Mediterraneo, un mare ricco di risorse.

Iniziano le vacanze. Tutti in spiaggia. Ma cosa sappiamo del mare vicino a casa nostra e dei suoi abitanti?

Il Mediterraneo è come un grosso lago – spiega Cristiana Barzaghi, biologa specializzata in ambienti acquatici e in educazione ambientale, animatrice del sito biologare.com.

Ha poche aperture: il canale di Suez (1), Gibilterra (2) e il Bosforo(3) e il tempo di ricambio delle sue acque è lentissimo: si calcola che ci vogliano circa 100 anni per rinnovare tutto il suo bacino e questo è un problema perché il Mediterraneo è il mare più inquinato da idrocarburi al mondo.

Ma è anche un mare  con una grande varietà di specie animali e vegetali: per questo a volte viene definito un “hotspot” di biodiversità».


Le praterie di posidonia rappresentano uno dei più importanti ecosistemi del Mediterraneo.


Infatti come afferma Giuseppe Di Carlo, direttore del programma marino del Mediterraneo al WWF: «Nelle sue acque vivono circa 9mila specie marine registrate. In realtà ci sono milioni di altre piccole specie e di organismi che popolano il nostro mare». Sembrano cifre enormi, eppure molto minori di quelle di qualche decennio fa.

«

I mari non stanno bene. Basti pensare che negli ultimi 40 anni abbiamo perso il 40 % delle specie marine.»

Giuseppe Di Carlo, direttore del programma marino del WWF

Il Mediterraneo conta oltre 500 milioni di persone che abitano lungo le sue coste e che spesso vivono di attività come la pesca e il turismo. Tuttavia abbiamo fatto ben poco per proteggerlo visto che soltanto l’1% della superficie totale risulta sotto tutela. Inquinamento, traffico marittimo e pesca illegale continuano a distruggere il nostro patrimonio naturale».

Un patrimonio che a volte ci resta sconosciuto: sapevate che nel Mediterraneo vivono una settantina di specie di squali e razze? Tra questi c’è lo squalo elefante (che avete visto in copertina) e anche lo squalo bianco.



Esemplare di squalo elefante (Cetorhinus maximus Gunnerus, 1765). Si nutre di micro-plancton (è quindi innocuo per la maggiorparte degli animali), ed è il secondo pesce esistente piu grande al mondo.


«Alcuni studiosi ipotizzano l’esistenza di una popolazione mediterranea di squalo bianco distinta da quella atlantica, la cui area primaria per il parto e di nursery è il Canale di Sicilia»


spiega Barzaghi, evidenziando che gli incidenti che si verificano negli oceani sono spesso dovuti a surfisti che si avventurano in zone note per le loro popolazioni di squali bianchi. E gli avvistamenti nel Mediterraneo comunque sono rarissimi: si tratta di un animale discreto che vuole la sua tranquillità.

E se l’uomo con le sue attività è riuscito a scombussolare l’ecosistema, è anche vero che a volte si è dimostrato capace di correggere il tiro.

«Credo che le 3 specie maggiormente emblematiche che sono state per lungo tempo considerate a rischio, e che certamente lo sono ancora, sono la tartaruga marina, la foca monaca e il tonno rosso. Tuttavia, negli ultimi vent’anni si è fatto molto per queste specie, che mostrano segni di ripresa» puntualizza Di Carlo.

Ma questo non deve farci allentare la presa, la protezione dell’ambiente è un esercizio costante, che non si deve limitare alle – pur fondamentali – raccomandazioni: non gettare rifiuti, acquistare pesce da pesca sostenibile, ecc.

«Credo che sia importantissimo trasmettere l’amore per la natura e far capire perché abbiamo bisogno di lei. La nostra società tende a dimenticare il rapporto stretto che abbiamo con l’ambiente, eppure quando lo riscopriamo, ci lascia affascinati» ricorda De Carlo.

