Mi Jung Manfrini-Capra trasmette la sua passione per la danza ai giovani ticinesi.

Mi Jung Manfrini Capra:
«Bisogna credere ai propri sogni»

INCONTRO — Danzatrice, coreografa e insegnante, si appresta a portare L’amore è una cosa meravigliosa, il 5 marzo al Teatro Sociale di Bellinzona.

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Sin da bambina volevo diventare ballerina »

Mi Jung Manfrini-Capra

Fine ed esile, si presenta con quell’eleganza discreta che caratterizza le danzatrici. Mi Jung Manfrini-Capra racconta la sua esperienza con una voce altrettanto fine, ma è decisa e puntigliosa nella scelta delle parole. Accompagna la sua narrazione con sinuosi movimenti delle mani, le sue dita sono affusolate, le unghie smaltate di grigio. «Sin da bambina volevo diventare ballerina. Ma all’epoca la professione di danzatrice non si prendeva nemmeno in considerazione. Anche solo praticare la danza per passione era difficile. Così, con un po’ di furbizia, a 11 anni iniziai dei corsi di pattinaggio artistico, l’altra disciplina oltre alla ginnastica artistica che si avvicinava maggiormente alla danza. Mi sembrò un buon compromesso e in futuro mi permise di diventare insegnante di pattinaggio artistico e di preparare delle coreografie. Ma a 19 anni seguii la mia vera vocazione. Andai a New York, mi iscrissi e mi diplomai alla Alvin Ailey School. Vissi intensamente il periodo newyorkese, e la voglia repressa di danzare esplose. Durante quei cinque anni mi buttai a capofitto in tutto quello che la danza poteva offrirmi. Pensavo alla danza giorno e notte. Furono anni bellissimi. Ci vogliono fortuna e volontà per realizzare i propri sogni, ma soprattutto bisogna crederci fino in fondo. Non esistono mezze misure». 

Creazione della scuola di danza

E  Mi Jung, danzatrice, insegnante e coreografa animata da grandi passioni, di sogni ne ha realizzati tanti. Uno di questi, fu la creazione vent’anni fa di una scuola di danza, Area Danza, per colmare un vuoto in Ticino e per proporre alle giovani promesse del balletto un percorso formativo che allora mancava. Oltre dieci anni fa, inoltre, crea Giovane Balletto Ticinese e la Touch Dance Company, una compagnia che lavora a progetto. «Quella di aprire un centro di formazione serio e mirato a formare e far crescere i talenti ticinesi fu una grande decisione. Nel 2013 abbiamo festeggiato i vent’anni di attività e,  per sottolineare il percorso, abbiamo cambiato il nome della scuola in “Accademia di Danza della Svizzera Italiana”. I risultati di questo lavoro sono incoraggianti: abbiamo formato allieve dalle basi fino a un livello professionale. Diverse mie ex-allieve sono state ammesse alle accademie di danza tra le più rinomate» afferma soddisfatta l’insegnante. «Vorrei dire a chi sente la scintilla della danza, di provarci e di non lasciar spegnere questa fiamma. Oggigiorno ci sono le possibilità di formarsi, non bisogna aver paura di lanciarsi. Ma dico anche sempre ai miei allievi, che è importante che terminino gli studi e che pensino a una carriera dopo la danza». 

Ispirazione notturna

Oltre ad aver esercitato come interprete in diverse compagnie a New York, in Europa e in Cina, Mi Jung si dedica anche alla coreografia. «Non è mai stato il mio obiettivo. È venuta in maniera spontanea. Le idee per le coreografie si presentano da sole. Spesso di notte: soffro un po’ di insonnia. Di sicuro le idee non mi vengono durante gli “orari di ufficio” – sorride. – A volte traggo ispirazione da un brano musicale, a volte è il tema a suggerirmi delle idee, oppure la persona che dovrà interpretarla. Non c’è una procedura prestabilita. Ma per me è più facile creare dei movimenti con le persone con cui c’è un rapporto di fiducia».

Uno scambio culturale con la Corea

Mi Jung ha uno sguardo profondo e vivace mentre elenca i progetti a cui sta pensando. Tra questi, uno legato alle sue origini: uno scambio con la sua patria natale. «Sono nata in Corea e sono stata adottata da una famiglia ticinese all’età di cinque anni. Assieme ad altri miei coetanei, adottati tramite la stessa associazione, ci è stata attribuita una data di nascita in comune: il 14 dicembre del 1965. C’è stato un taglio netto, non mi ricordo niente della mia infanzia in Corea. E ora vorrei tornare nella mia patria, ma non per visitarla con gli occhi di un turista. Vorrei fare uno scambio culturale, condividere con loro la mia esperienza. Magari con una compagnia coreana o tramite uno scambio con un teatro coreano».

A più breve termine invece, sta prendendo forma il progetto di una rappresentazione che si terrà al Teatro Sociale di Bellinzona il 5 di marzo. «Si tratta di uno spettacolo sul tema universale dell’amore, raccontato in modo passionale e ironico» anticipa senza svelare  dettagli.

«Ogni esibizione è come un fiocco di neve: unico e irripetibile» sottolinea Mi Jung. La danza è arte in movimento e come tale è un susseguirsi di momenti unici. Forse è anche per questo che l’artista è tanto legata alla sua Accademia e sogna che possa restare un punto di riferimento per formare giovani talenti anche in futuro. In modo che possa continuare a creare attimi, fuggenti sì, ma indimenticabili. 

 

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Testo: Raffaela Brignoni
Foto: Nicola Demaldi
Pubblicazione:
martedì 17.02.2015, ore 00:00


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