianeggiante e ammiriamo una natura in fiore fatta di buganville, ibisco e giganteschi alberi di banyan, il cielo si copre di nubi. Il sole si concede una pausa in paradiso: la lussureggiante vegetazione ha bisogno di acqua. Non facciamo a tempo a infilarci la giacca antipioggia che smette subito di piovere e, come per incanto, l’isola ritrova il suo magico splendore. 



«Terre des sept couleurs» a Chamarel: le dune di origine vulcanica in tutta la loro bellezza cromatica. 


DA SAPERE

Meteo Con il loro clima subtropicale, le Mauritius si possono visitare tutto l’anno. Le temperature oscillano tra i 23 e i 30 °C. Può capitare che il cielo si mostri grigio e che venga a piovere. Ma così come la pioggia si manifesta all’improvviso, altrettanto velocemente tende a scomparire. 
Zanzare Nell’isola non si trovano né serpenti né scorpioni velenosi. Gli “attacchi” più pericolosi sono quelli delle zanzare.  
Salute Non sono necessarie vaccinazioni particolari. I rischi per la salute riguardano tutt’al più colpi di sole e insolazioni. 
Trekking Molti non sanno che le Mauritius non sono solo un paradiso per un viaggio di nozze e per gli amanti delle spiagge,ma anche per gli appassionati di trekking (per esempio nel parco nazionale). Le cime dei vulcani aspettano solo di essere conquistate.

ENTROTERRA DA VISITARE
Mare e hotel sono da sogno, come nei dépliant. È difficile abbandonare la sdraio, ma un viaggio nell’entroterra merita sicuramente una visita. 
Le Bois Chéri: visita alla produzione di tè con museo annesso. Il ristorante offre uno splendido panorama sulle coltivazioni di tè e sul mare. 
Chamarel: visita alla distilleria «Rhumerie de Chamarel» con degustazioni, alle cascate e alle «terre dei sette colori» e alla «Curious Corner» (museo di curiosità con illusioni con effetti ottici, labirinti e molto altro). 
La maison de la Vanille a Saint Aubin offre uno sguardo sulla produzione di vaniglia. 
Eureka: visita della villa in stile coloniale tipico creolo a Moka. 
Domaine de l’Étoile: tour in quad sulle colline nel Sudest. 

L’autrice ha effettuato il viaggio su invito di Mauritius Tourism Promotion Authority, Zurigo e di Austrian Airlines (un volo a settimana da Zurigo via Vienna fino a Mauritius) e con il sostegno degli hotel Shanti Maurice, Dinarobin, Trou aux Biches e Shangri-La’s Le Touessrok.

FOTO: Yvonne Pini-Fertsch, Salvatore Vinci; Cartina: Rich Weber

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Pubblicazione:
martedì 30.05.2017, ore 00:00


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