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Tartaruga marina (Caretta caretta) che nuota nelle acque di Zacinto, Grecia. © Michel Gunther / WWF

Foca monaca (Monachus monachus). © Jacques Trotignon / WWF

Tonno rosso (Thunnus thynnus) Malta, Mediterraneo © Wild Wonders of Europe /Zankl / WWF

E per lasciarsi incantare da questo mondo e per imparare a rispettarlo, forse non c’è niente di meglio di una consapevole vacanza al mare per osservare i suoi abitanti, come suggerisce Barzaghi:

«Il mare è uno spazio naturale ancora tanto sconosciuto e misterioso. È un ambiente in cui gli animali marini sono a loro agio mentre noi dobbiamo fare lo sforzo di superare le nostre paure e i nostri limiti per entrare a farne parte. Basta mettersi una maschera per entrare in un mondo fantastico. Non è necessario fare immersioni in mari tropicali. Nel Mediterraneo, tra alghe e praterie di posidonia, si possono avvistare polpi, paguri, pomodori di mare… Niente di pericoloso, al massimo c’è da stare attenti a non calpestare  ricci marini. Per osservare questo mondo subacqueo, oltre alla maschera, consiglio di munirsi di un galleggiante a spaghetto per mantenere senza fatica il galleggiamento, di pinne o scarpette, di sufficiente crema solare – da spalmare anche bene dietro le ginocchia – o anche di una maglietta per evitare  le scottature»

E quindi pronti per scoprire questo mondo blu, e imparare a rispettarlo, perché il futuro della Terra dipende da quello dei nostri mari».

Non è solo nelle acque tropicali che troviamo creature curiose e stravaganti - a volte basta osservare con attenzione il vicino Mediterraneo per scoprire organismi sorprendenti, che non ci aspetteremmo...



 

1.  Medusa immortale, Turritopsis dohrnii - Grande quanto l’unghia del nostro mignolo, questa medusa apparentemente insignificante è in grado di fare una cosa inaudita: in situazioni di forte stress, può arrestare il proprio ciclo vitale e ritornare a uno stadio “embrionale” (un po’ come se una farfalla si ritrasformasse in bruco, per intenderci). È un fenomeno unico nel mondo animale, scoperto di recente da un team di ricercatori italiani e tedeschi proprio studiando una specie del Mediterraneo. http://www.strangeanimals.info/2014/09/turritopsis-dohrnii-immortal-jellyfish.html

 

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2.  Cetorino o squalo elefante, Cetorhinus maximus - Il secondo pesce più grande esistente al mondo, raggiunge una lunghezza di 10 metri: un uomo adulto potrebbe comodamente entrare nella sua bocca. Tranquilli, però, non c’è alcun pericolo: questo squalo è un gigante buono, oltre che timido. Si nutre infatti esclusivamente di plancton, che filtra grazie a speciali strutture presenti sulle sue branchie. http://www.arkive.org/basking-shark/cetorhinus-maximus/

 

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3.  Pesce palla argenteo, Lagocephalus sceleratus  - È arrivato di recente nei nostri mari attraverso il Canale di Suez: da quando è stato aperto questo passaggio (nel 1869), circa 300 specie sono infatti migrate dal Mar Rosso in direzione del Mediterraneo. Attenzione a questo particolare pesce, però: nonostante si tratti di un  animale assolutamente pacifico, contiene la tetradotossina, un veleno letale se ingerito. Vale quindi il detto “guardare e non... mangiare”. http://www.oceanus.it/images/lagocephalus-english-poster.jpg

 

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4.  Torpedine marezzata, Torpedo marmorata - Pesce appartenente allo stesso gruppo di cui fanno parte gli squali, produce scariche elettriche (di massimo 80 volt e 8 ampere - quindi non pericolose per l’uomo) per stordire le sue prede. Non avete nulla di cui preoccuparvi, però: le interessano solo i pesci. Ha abitudini notturne e vive sui fondali sabbiosi. Un tempo era usata per curare gotta ed emicranie croniche: poichè si pensava che le sue scariche alleviassero il dolore, veniva messa (viva!) sul capo di chi soffriva di mal di testa acuti. http://www.elasmodiver.com/MarbledTorpedoRayPictures.htm



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5.  Pesce luna, Mola mola - Si tratta del più pesante pesce osseo esistente al mondo: l’adulto raggiunge anche 1˙000 kg di peso corporeo. Si nutre di meduse, e per sostenere la sua enorme mole ne deve mangiare tantissime... Non vorremmo tutti che fosse più comune?! In Giappone e Taiwan il pesce luna è considerato una delicatezza culinaria, mentre da noi il commercio di questa specie è severamente vietato.

