Mercedes classe E: fa quasi tutto da sola

I nuovi sistemi di assistenza alla guida fanno della Mercedes Classe E un’automobile molto sicura. Che si guida quasi da sé. - di ANDREAS FAUST

Pur avendo la patente di guida da 27 anni, mi sento del tutto inadeguato per quest’auto. Non perché la nuova Mercedes Classe E sia complicata da guidare, né perché sia troppo scattante. Semplicemente non mi decido a lasciare la presa. A togliere le mani dal volante a 120 all’ora, non mi fido. Non ancora.

Operazioni automatiche
Anche l’atteggiamento della Benz riguardo alla nuova nata è simile al mio. Accelerare, frenare, sterzare – tutte operazioni che potrebbero essere eseguite da questa berlina, lunga 4,90 metri, che sembra una versione gonfiata della sorellina minore, la Classe C. Eppure il responsabile delle vendite di Mercedes Ola Källenius al momento ancora non parla di «guida autonoma», bensì di guida pilotata. È un po’ come a bordo di un aereo, dove il pilota automatico esegue solo manovre di routine e il suo collega umano deve sempre intervenire sulla cloche quando le operazioni si complicano. 

Situazioni particolari
Nella Classe E la situazione si fa più complessa quando le curve diventano più strette e ravvicinate. In autostrada, la vettura segue perfettamente la corsia di marcia, legge la velocità ammessa dai cartelli stradali e, quando viene attivato l’indicatore di direzione, cambia addirittura corsia da sola, se alle sue spalle non ci sono altri veicoli. L’ideale per viaggiare in totale relax da Lugano a Zurigo. Sulle strade cantonali, invece, non è possibile procedere senza le mani sul volante, poiché il pilota automatico non è in grado di sterzare le ruote come lo richiedono i tornanti stretti. Radar, sensori a infrarossi e la telecamera anteriore stanno però sempre in guardia e attivano frenate di emergenza quando il conducente, ad esempio, non si accorge della presenza di una coda di auto o quando un veicolo taglia la strada. Cosa che io ho sperimentato solo su un percorso di prova. La situazione si fa decisamente più drammatica quando l’elettronica non frena perché prevede che l’auto proveniente da sinistra liberi la strada abbastanza rapidamente. Questa botta di adrenalina preferirei non doverla provare tutti i giorni. In ogni caso, non posso permettermi di distrarmi né di essere troppo fiducioso: neve, pioggia o sole accecante potrebbero infatti disturbare i sensori o renderli inoperativi. E, in caso di incidente, io come conducente dovrei comunque assumermi sempre la piena responsabilità giuridica, a prescindere dal fatto che si tratti di un guasto tecnologico o di un mio errore.

Una catena virtuosa
Naturalmente, se si desidera avere il pilota automatico completo, occorre ordinare qualche optional in più per un’auto già di per sé non proprio economica. Ma anche soltanto qualche centinaio di queste auto renderebbero le nostre strade un po’ più sicure; soprattutto se in futuro comunicheranno tra loro fornendosi informazioni riguardo a code, cantieri o pericoli. Così, quando una Classe E frenerà, anche i conducenti dei veicoli che seguono verranno avvisati. E poi l’esperienza dimostra che le tecnologie si diffondono sempre dall’alto verso il basso, venendo poi messe a disposizione anche nei modelli inferiori. Quando questo accadrà, allora sì che avrò la totale fiducia. O quasi.

In memoria di un maestro

Qualche settimana fa, ha lasciato per sempre le strade di questa nostra terra una persona che nel corso della sua carriera ha insegnato a me, come pure a centinaia (forse anche ad alcune migliaia) di altre persone le basi della guida e le regole da seguire quando ci siede al volante. Un vero «Maestro di guida» con la M maiuscola. Ha istruito, dato consigli, ammonito paternamente, sensibilizzato e accompagnato folte schiere di giovani nelle loro prime esperienze al volante; e ha nel contempo infuso sicurezza a persone che hanno ripreso a guidare dopo essere state coinvolte in incidenti. Potrà sembrare strano, ma a vari decenni di distanza e dopo decine di migliaia di chilometri macinati su strade e autostrade, ci sono state non poche situazioni nel traffico in cui mi è capitato di pensare a lui. Sempre con affetto e gratitudine. A maggior ragione continuerò a farlo ora, immaginandolo libero da ogni vincolo e alla guida su strade infinite a noi ancora del tutto sconosciute. Ed è questa la sua vera eredità che lascia a chi si mette al volante.

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