 

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6.  Castagnola rossa, Anthias anthias - Specie molto comune nel Mediterraneo, la troviamo di preferenza nei pressi di grotte o anfratti oltre i 10 metri di profondità. Si tratta di un pesciolino dai colori vivaci, che vive in “harem”: un maschio dominante esercita la sua influenza su un gruppo di femmine; quando il maschio muore, la femmina più anziana cambia sesso e lo sostituisce. Questo fenomeno, noto come inversione sessuale, non è inusuale tra i pesci. http://it.wikipedia.org/wiki/Anthias_anthias

 

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7.  Tartaruga liuto, Dermochelys coriacea - È una specie molto rara in Mediterraneo, in quanto predilige generalmente acque calde. Si tratta della tartaruga marina più grande del mondo: lunga fino a 2 metri, ha molti nemici naturali fra i quali purtroppo in pole position ci siamo noi umani. In alcuni paesi viene ancora cacciata, ma anche dov’è protetta rimane spesso intrappolata nelle reti da pesca finendo per morire di soffocamento. Trattandosi di una accanita consumatrice di meduse, la tartaruga liuto è una delle molte vittime dei sacchetti di plastica, che ingerisce scambiandoli per cibo. http://www.arkive.org/leatherback-turtle/dermochelys-coriacea/image-G112641.html

 

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8.  Zifio, Ziphius cavirostris - Mammifero marino abbastanza diffuso, ha un buffo muso che ricorda un po’ il becco di un uccello. Recenti studi hanno dimostrato che lo zifio è un campione di apnea: può immergersi fino a 3 km di profondità e trattenere il respiro per più di due ore.  Sfortunatamente gli zifi sono molto sensibili all’inquinamento acustico, in particolare quello dei sonar: vari spiaggiamenti in Mediterraneo sono avvenuti infatti in concomitanza con esercitazioni militari. http://www.elhogarnatural.com/cetaceos/Ziphius%20cavirostris.htm


 

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9.  Pesce ago cavallino, Syngnathus typhle - Parente del cavalluccio marino e lungo non più di una spanna e mezzo, il pesce ago si mimetizza nelle praterie di posidonie ed è quindi difficile da individuare anche se piuttosto comune. Nella coppia, il maschio è quello che effettua le cure parentali: ha una tasca dove “cova” le uova per un mese intero, fino alla schiusa, e anche in seguito continua per un po’ a offrire rifugio ai piccoli in caso di pericolo - un fenomeno piuttosto inusuale nel mondo dei pesci.

 

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10.  Planaria rosa, Prostheceraeus roseus - Chi avrebbe mai pensato che un verme potesse essere così attraente? Eppure questo platelminta non è solo bello ma anche incredibilmente furbo: il suo aspetto è infatti molto simile a quello di alcuni nudibranchi, animali che contengono delle sostanze tossiche. Lo scopo è ovviamente quello di evitare di farsi mangiare dai predatori, strategia nota col nome di mimetismo batesiano.

 

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11.  Sacchetto di plastica - Un recente studio ha rivelato che circa un migliaio di tonnellate di plastica galleggiano sulle acque del Mediterraneo: si tratta perlopiù di bottiglie di plastica, sacchetti e imballaggi vari. Questi rifiuti, nel lungo processo di degradazione, passano attraverso lo stadio di microplastica: frammenti di dimensioni comprese tra mezzo centimetro e una frazione di millimetro, che possono essere facilmente ingeriti da vari organismi marini (mammiferi, pesci, uccelli, tartarughe e molluschi). http://www.bbc.com/news/science-environment-3214597611

 

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12.  Scia di greggio - Ogni anno circa 100 mila tonnellate di greggio vengono riversate nel Mediterraneo. Le cause di questo disastro ambientale - a cui si sommano poi eventuali incidenti - sono da ricercarsi in pratiche illecite quali lo scarico delle acque di zavorra e dei residui del lavaggio delle cisterne, dei fanghi e delle acque di sentina. Vi è poi da aggiungere la presenza di numerose piattaforme e pozzi petroliferi, che contribuiscono a fare del Mediterraneo il mare in assoluto più contaminato dal petrolio. http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/goletta-verde-straordinaria-al-seguito-della-concordia-non-si-abbassi-la-guardi






LO SAPEVI?!

- I pesci hanno un «sesto senso»: la linea laterale, che percepisce i movimenti attraverso l'acqua come un tocco a distanza.
- Diverse specie di pesce possono cambiare di sesso a dipendenza delle necessità o dello stadio di sviluppo.
- I pesci hanno un naso molto sofisticato. Uno squalo può percepire l’odore di una goccia di sangue in una piscina piena d’acqua.
- I pesci gatto sono come delle «lingue con la pinna»: le loro papille gustative sono sparse ovunque sul loro corpo!
- I pesci dormono con gli occhi aperti.

Mitologia, religioni, letteratura: i mostri marini da sempre accompagnano la storia degli uomini e constinuano ad affascinare. Intervista a un esperto.


Che cosa è e come nasce un mostro marino? 

Tecnicamente un mostro marino è una creatura, generalmente appartenente al mondo animale (pesci o mammiferi, più raramente un uccello), le cui caratteristiche fisiche e/o la morfologia e le abitudini, sono tali da renderlo “impossibile”.

La definizione è spesso determinata da una o più delle seguenti caratteristiche: gigantismo; ibridazione; anomalie fisiche non classificate; comportamenti anomali rispetto alla specie; mostruosità anatomica (patologica, o di altro tipo).

Globalizzando le innumerevoli fonti sui mostri del mare, possiamo estrapolarne alcune ricorrenti, dalla mitologia alla cronaca: religioni e miti; avvistamenti documentati di ogni tipo; avvistamenti di ogni tipo caratterizzati da errori interpretativi da parte dei testimoni; false interpretazioni da parte di chi ha analizzato le testimonianze; presunte modificazioni genetiche di alcune specie e determinate da cause diverse; ipotesi su presunti “risvegli” di una creature ritenute scomparse; esseri creati dall’uomo; di natura extraterrestre; leggende moderne.

 

Perché il mare è stato così a lungo popolato da numerose e variate creature leggendarie?


Il mare è un luogo in cui i mostri hanno un “habitat culturale” straordinariamente favorevole, soprattutto perché meno conosciuto delle terre emerse. Senza dubbio è un’ipotesi alquanto semplicistica, ma comunque ha sé il germe della verità. Alla base la consapevolezza che l’uomo quasi certamente non riuscirà a catalogare tutte le forme di vita del mare; un esempio indicativo: indagini condotte da biologi marini nell’area della Nuova Calcedonia (Oceano Pacifico del Sud) hanno posto in rilievo che in tre metri cubi di barriera corallina sono presenti circa centotrentamila molluschi appartenenti a tremila specie diverse. Attualmente si ipotizza che debbano ancora essere scoperte almeno cinquemila specie di pesci e migliaia di altre forme di vita marine (dai vermi alle meduse, dai molluschi ai microorganismi). Ogni anno circa centocinquanta nuove specie vanno ad arricchire il CoML, il Census of Marile Life (Censimento della vita marina). Attualmente sono stati catalogati circa quindicimilacinquecento diverse specie di pesci marini, a cui si aggiungono duecentomila specie di altri animali. L’impegno tassonomico di ittiologi, zoologi e biologici naturalmente esclude tutte quelle creature che genericamente chiamiamo mostri perché li crediamo impossibili, creati dalla fantasia dell’uomo e rimasti impigliati tra le pieghe della storia.

 

Come mai esercitano il loro fascino ancora oggi, nell'era della scienza?

Il mostro, qualunque mostro, è una figura relativa. Infatti è sufficiente pensare all’uso di questo termine nella nostra lingua: principalmente può indicare un essere contrassegnato da caratteri in forte contrapposizione ai canoni di forma, bellezza ed etica, o semplicemente “altro” rispetto ai parametri della cosiddetta normalità condivisi dalla società.

A ciò si aggiunga che l’essere indicato come mostruoso in una cultura, per un’altra può essere una divinità, creatura suprema e padre di tutti gli uomini. Gli esempi atti a certificare il relativismo che circonda l’immagine del mostro sono pertanto molteplici, forse infiniti.

Il fascino del mostro sta proprio nella relativizzazione del suo significato; c’è poi l’aspetto esteriore che contribuisce in modo determinate ad evocare un universo mitico a cui siamo ancora strettamente legati, soprattutto a livello inconscio.

Forse non è necessario ricordarlo, però può essere utile non dimenticare che il mostro non è solo un soggetto presente nella cosiddetta “mitologia popolare”, ma è rinvenibile a trecentosessanta gradi nella cultura e che quindi non ha lasciato indenne il mondo “colto” da Dante a Machiavelli, da Pulci a Kafka. Per non parlare degli autori di fantascienza…

Il meraviglioso, il fantastico e il mostruoso hanno sorretto autori come Ibsen, Goethe e Poe, ma anche, per certi aspetti, un insospettabile come Cesare Pavese.

Consideriamo inoltre un’altra rilevante sfaccettatura: la persistenza di una sorta di “anima pagana” che in alcuni casi sembra sorreggere l’universo mitico.

 

Quale è stata la smentita più clamorosa?

Sono state numerose. Credo che la più suggestiva  sia stata quella del cosiddetto “pesce vescovo” del XVI/XVII secolo, poi rinvenibile nel Garadiabolo portoricano: una creatura mostruosa chiaramente antropomorfa, ma con tutta una serie di caratteristiche tipiche del pisciforme. Chi disse di averlo pescato affermò anche che si trattava di un pesce con sembianze umane, in grado di uscire dall’acqua e respirare sulla terra ferma, inoltre avrebbe avuto la capacità di muoversi in stazione eretta. In realtà era un falso – già presente nelle Wunderkammer del XV/XVI secolo, ottenuto operando sulla carcassa di una razza, chiamata Raja Clavata, del genere Rhinobatidae, con tagli, pieghe e asportazioni, fino a conferirle l’aspetto antropomorfo, ma naturalmente con sembianze mostruose.
(Il «Pesce vescovo» su wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Pesce_vescovo)

 

Il suo "mostro" preferito?

Forse la balena-isola. Si tratta di un essere che gli uomini credono un’isola: dopo esservi sbarcati si accorgono però che in realtà si tratta di un grosso pesce o cetaceo, dal quale devono allontanarsi rapidamente per evitare di sprofondare con esso. Nelle numerose descrizioni l’isola vivente assume forme diverse, l’elemento animale può essere costituito da un pesce, una balena o, più raramente, da una tartaruga.

Intervista a Giuseppe di Carlo, direttore del programma marino del WWF.

Come stanno i mari, e il Mediterraneo in particolare?

I mari del mondo non stanno bene, basti pensare che negli ultimi 40 anni abbiamo perso il 40% delle specie marine. Dalla rivoluzione industriale a oggi, l’uomo ha modificato rapidamente l’ambiente e la natura, attraverso lo sviluppo delle coste, dei traffici marittimi e ovviamente con l’urbanizzazione crescente. Il Mediterraneo in particolare conta oltre 500 milioni di persone che abitano lungo le sue coste e che spesso vivono di attività legate al mare come la pesca e il turismo. Tuttavia abbiamo fatto ben poco per proteggerlo visto che soltanto l’1% della superficie totale risulta sotto tutela. Inquinamento, traffico marittimo, pesca illegale continuano a distruggere il nostro patrimonio naturale e forse soltanto quando lo avremo perso del tutto ci renderemo conto di quanto ne abbiamo bisogno.

Quali sono le minacce che il Mediterraneo deve affrontare da un punto di vista ecologico?

L’inquinamento è una minaccia serissima: i fiumi e le acque dolci ricevono tutti gli agenti chimici che usiamo per l’agricoltura e tutto ciò finisce in mare. I trasporti marittimi aumentano sempre più, creando inquinamento e rumore che recano danno alle nostre balene e ai delfini. Le coste sono sempre più sviluppate con resort, porti e strutture che sono lontane dai livelli di sostenibilità desiderati. Spesso le luci lungo la costa allontano le tartarughe che cercano di arrivare alla spiaggia per deporre le uova. E poi certamente va menzionata la pesca illegale: oggi circa l’80% delle specie ittiche commerciali sono sovra sfruttate; continuando cosi, presto non potremo più mangiare pesce. Questi impatti vanno considerati tutti insieme, il che significa che gli habitat e le risorse disponibili per la sopravvivenza delle specie marine scarseggiano sempre più.

Quante specie vivono nel Mediterraneo? Ci sono specie che erano in via d'estinzione ma che si è riusciti a far proliferare di nuovo?

Nel Mediterraneo vivono circa 9.000 specie marine, ma questo numero di riferisce a quelle che si possono contare, ci sono milioni di altre piccole specie e organismi che popolano il nostro mare. In aggiunta vi sono circa 250 specie che non sono originarie del Mar Mediterraneo e che arrivano dal Mar Rosso o dall’Atlantico. Credo che le 3 specie maggiormente emblematiche che sono state per lungo tempo considerate a rischio, e certamente lo sono ancora, sono la tartaruga marina (Caretta caretta), la foca monaca (Monachus monachus) e il tonno rosso (Thunnus thynnus). Si proprio il tonno rosso in quanto il suo valore commerciale ha fatto si che venisse pescato fino al limite della sostenibilità. Tuttavia, negli ultimi 20 anni si è fatto molto per queste specie che sicuramente mostrano segni di ripresa.

Quali sono i progetti del WWF nel Mediterraneo?

Il WWF Mediterraneo lavora principalmente per la sostenibilità della piccola pesca che è un settore importante in quanto circa l’80% dei pescatori nel Mar Mediterraneo sono operatori della piccola pesca. Se questa diventasse sostenibile in tutta la regione, i pescatori potrebbero pescare meno e guadagnare di più e noi potremmo mangiare pesce fresco senza danneggiare l’ambiente. Abbiamo diversi progetti su aree marine protette,  circa 150 tra tutti i paesi del Mediterraneo. Le aree protette sono piccole oasi di mare dove la tutela dell’ambiente e la gestione delle risorse fanno sì che si possa osservare com’era il mare 100 anni fa. Lavoriamo sul turismo, anche qui per cercare di migliorare la qualità dell’offerta e per promuovere un turismo sostenibile e vicino all’ambiente. Credo che molti di noi preferiscano fare il bagno lontani da autostrade, cemento, tubi di scarico e affollamenti. Infine, essendo una ONG internazionale seguiamo e partecipiamo con attenzione ai processi politici che riguardano la protezione e la gestione delle risorse marine, tra cui quelli guidati dalle direttive impartire dalla Commissione Europea.

Cosa può fare il turista che va in vacanza sulle spiagge del Mediterraneo per preservare l'ambiente che visita? E cosa si può fare il resto dell'anno per proteggere l'ambiente marino?

Ognuno di noi può fare la differenza e aiutare a creare un futuro migliore per il nostro pianeta, futuro nel quale speriamo che i nostri figli possano ancora ammirare e godere dei benefici che la natura ci offre. Credo ci sia una crescente attenzione verso la sostenibilità, mi riferisco sia a quello che compriamo e mangiamo, sia alla scelta degli operatori turistici. Se tutti noi pretendessimo servizi migliori e qualità e scegliessimo operatori turistici attenti all’ambiente, contribuiremmo a ridurre l’inquinamento e a preservare risorse importanti come l’acqua. Peraltro spesso l’acqua degli impianti alberghieri proviene dal mare e viene desalinizzata. Possiamo anche scegliere pescato  che non provenga dall’estero, ma che sia locale e fresco e se possibile certificato, anche se ci sono ancora poche certificazioni disponibili, e infatti stiamo lavorando per promuoverle. Infine, bisogna sempre pensare a lasciare poche tracce del proprio passaggio, riducendo rifiuti, impatto sulle zone naturali come le spiagge e le dune e evitando di gettare in mare liquami o quant’altro prodotto da natanti e imbarcazioni. Il resto dell’anno si può fare lo stesso da casa! L’acqua va sempre preservata e i rifiuti ridotti al minimo. Ma credo che ci sia anche importantissimo trasmettere l’amore per la natura e far capire perché abbiamo bisogno di lei. La nostra società tende a dimenticare il rapporto stretto che abbiamo con l’ambiente, eppure quando lo riscopriamo ci lascia affascinati. Allora chiediamo a tutti un aiuto a creare la consapevolezza che l’uomo è parte della natura e che bisogna pensare a un futuro in cui la natura sia ancora parte dell’uomo.

Testo: Raffaela Brignoni, Basile Weber, Franz Bamert

Foto: Sandro Mahler, Patrick Gilliéron Lopreno, Christoph Kaminski
Cartina: Rich Weber, geodata©swisstopo

Pubblicazione:
mercoledì 24.06.2015, ore 00:00